Scrittori salentini, Scrivere il Salento

…il Salento è una cartolina postale…

di Lele Mastroleo

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Claudio Rolfi

…il Salento è solo una cartolina postale, i fichi d’india che solcavano i muri di levante sono stati soppiantati da ringhiere in alluminio e finte granaglie di pietra viva, nei bassi delle vie del mare i letti dei pescatori hanno lasciato il posto a increduli turisti intenti a tamburellare su pelle finta di vere capre. Ho parcheggiato la memoria per una volta ancora all’albero di fico nel giardino di mio padre, ho rifatto la strada che portava agli ulivi e gli ulivi non ci sono più. Ho parlato all’ultimo geco sulla tomba di mia madre ma non mi ha risposto nemmeno lui.

“Qui è una distesa di ombrelloni e insalate di frutta, tuo padre e quelli come lui che non ci sono più si son portati via tutti i sapori della mandorla brunita che colorava la pietra leccese, i colori della terrarossa che copriva quelle antiche palme a freno dell’occidente. Hanno portato con loro il profumo del salmastro che colorava Otranto, il vento sacro di tramontana che rinfrescava i pomeriggi di troppo sole e gli odori degli oleandri e dell’ailanto che riposavano le nostri notti.”

Il fantasma della Torre di Mezzo è l’unico che mi parla, non ha più bambini da spaventare nel vespro afoso di poco sonno e di piloni d’acqua da esplorare.

“…vedrai che tornerà a respirare ancora quel grecale che scioglie i nodi tra i capelli delle donne e torneremo a ballare scalzi tra le aie delle masserie abbandonate…” gli rispondo senza esserne per niente convinto.

“Non lo so, Lele, io ormai ci credo poco. Forse passeranno altri vent’anni, forse noi non ci saremo più. Tu con i tuoi ricordi, io nel dimenticatoio della storia. Forse sarebbe meglio chiudere tutto e finirla qui. Magari potremmo provare in un altro posto per tornare ad essere utili. Magari.”

Alla sua sorta di domanda non ho saputo rispondere. Mi son girato di scatto verso il mare a guardare il sole che calava tra le palme di Capilungo e ho pensato che fino a che riusciremo a guardare questi posti con gli occhi di bimbo, forse una speranza c’è ancora. Forse…

 

 

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