Cultura salentina, Opinioni

Nè maschio né femmina

di Titti De Simeis

Maschi e femmine: differenze dei cervelli innate! - Punto Famiglia

 

‘È una questione di rispetto’: così si legge in un comunicato della PAMA (Professional Audio Manufactures Alliance), l’associazione statunitense di produttori di materiale audio che avrebbe proposto la sostituzione dei vecchi termini ‘maschio e femmina’ destinati ad indicare i classici spinotti audio. L’intento sarebbe, tra gli altri, anche quello di mostrare rispetto verso le donne impiegate nei settori audio-musicali, appunto. Lo so che molti, come me, hanno subito pensato ad una bufala e so che stiamo rasentando il confine del surreale. Ma tant’è. Il problema sarebbe sorto al fine di sollecitare un linguaggio ‘neutro’ ed ‘affrontare problemi di terminologia obsoleti, identificati come sempre più scoraggianti rispetto allo spirito di inclusione’. Ora, al di là del fatto che questa pseudo ‘spiegazione’ si riveli di comprensibilità confusa, resta un’incredulità di fondo anche verso un’altra iniziativa: la distribuzione di un questionario presso le aziende appartenenti alla PAMA, nell’intento di raccogliere proposte per l’adozione di una nuova terminologia ‘gender neutral’. Ma, stiamo parlando di cavi! Oggetti inanimati, strumenti, cose. E su questo argomento si sta montando un caso come pochi! Sono ancora fortemente indecisa se riderci su. Come donna non mi sento assolutamente rispettata di meno se un jack viene definito ‘femmina’ e come linguista considero questo polverone decisamente grottesco. Il tentativo di equiparare i generi per non turbare la sensibilità di nessuno sta rasentando il patologico. Un cavo ‘maschio’ e un cavo ‘femmina’ sono stati definiti così per anni e nessuno ci ha mai visto nulla di immorale, di perverso o irriverente. Migliaia di donne hanno vissuto serene senza mai sentirsi oltraggiate da nomenclature ‘sessiste’ e, sinceramente, la necessità di una ‘neutralità’ terminologica sta andando, davvero, fuori da ogni misura. Ma restiamo curiosi di vedere dove andremo a parare, dove ci porterà quest’accanimento assurdo ed ossessivo del ‘rispetto’ dei generi. Che poi, si sa, il vero rispetto non sta in queste stupide manifestazioni di apparenza: il vero rispetto, di ogni genere, è in quello che si dimostra, che si trasmette, che si insegna e che si difende nella vita. Il nome di un cavetto non può fare la differenza. Serve solo a mettere in moto, come sempre, i soliti cori inutili, dal volume altissimo ma senza alcuna sostanza mai, né alcuna storia.

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