Racconti

Zero non è un cane

di Sandra Tag

Modigliani: Donna con occhi blu (olio su tela, 1917)

Appurato: Zero non è un cane. Zero è un Tramite, è un filo conduttore d’amore, di possibili umane occasioni, di scambi emozionali che lasciano segni invisibili di una profondità abissale.

// Questa mattina, appollaiato nell’angolo dello stuoino sulla soglia del negozio, incamerava l’energia blanda di un raggio di sole coraggioso, osservando il passaggio di marciapiede. Nel mentre sento una voce di donna che lo coccola e lo infarcisce di complimenti. Dal riflesso della vetrina vedo che è una signora anziana con due stampelle e un cappotto nero lungo fino ai piedi. Mi avvicino e ci guardiamo sorridendo. Ha occhi piccoli, azzurrogrigio, stretti fra palpebre delicate che le fanno da tendina allo sguardo. E’ piena di rughe, solchi di un vissuto che già mi dicono di lei. Ci scambiamo le prime battute di avvicinamento sui nostri amici animali ed entriamo nella stessa stanza dei sentimenti con passi felpati.

I nostri sguardi si sono calamitati ed è come se ci fossimo prese per mano, come se ci conoscessimo da sempre. Mi dice che abita da un mese con la figlia in quanto è stata operata al femore e non può restare nella sua casa al terzo piano. Parla lenta, pesando ogni singola parola, lasciando spazi vuoti che io riempio con il mio sentire. Abbassa di un tono la voce: ‘sono molto, molto stanca’; lo ribadisce aggiungendo che è rimasta vedova da un mese e che è nel pieno di una depressione dalla quale nemmeno la figlia la incoraggia ad uscire. Le dico di pazientare, perché il dolore ha bisogno di sedimentare, non va strattonato. Mi fissa con le sue perle strette nelle conchiglie e mi sbatte lì che suo marito è stato un tiranno per sessant’anni e che la sua stanchezza non dipende dalla morte del consorte ma da una perdita di interesse alla vita. Aggiunge che vuole andare via. ‘In che senso vuole andare via?’ le chiedo, sebbene abbia capito perfettamente la sua voglia di fuga. ‘Ho paura di tutto, dei profumi, dei rumori, persino dell’acqua..’. Le faccio una carezza come se fosse la mia nonna. ‘Mi scusi se glielo dico, ma ora che si è liberata da una tirannia, deve cominciare a vivere e senza temere l’acqua. L’acqua lava, purifica, ci appartiene, ci è madre e utero…’. Le si gonfiano gli occhi e il fiume in piena mi arriva. ‘Sa, io tanto tempo fa scrivevo, dipingevo, mi interessavo d’arte… ho scritto un libro di poesie’.

La guardo con il mio sorriso più bello, con quello che riservo alla felicità. Lapidaria e dolce le dico: ‘l’aspetto domani mattina con il suo libro in tasca!’. Abbassa lo sguardo per non farmi vedere le onde che sbattono dentro il suo mare poi solleva la testa e mi fa segno di sì. Con la voce spezzata, scheggiata di cristalli e zucchero mi dice che sono stata la sua boccata di ossigeno più bella degli ultimi tempi. Non ci salutiamo. Sappiamo che non è necessario. Domani abbiamo un appuntamento. Con il bene.

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