Scrivere il Salento, Storia

Le torri Ippolita e Duchesca del Castello di Otranto

di Rita Paiano

Spesso mi sono chiesta come mai tutte e due le torri che come sentinelle sembra facciano la guardia all’imbocco dei fossati dalla via che prende il nome da loro, fossero state dedicate alla moglie di Alfonso, Duca di Calabria fino al 1494, quando successe al Padre, Re Ferdinando. Ho deciso allora di compiere una piccola indagine, supportata soprattutto dal testo interessantissimo e dettagliatissimo di Pierpaolo Cariddi, Otranto intra moenia dagli Aragonesi ad oggi, Edizioni Esperidi, a cui rimando per sopperire alla brevità di questa piccola nota.

La prima fase di ricostruzione delle fortificazioni di Otranto inizia nel 1481 e vede, tra l’altro, l’edificazione della Torre Ippolita, intitolata a Ippolita Maria Sforza, moglie del Duca Alfonso il cui stemma è impresso nella muraglia. La Duchessa ebbe vita breve, morì nel 1484. Nel 1492 si ebbe una nuova fase costruttiva delle fortificazioni idruntine. Re Ferdinando confermò al figlio Alfonso la sovrintendenza ai lavori e, tra le altre opere, venne completata la Porta di città con la realizzazione delle due mezze torri che oggi ancora ammiriamo. Sull’arcata della Porta fu posta un’iscrizione andata perduta ma documentata. Scritta in latino, per brevità la trascrivo nella traduzione in lingua italiana: “Re Ferdinando d’Aragona, figlio del divino Alfonso, nipote del divino Ferdinando, dopo aver conquistato la città dai Turchi, curò la costruzione dalle fondamenta di porte, mura, e torri, con il suo regio stipendio. La denominazione quindi di Alfonsina, potrebbe essere la dedica del Re al proprio padre e non al figlio Alfonso Duca di Calabria.

Dello stesso periodo è la Torre Duchesca sulla cui muraglia è impressa appunto la dicitura. Perché dedicare questa seconda Torre a Ippolita, deceduta otto anni prima e non al proprio figlio? Secondo il mio modesto avviso la Torre Duchesca venne dedicata dal Re Ferdinando proprio ad Alfonso. Duchesca appunto, cioè del Duca per sottolinearne l’appartenenza. Quel figlio che sarebbe stato il suo successore e che era stato l’esecutore sia della liberazione della città e della presa in carico della fortificazione del Mezzogiorno. Mi piace pensare che le due Torri Ippolita e Duchesca rappresentino i due coniugi simbolicamente insieme a vegliare sulla cittadina che fu baluardo del loro Regno e sacrificò tutti i suoi figli per fermare un nemico oltremodo aggressivo e tracotante

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