Saggio

#giugno_dante

di Luigina Dongiovanni

Virgilio come guida - Alleanza CattolicaTorniamo all’Inferno, va! Che almeno lì siamo al caldo, al buio, c’è un leggero venticello, abbiamo una guida e una torba infinita di gente che si lagna, piange, urla, si trasforma, paga un peccato e …non dice bugie!

Essì il Medioevo odiava le bugie, sostiene Jacques Le Goff, il mio storico preferito.

L’epiteto di natura di Dio era proprio (uno tra i tanti, s’intende!) “colui che non mentì mai”.

Nell’ottavo cerchio, nella sesta bolgia e nel ventitreesimo canto troviamo gli ipocriti.

È un canto che fa parte di una triade dove si svolge la “rapsodia dei diavoli”, cioè un simpaticissimo siparietto fatto di bagarre tra diavoli: una storia all’interno di un’altra storia.

E noi qui vediamo cosa capita alla nostra guida e maestro, Virgilio.

Virgilio si trova ad aver a che fare con un gruppetto di diavoli poiché si era fidato di loro e li aveva assoldati come guide: diavoli guide di Dante e Virgilio? Sì, proprio così. Ma proprio durante questo breve viaggio che affrontano insieme Virgilio si rende conto che i diavoli sono…proprio diavoli, hanno un carattere iroso, fanno baruffe, si menano e stanno quasi per prenderlo quando lui e Dante scappano via e rotolano giù lungo un pendio e si trovano nella bolgia successiva, quella degli ipocriti.

E lì, povero Virgilio, chiedendo dove si trovassero e da dove poter proseguire, un frate nel prosieguo gli risponde più o meno così “Scusa, ma come si fa a fidarsi dei diavoli? Ti sei bevuto il cervello? Lo sanno tutti che il diavolo è bugiardo!”.

E poverino Virgilio nostro, lui che rappresenta la ragione a volte sbaglia alla grande! Il fatto è che Virgilio non solo rappresenta la ragione, ma rappresenta anche i “limiti” della ragione, con lo scopo dantesco che senza l’aiuto di Dio o divino non si va da nessuna parte.

Quindi se all’inizio Virgilio deve sfuggire ai diavoli, prendere al volo Dante, tirarlo e costringerlo a correre, capendo di essersi fidato della gente sbagliata, alla fine del canto si becca pure un bel rimprovero da un frate per giunta ipocrita.

Virgilio dopo il rimprovero “a gran passi sen gì / turbato un poco d’ira nel sembiante!”, cioè “velocemente se ne andò sembrando un poco arrabbiato”. Ma proprio poco poco, eh!

E gli ipocriti? Bhe non possiamo mica far finire il post così presto altrimenti i lettori che mi scrivono “scrivi post più brevi” non avranno più cosa scrivermi. E quindi non vorrei deluderli.

Gli ipocriti sono lì davanti a Dante e Virgilio; camminano lentamente in processione gli uni dietro gli altri: frati ipocriti, frati maneggioni, frati paceri che invece moltiplicano i dissidi e anche politicanti. Insomma, potremmo dire che i peccatori dannati sono non “gli ipocriti” ma “i frati ipocriti”.

Indossano cappe con cappucci che scendono sugli occhi, secondo il modello dei monaci cluniacensi: all’esterno le cappe sono dorate, all’interno di piombo, perché di fuori hanno visi buoni ed accattivanti e dentro invece malvagi e fraudolenti. E pesano, pesano tanto questi “cappelli”, come pesano le bugie, quando vengono dette e poi scoperte.

Una scena molto semplice, in realtà: in effetti i toni dell’intero canto sono sempre “medi”, ossia una scena dipinta e descritta con toni attutiti e spenti in relazione con la dimensione psicologica dell’atmosfera di silenzio, di solitudine, di gravità e di lentezza che avvolge gli ipocriti.

La rocambolesca fuga di Virgilio che strattona Dante e lo fa correre appresso a lui; lo scivolone nella bolgia successiva; la lenta processione…e la penultima scena prima del rimprovero a Virgilio.

Alcuni dannati ipocriti sono crocifissi per terra e i frati con le cappe ci passano su!

E chi saranno mai costoro?

Sono Caifas, Anna (entrambi uomini) e altri sacerdoti del Sinedrio che mentirono dicendo che la crocifissione di Cristo era un supplizio opportuno per il bene pubblico.

Per l’eternità la processione dei frati ipocriti passerà sui loro corpi ed essi sentiranno per sempre il peso della loro bugia. Il fatto che siano ebrei non è affatto da sottovalutare in Dante e nel medioevo: ma tra monaci, frati, scribi e farisei non c’è differenza, poiché tutti operarono con inganno coprendosi il viso con benevolenza.

Un canto davvero strano e particolare, con toni medi, ma con punte di alto spesso poetico:

“Taciti, soli, sanza compagnia

n’andavam l’un dinanzi e l’altro dopo,

come frati minor van per via.” (Inf., XXIII, vv.1-3)

Un incipit che è tutto un programma!

Canto straconsigliato.

 

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