Poesia

Autopsia d’amore

di Mauro Macario

Giuseppe Diso Figura della memoria olio su cartone telato, 1995

a mio figlio

 

Taccheggia lungo il corridoio

a passo d’uccello

come una cicogna cattiva

dal profilo di falce

a guardarla così è pure elegante

distaccata

altera

le mani da pianista

invece squarta

è una macellaia di Stato

seziona e ricuce

al mattatoio giudiziario

ligia al suo dovere

di operaia specializzata

alla catena di smontaggio

dove rottama le salme in esubero

senza fermare i ritmi di produzione

 

osserva distrattamente

– lei sì con occhi vitrei –

l’estraneo allungato sul tavolo

pronto alla mattanza

è nessuno

freddo e rigido

come un suppellettile

in una casa abbandonata

è nessuno

non appartiene alla madre

né al padre

è proprietà dello Stato

che ne fa libero scempio

e spettacolo didattico

per un loggione di matricole

 

ora lo gira su un fianco

poi sull’altro

sa bene il suo mestiere

la cicogna cattiva

col becco ricurvo

come un uncino da asporto

che fruga e saccheggia

un’identità sottratta al mio sangue

ad una carne condivisa nel crearsi

dunque anch’io vengo macellato

attraverso la mia progenie

 

il suo taglio blasfemo

lo fa uscire dal sogno

come un palloncino sfuggito di mano

e rincorso in quell’eco d’infanzia

rimasta nei tratti a mostrare la sua forza

contro la logica occidentale della morte

dove cattolici e laici si trovano d’accordo

a non rispettare il corpo inerte

 

profanarlo

con le sue chele smaltate

profanarlo

con asettica meticolosità

offende la sua anima terrestre

quello che ha vissuto

come ha amato

i suoi pensieri

lei offende il Tao

e se stessa

in cortocircuito

con l’armonia degli elementi

ma lo shen

non potrà farlo a pezzi

su quel bancone da pescivendola

dove lo ha eviscerato

e ripulito con la canna dell’acqua

come si fa al mercato a fine giornata

 

quel corpo è il corpo del mondo

adesso lasci fare a me

mi guardi

si fa così

raccolgo

non asporto

raccolgo tutta l’età

anno dopo anno

lo sguardo che aveva

la tristezza di solitudini sconosciute

il suo sopravvissuto odore di latte

le tragiche miserie che lo hanno abbattuto

il liquido lucente dei suoi occhi

e ricompongo

 

impari

è un’occasione per capire

un’autopsia d’amore

Sarzana, 30 -10-2010

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