Poesie, Scrittori salentini

Fabrizio

di Pierluigi Mele

© Silvia Recchia: I colori dell’anima (olio su tela 110×160)

Vedremo altri soli

domani, o giù

nella stiva sono questi

i migliori. Ditemi

ora quale ascia interrare

quale freccia nell’aria.

 

La signora naviga,

ormeggia alla baia

di cose insicure,

una mano alla mano

di ogni paura.

E riprende il viaggio

tra il fondo e la cima

ché l’uomo a bordo

è felice di averla cantata.

 

Solo un caffè chiedo

signora, ho nicotina

a farne di strada

e riempirla d’inchiostro.

Stasera discuto la tesi

col buio che tira,

la stella che manca

alla mia collezione.

Dammi ancora caffè

da notti non dormo

e sono certo di averti sognata.

Sei la stessa dei sogni

signora, solo un occhio è più scuro,

quello che ora ti guarda affondare.

 

Un ottico, un cerino

per vedere ai miei piedi.

Ci sono cicche e non sono le mie,

qualcun altro è venuto,

i minori che ho intonato

mi dici, sono i primi

a viaggiare su questa nave.

Ti chiamo signora

e mi piaci così, libertà.

Perciò ti accordo

per chi non s’inchina

e anarchia signorina.

 

Un calcio dopo l’altro

a vedere il cuore più in alto

volare davvero.

L’ho pulito dal fango

a contare i calci che ha preso

e al cielo l’ho reso

perché non cambiasse.

 

Da un pettirosso

ho avuto i miei figli

dai vicoli i fiori

dai monti prigione

ma è stato peggio

tornare e vedere com’era.

 

Un oceano,

un altro, signora,

verrà Nina a issare le vele.

Le altre ridono,

le tante Princesa

sono vere signore,

come Nancy e forse la vita.

 

Ho freddo, ho sbagliato

stagione a partire,

la pietà ha aperto

sul petto una falla,

un papavero e non posso vederlo,

lo credevo guarito

invece fa sangue.

Andiamo, signora,

se sogno vuol dire

che è primavera.

La morte è una rosa,

io m’innamoro di tutto.