Tradizioni

Canne

di Lorenzo De Donno

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Classe elementare, anni ’60

Un nonno, in visita nella casa che mi ospita, rievoca, con l’aiuto dei suoi congiunti, la storia di questi luoghi. Racconta che, ai suoi tempi, si andava a scuola con la canna. Con quella della bicicletta? Nel senso: seduti sulla canna della bicicletta di un adulto? No, ai ragazzini di terza, quarta e quinta elementare che, dalle campagne di Corigliano, si recavano a scuola a Cutrofiano (dopo il biennio frequentato alla Masseria Appidè), veniva data una lunga canna, alla quale si attaccavano tutti, per formare un gruppo compatto. Nessuno, durante il lungo tragitto, era autorizzato a lasciare la presa e ad allontanarsi dagli altri. Ho immaginato una scena da film: la stradina che serpeggia fra i campi, polverosa in primavera e in autunno e piena di fango in inverno, e i bambini che la percorrono come una squadra di soldatini, allineati a destra e a sinistra, tenendosi stretti alla canna.

La canna era un elemento rappresentativo della scuola fino a tutti gli anni settanta dello scorso secolo. Le punizioni corporali, nelle scuole, avvenivano prevalentemente a colpi di bacchetta sulle mani o di canna in testa, fino a fracassare la canna, riducendola a pezzi, da nodo a nodo. Poi doveva essere rimpiazzata, perché ormai diventata troppo corta, spesso dal genitore del malcapitato che si trovava a prendere le ultime botte. A volte, in una giornata, la canna veniva accorciata di uno o più segmenti. Si ripuliva dei frammenti intorno al primo nodo rimasto integro ed era pronta per una prossima “lezione”. Anch’io ricordo una lunga canna nella mia classe, era la canna “punitiva” del mio maestro. Ufficialmente serviva per indicare le località sulla carta geografica, in realtà serviva a raggiungere, in tempo reale e senza alzarsi dalla cattedra, le teste dei compagni dei banchi più lontani. Più di una volta i frammenti della canna rotta sfiorarono gli occhi dei compagni. Era del tutto normale, a quei tempi. Poi, se la malefatta era ritenuta rilevante, le botte potevano continuare anche a casa…

 

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