Racconti, Scrittori salentini

Nei caldi pomeriggi

di Lorenzo De Donno

Pomeriggio d’estate nel giardino di Claude Monet

Nei caldi e assolati pomeriggi d’estate, il mio nonno materno, stanco dai lavori in campagna, ci invitava perentoriamente a riposare perché solo dormendo, e con gli scuri delle finestre ben chiusi, avremmo potuto evitare i malefici delle “macare” (o striare: le streghe salentine) che, alla piena luce del giorno, solevano vagare – secondo le sue storie – per le terrazze e i giardini delle case per rapire i bambini insonni.

Non c’era barriera che potesse fermarle, ci raccontava. Potevano volare, saltare di casa in casa, arrampicarsi su un muro senza appigli, scendere in un baleno dalla tromba di una scala fin dentro alla casa. Cosa ne facevano dei bambini rapiti? Non era dato di sapere la loro sorte, circostanza che ne accresceva il mistero e il nostro terrore, anche perché la sua narrazione violava la convinzione atavica che la luce tenesse lontane dalle persone tutte le presenze malefiche. Oppure era la sua cintura di cuoio a spaventare le macare, quella che lui appendeva alla pediera del letto e che tante volte aveva minacciato di sfilarsi dai pantaloni per dirimere un litigio o per porre termine a un capriccio insistente. Quella cintura aveva anche un nome: “Ubbidienza”, ma non fu mai sfilata dai passanti per motivi diversi dalla sua funzionalità, né mai utilizzata per colpire qualcuno.

Ricordo perfettamente il rito del riposo pomeridiano nella casa di mio nonno, nel centro di Maglie. Dormivamo tutti in una grande stanza da letto, con alti soffitti a stella e con il pavimento leggermente più basso rispetto al livello della strada sulla quale si affacciava, caratteristiche che la rendevano freschissima d’estate. Dall’attigua cucina, una credenza ottocentesca, ridipinta di celeste per renderla conforme ai gusti degli anni 40, faceva filtrare fino alla camera da letto una fusione di aromi diversi che si miscelavano in un solo profumo che sapeva di caffè, cannella, zucchero e pepe. Forse era quella la pozione magica, contro le streghe, che proteggeva il sonno in quella casa.

Un enorme letto di ferro e un altro, più piccolo ma sempre a due piazze, occupavano buona parte della stanza. Ci stendevamo, senza convinzione, sulle lenzuola bianche e ruvide, che odoravano ancora della lisciva di cenere, con il rammarico di aver lasciato a metà, nel cortile in comune con altre case vicine, una sfida a campana, a biglie o a “pituddhi” (un gioco di destrezza che si faceva con dei sassolini levigati, scelti con cura lungo i margini della strada). Prima di dormire, però, occorreva scacciare le mosche che immancabilmente si erano introdotte in casa, attirate dagli odori del “cucinato”. Uno di noi oscurava la stanza e poi socchiudeva ritmicamente una sola anta della porta che si apriva nella corte perché le fastidiose ospiti, che rifuggono il buio, si dirigessero verso il ventaglio di luce che si apriva e chiudeva a piccoli intervalli. Un altro di noi completava l’opera, attendendo le mosche al varco e spingendole fuori roteando uno straccio.

Qualcuna di esse scappava alla complessa e, tutto sommato, incruenta operazione di allontanamento e rimaneva, quindi, a volare in tondo per la stanza, intorno al lampadario. Ne sentivamo il ronzio, mentre cedevamo al sonno, scandito dal ticchettio di una grossa sveglia meccanica. Ci addormentavamo con quello strano aroma di caffè, pepe e cannella nelle narici. E lo zucchero? Lo zucchero è la sostanza più neutra fra gli odori che ho citato. Eppure è la più potente, perché trascende anche l’olfatto: ha il profumo della dolcezza dei ricordi di quei momenti e di quelle persone care.

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...