Scrittori salentini, Scrivere il Salento

Vacanza in Salento (primo giorno d’estate)

di Lorenzo De Donno

©Gianfranco Budano: Santa Maria di Leuca

Il Salento, d’estate, ha odori diversi. Di giorno sa di fumo acre delle pinete che bruciano, di notte di quello delle fritture di pesce scongelato e del grasso di maiale che cola sulle braci. Per ora sono quelle dei ristoranti, perché le sagre sono ancora sospese. “Sagra” era un termine del vocabolario, fino a pochi decenni fa, conosciuto da pochi e che si associava alle ricche regioni del Nord. Non ci apparteneva. I nostri antenati avevano poco da festeggiare, se non le feste comandate, e ancor meno da mangiare: “nuceddhe e scapece” al massimo, o “nna rancata de pittule”, ma solo sotto Natale.

Il Salento d’estate ha suoni diversi. Di giorno è quello del tormentone latinoamericano e del rumore del traffico nelle marine, che intasa le strade e sovrasta i rintocchi dei campanili; di notte è quello del tamburello che batte in ogni slargo, insieme alle sirene delle ambulanze che sfrecciano sulle tangenziali per i numerosi incidenti e per le intossicazioni da alcool. E il tamburello non è più solo un mite marcatore del tempo musicale, ma uno strumento di misurazione dell’indice di testosterone del tamburellista, al quale vengono richieste prestazioni sempre più spinte, fino all’esibizione del sangue sacrificale sulle palme delle mani e sulla pelle tesa del tamburo.

Nell’alternarsi parossistico dello scirocco e della tramontana, scopriamo che anche la bella tramontana ci ha sempre, suo malgrado, traditi. Il sollievo dell’aria fresca, che arriva da nord e che spazza il caldo umido africano, celava (e cela tutt’ora) fumi venefici di natura diversa, provenienti dall’acciaieria, dalla centrale a carbone, dai cementifici, dai concimifici e dagli pseudo termovalorizzatori. E chissà cos’altro ancora!

Oggi manca ancora, per completare il quadro estivo, l’assordante coro delle cicale, in ritardo rispetto alla stagione, che sarà la vera voce – anche in forma di metafora di esopica memoria – dell’estate salentina, fino a quando, citando Emily Dickinson:

“… l’estate ripiegherà il suo miracolocome le donne ripiegano le loro gonne o i preti ripongono i simboli, quando il Sacramento è terminato.”

Io non dispero mai nel miracolo.

 

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