musica, Personaggi

Il musicista barbone

di Titti De Simeis

Veduta di Piazza Navona, Roma - quadro di Canaletto riproduzione stampata o  copia dipinta a mano e ad olio su tela
Canal Giovanni Antonio Canaletto: Piazza Navona

Piazza Navona. Una mattina come tante, un andirivieni di gente che si ferma, attratta da ‘La strada’ di Nino Rota, suonata da un uomo, da un barbone con il suo flicorno dolcissimo. Il richiamo è irrinunciabile. Sotto quei vestiti arruffati, quei capelli e quella barba confusa potrebbe esserci chiunque. Ma ciò che attrae l’attenzione è la bravura del musicista e la bellezza di una melodia che fanno breccia tra i passanti. L’aspetto inospitale di quell’uomo non importa a nessuno, la gente gli si avvicina per ascoltarlo e per lasciare poche monete nella scatolina di cartone, lì, per terra. Qualcuno è seduto sulle panchine accanto alla fontana e consuma un pasto veloce mentre assiste a quel concerto improvvisato e inaspettato. Un’atmosfera carezzevole abbraccia la piazza. Il vento semina le note, diffondendo un tepore insolito. Tutto sembra rallentare, sorridere. La musica fa fermare ogni pregiudizio, supera gli ostacoli delle apparenze, demolisce ogni barriera mentale. E diviene collante, punto di incontro, di forza. Nessuno immagina che dietro quel clochard si nasconda, in realtà, uno dei più bravi musicisti al mondo: Paolo Fresu. Si è, infatti, prestato alla realizzazione di un video per l’ultima puntata di Report che ha lasciato i suoi telespettatori con un messaggio bellissimo: la poesia e le emozioni vincono sulla diffidenza, sull’indifferenza. La buona musica ‘arriva’ indipendentemente da chi la suona e la capacità di un musicista insegna a scavalcare ogni preconcetto. La musica di strada, poi, conosce percorsi affascinanti e riesce a superare tutte le formalità. Riconoscere certi passaggi emotivi senza alcun altro riferimento, vuol dire lasciarsi andare a sentimenti che custodiamo dentro ma non sempre sappiamo ascoltare. Vuol dire aprirsi allo stupore, all’invito indeclinabile della bellezza in ogni sua forma. Accordarsi su queste frequenze significa che, al di là di ciò che vogliamo sembrare siamo, ancora tanto, guidati dal meraviglioso istinto dell’anima che è sempre stato il nostro vero timoniere, l’unico che non ha mai smesso di seguire le nostre rotte. E la musica è il tratto di mare più navigato di tutti i tempi. Le sue correnti, i suoi fondali, i suoi riflessi sono la casa che non smetterà mai di abitarci. Quella in cui torneremo sempre a ricostruirci, a scioglierci, a svestirci di ogni maschera ed indossare lo sguardo disincantato e puro che ci riconsegna a noi stessi.

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