cultura meridionale, Saggio

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di Luigina Dongiovanni

Paradiso di Dante Alighieri: introduzione e schema | Studenti.itIl nostro viaggio nei canti più particolari e sconosciuti di Dante nel mese di Maggio ci porta tra gli “angeli”, nei canti XXVIII e XXIX del Paradiso.

Gli “Angeli” per l’uomo colto medievale erano un momento del processo provvidenziale che coordina tutte le cose e le lega in un’armonia universale, perciò l’ “Angelo” è visto solo teologicamente. Per l’uomo medievale popolano/incolto gli “Angeli” rappresentavano un essere “intermedio” che ci è accanto dalla nascita e cui ci rivolgiamo in caso di un aiuto imminente o per una sorta di apotropaica abitudine, come il riferimento al proprio “angelo custode”, vivendo un’attrazione verso di lui più psicologica che religiosa. In Dante è presente solo il primo aspetto.

Sono essere intermedi come i “Santi”, ma mentre i “Santi” sono più vicini all’uomo, avendo vissuto l’umanità e poi la santità, gli “Angeli” sono più vicini a Dio avendo vissuto la Sua divinità.

Nel suo viaggio Dante ha sperimentato la piena umanità con i suoi pregi e difetti e le sue esagerazioni nell’Inferno e nel Purgatorio: adesso ad un passo da Dio, Dante prova su di sé gli effetti dei suoi limiti, della sua finitezza e tramite le tante domande che pone a Beatrice riesce a far passare attraverso di sé “il suo salto” agli altri, a chi legge o leggerà la Comedìa.

Nei canti chiamati “Angelologia” Beatrice spiega a Dante che i cerchi che girano attorno a Dio girano in maniera più veloce procedendo dall’interno verso l’esterno, per cui il cerchio più vicino a Lui, il Primo Mobile, è il più ardente, è il più investito di virtù ed è il più ampio: tanto più i cieli contengono virtù che dona salvezza tanto più essi sono grandi ed ampi.

Seguendo fedelmente la metafora della corte medievale, il cui signore indiscusso è Dio, gli “Angeli” sono i sudditi più fedeli, momenti privilegiati dell’atto creativo e contemporaneamente essenziale strumento della creazione.

Dediti esclusivamente alla lode di Dio, immediati esecutori della Sua volontà, essi non sono presentati come esseri viventi con struttura psicologica, ma come luci sfavillanti, come intermediari dell’azione divina che attraverso di loro scende dall’alto verso il basso, da Dio all’uomo.

Essi, tuttavia, non sono “vicini” agli uomini come si suole credere: la loro azione termina sui “cieli”, e dai cieli gli uomini ricevono i segnali, che avviano gli uomini lungo la strada delle azioni terrene e storiche.

Nell’ordine in cui si dispongono attorno a Dio, gli “Angeli” si dividono in tre gerarchie: la prima gerarchia è formata dagli “spiriti immateriali” più vicini a Dio, che comprendono tre intelligenze angeliche, ossia Serafini, Cherubini e Troni; la seconda gerarchia compre altre tre intelligenze angeliche, cioè Dominazioni, Virtù e Podestà; l’ultima gerarchia, comprendente gli “esseri immateriali” più lontani da Dio (e più vicini agli uomini), vede raccolti insieme, sempre in ordine discendente, Principati, Arcangeli ed Angeli. E come si nota sono proprio gli “Angeli” gli spiriti immateriali più vicini all’uomo.

Essi furono creati di materia pura, quando fu creato anche l’ordine universale: in alto la forma pura, in mezzo i cieli – la forma congiunta alla materia – in basso la terra, ossia la materia.

Essi furono creati nell’Empireo e nell’eterno, sono pura intelligenza e volontà (non serve la memoria, poiché essi vedono in Dio il presente sempre).

Dopo la creazione, una parte di loro si ribellò a Dio: gli angeli che rimasero fedeli a Dio continuarono a comunicare ai cieli la volontà di Dio e divennero incapaci di peccare.

Gli angeli ribelli al seguito di Lucifero e della sua superbia caddero.

Prima della cantica del Paradiso, un Angelo messaggero si trova nell’Inferno (canto VII) e molti si incontrano nel Purgatorio, ricordiamo l’immenso e stupendo Angelo portinaio del Purgatorio e tutti gli Angeli che si trovano al termine di ogni cornice.

Abbiamo sempre un amico accanto a noi, egli ci custodisce, ma in realtà e più un aiuto psicologico il nostro, non un vero e proprio aiuto concreto. Eredità dell’Ebraismo, nel Medioevo ne parlò Dionigi l’Areopagita.

Concreato fu ordine e costrutto

a le sustanze; e quelle furon cima

nel mondo in che puro atto fu produtto;

pura potenza tenne la parte ima;

nel mezzo strinse potenza con atto

tal vime, che già mai non si divima. (Par., XXIX, vv.30-36)

 

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