Recensioni

Mauro Bortone, “I sinistri. Cinque monologhi dalla parte del cuore”

di Elena Tamborrino

(il libro sarà presentato il 10 luglio c.a. a Maglie in Villa Tamborino-ndr-)

I sinistri. Cinque monologhi dalla parte del cuore - Mauro Bortone - Libro  - Augh! - Frecce | IBSQuesto è un appuntamento rimandato, uno di quegli appuntamenti ritardati dalla pandemia che ha cancellato tutte le occasioni pubbliche in cui parlare di libri. Recuperiamo con Mauro Bortone tra una decina di giorni, avremo finalmente modo, grazie alla Fondazione Capece, di presentare a Maglie questo suo nuovo libro, considerandolo appunto nuovo per la strada piena di intralci che ha percorso nell’ultimo anno. Scorrendo la galleria delle immagini del mio smartphone ho ritrovato questa foto, che avevo pubblicato a fine maggio dello scorso anno anche su Instagram, subito dopo aver letto questa raccolta di cinque monologhi “dalla parte del cuore”, uscita due mesi prima, e la ripropongo ora che ho ripreso in mano il libro, che l’ho nuovamente sfogliato, che l’ho riscoperto.

I sinistri sono quei “sentimenti più profondi che conserviamo nel cuore, quel misto di turbamento e autenticità”, quelle “emozioni segrete che ci fanno sorridere e, allo stesso tempo, sanno toglierci il respiro”; e ancora sono le debolezze con cui fare quotidianamente i conti, quelle emozioni profonde che forse sono collocate in un punto preciso del corpo o comunque in uno “spazio fisico definito” della vita, forse proprio sul lato sinistro, verso dove volge la punta estrema del cuore. E questi sinistri, questi accidenti dell’animo umano capaci di sorprenderti e disorientarti, hanno a che fare con gli aspetti più ordinari della vita (e della morte), si declinano nello spazio e nel tempo senza fare programmi, che si tratti dell’esistenza che si consuma in un quartiere intossicato dall’acciaio come i Tamburi di Taranto, o dell’amore malato di un uomo che, mentre si interroga sulla fine di un’intesa, già sa cosa sta per succedere e attende l’ineluttabilità degli eventi; o che riguardi ancora la precarietà di un’esistenza divisa tra ricordi e ritorni, quando vedi che quello che hai lasciato non è più com’era e che comunque bisogna sempre tenere conto dei punti di vista diversi, come un piano sequenza che si interrompe e si interseca, che alterna voci e storie. Hanno a che fare, questi sinistri, con i bilanci e l’attesa, con la pazienza e le riflessioni sulla solidità dei legami, sulla cura di ciò che non si dovrebbe mai dare per scontato, comprese le persone, per “alimentarne la crescita e addomesticare la costanza”.

Il filo conduttore dei cinque racconti, che tecnicamente non definirei tutti monologhi, pur essendo tutti narrati in prima persona, è il senso di precarietà: in un andamento quasi circolare, dal primo all’ultimo, torna questa sensazione di provvisorio, in un flusso di cambiamenti che costringono le voci narranti a continue domande sul significato dei propri sentimenti, che poi sono quelli di tutti, non necessariamente fino alle estreme conseguenze che invece patiscono alcuni dei personaggi che vivono in queste pagine.

Mauro Bortone si conferma con questa prova narrativa un fine osservatore dei meandri dell’anima, un profondo conoscitore delle dinamiche introspettive, un attento spettatore della vita.

Si capisce che ne consiglio caldamente la lettura?

-Mauro Bortone, “I sinistri. Cinque monologhi dalla parte del cuore”, AUGH! Edizioni 2020, €15,00-

 

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