Scrivere il Salento, Storia

Micro memorie per Giuseppe Desa, copertinese

di Giovanni Greco

 

Due modestissimi omaggi al copertinese Giuseppe Desa in occasione dei 418 anni della nascita. Il primo è riferito ai risultati emersi a seguito del recente restauro del simulacro in cartapesta del santo raffigurato in posizione orante, il cui volto si ispira all’unico ritratto conservato nella città di Padova, eseguito nel 1652 quando aveva 59 anni. Lungo il basamento della statua è venuta alla luce un’iscrizione su tre livelli, rimasta finora obliterata da interventi grossolani. “(…)AGINEM HANC DIVI JOSEPHI A CUPERTINO PROPRJS SUMPTIBUS AFFABRE/ (..)LABORARE CU (…)ARUNT ANGELUS ANT. VERDESCA ET IRENES AGRIMI /A. D. (…). Ovvero, Angelantonio Verdesca e (la moglie) Irene Agrimi fecero realizzare a proprie spese questa artistica immagine del divino San Giuseppe da Copertino. Sebbene non sia più leggibile l’anno è molto verosimile, data l’età dei committenti, che l’opera risalga alla fine del XVIII secolo. Angelantonio Verdesca fu infatti un noto capo mastro muratore copertinese attivo nella seconda metà del ‘700 di cui le ultime notizie riferite alla sua attività risalgono al 1806 quando è presente a Taurisano in qualità di responsabile del restauro della Matrice. Dalle nostre esplorazioni archivistiche risulta nato a Copertino nel 1748 e scomparso all’età di 65 anni il 24 agosto 1813. Sua moglie, Irene Agrimi, era nata nel 1753 e scomparve all’età di 80 anni il 15 luglio 1833. E’ molto verosimile, quindi, che la coppia scelse di mettersi sotto la protezione del concittadino e come segno di tangibile devozione poco dopo il 1767, anno in cui il Nostro fu proclamato santo, decisero di commissionare il busto in cartapesta.

Il secondo omaggio è questo “Compendio” della vita, virtù e miracoli di san Giuseppe da Copertino. Come si legge nel frontespizio si tratta di una ristampa del 1829 realizzata nella tipografia napoletana di Domenico Sangiacomo, in largo San Giuseppe dè Ruffi al civico 15, a spese dell’autore, il teologo copertinese Arcangelo Frassanito. Nell’“avvertimento” ai lettori egli scrive che si tratta di “un pio libretto, fornito di annotazioni indicanti i luoghi dè processi autentici dè quali si sono estratte tutte le cose in esso descritte”.

L’ecclesiastico, “avendone udito generalmente le richieste in Copertino, mia patria, ed in altri Comuni” stimò necessario farne eseguire la ristampa sia per assecondare il desiderio dei fedeli la cui devozione verso il Santo era sempre più in crescita, ma soprattutto per quanti non ne avessero ancora conosciuto le virtù. Brevissima notula sull’autore: il Frassanito nacque nel 1788 e morì 86 anni più tardi. Fu dottore in Teologia e protonotario apostolico. Nel 1826, a 38 anni, risultava tra i 24 sacerdoti della chiesa Collegiata di Copertino, con la carica di primicerio confessore. Fu acceso carbonaro appartenente alla setta di patrioti denominata “La Fenice” che in Copertino ebbe molti affiliati. Prima del 1820 aveva ricoperto la carica di “Gran Maestro” e nel 1828 risultava ancora tra i 52 carbonari copertinesi sorvegliati dalla polizia. Raffinato oratore di lui restano famosi l’elogio funebre in memoria di Pio VII, letto nella Cappella di S. Ferdinando in Napoli e il quaresimale del 1829 predicato nella medesima città.

 

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