Cultura salentina

COVID


I virus sono degli organismi incapaci di vita autonoma, insomma sono parassiti obbligati il che li rende estremamente vulnerabili quando non trovino cellule da parassitare. Ora prestate attenzione a quanto sto per esporvi.

Solitamente essi sono specie specifici, cioè sono capaci di parassitare solo una specie di esseri viventi siano essi animali o piante. Ma sono anche esseri molto semplici e quindi capaci di “mutare” rapidamente. Ma la parola “semplice”non vi tragga in inganno perché chi non sia biologo, avrà difficoltà a orientarsi persino nella comprensione della loro struttura. Io, con l’aiuto di un’immagine tratta dal web, cercherò di rendere più agevole ai profani la comprensione del meccanismo con cui tali parassiti c’infettano, sperando così di smentire tutti quei sapientoni che, digiuni persino delle minime basi di genetica, parlano a casaccio, confondendo gli ascoltatori dei numerosi talk show televisivi.
Per prima cosa ricordiamoci che le nostre cellule posseggono molti recettori (serrature) attraverso cui dialogano con le loro simili per espletare tutte quelle funzioni che ci mantengono in vita e in buona salute. Una di queste serrature è predisposta a essere aperta da una sola chiave : l’angiotensina II che è un ormone che regola il ritmo cardiaco, i valori pressori e così via e che deriva da una cascata di reazioni chimiche che seguono questo schema:
Prorenina > Renina > Angiotensinogeno > Angiotensina I che si trasforma in Angiotensina II aggregandosi a un enzima di nome ACE
(nomi noti a chi soffre di ipertensione arteriosa curata con gli ace-inibitori o i sartanici , inibitori appunto dell’angiotensina II.)
Poi cerchiamo di capire bene com’è fatto il nostro nemico osservando la figura n°1:
Il SARS-COV-2 è un virus formato da un filamento di RNA (acido ribonucleico che nella figura è colorato in violetto al centro del capside) contornato da un involucro formato da fosfolipide e proteine che si chiama pericapside o envelope e il suo genoma contiene 29.661 basi azotate (Uracile -Adenina ,Citosina – Guanina) che codificano 9.860 aminoacidi.
Questo genoma si suddivide in:
geni per “Proteine strutturali e
geni pr Proteine non strutturali.
I primi codificano la proteina spike (abbreviata in S),
la proteina pericapside (abbreviata in E, da envelope),
la proteina di membrana (abbreviata in M)
e la proteina del nucleo capside (abbreviata in N).
Come suggerisce il nome, le proteine strutturali concorrono a formare la struttura di SARS-CoV-2.
I geni per le proteine non-strutturali servono a codificare altre proteine che non interessano questa trattazione.
La proteina spike (o proteina S) tappezza la superficie esterna del virus, formando quelle caratteristiche protuberanze che donano al CORONA-VIRUS l’aspetto di una corona (da cui il nome)
ed è formata da due componenti aminoacidiche maggiori, chiamate S1 ed S2-
La subunità S1 è fondamentale per legare il virus alle cellule dell’ospite (ossia l’essere umano).
La subunità S2 serve a favorire la fusione e l’ingresso del virus nelle cellule dell’ospite.
Allo stato nativo (cioè quando il virus non sta infettando nessuno), la proteina spike è in forma di precursore inattivo.. Nel momento in cui il virus incontra l’organismo da infettare, però, passa immediatamente a una forma attiva: a innescare il processo di attivazione sono le proteasi delle cellule bersaglio (quindi è l’ospite stesso ad attivarla!), le quali “spezzano” la spike e formano le subunità S1 e S2.
La subunità S1 della proteina spike contiene il meccanismo chiamato RBD (dall’inglese receptor-binding domain, “dominio che lega il recettore”), attraverso il quale il virus è in grado di riconoscere e legare il recettore ACE2, che già conosciamo e che è la porta di ingresso del virus nelle cellule del nostro organismo.
La subunità S2 contiene una piccola regione chiamata FP, che è “l’ago” attraverso il quale il virus riesce a penetrare nella cellula bersaglio.
Praticamente una volta che la sub-unità S1 della proteina Spike ha legato il recettore ACE2 sulla cellula bersaglio, la sub-unità S2 cambia forma e “conficca” la regione FP nella membrana della cellula ospite, dando inizio al processo di invasione.
Il legame all’ ACE2 e il cambio conformazionale che ne deriva, sono due aspetti fondamentali per la realizzazione del vaccino e per capire i meccanismi di antigenicità e di risposta immunitaria attuata dall’ospite. Ricordiamo che il vaccino introdotto nel nostro organismo ha capacitò antigene cioè capacità di produrre anticorpi specifici in questo caso specifici verso il Covid.
Tuttavia bisogna considerare le possibili mutazioni a carico della sub-unità S1 e, in particolare della sequenza di RBD che potrebbero cambiare il modo con cui si sviluppa il cambio conformazionale che potrebbe ripercuotersi sull’efficacia del vaccino . Insomma è una partita a scacchi tra l’ospite infettato che produce il vaccino ed il virus che muta la sua sequenza RBD e viceversa. La battaglia continua ancora purtroppo ma i vaccini che dovranno di volta in volta adattarsi ai capricci evolutivi del nostro terribile nemico, insieme con le mascherine e il distanziamento sono le uniche armi che abbiamo per vincere finalmente la guerra contro questa odiosa pandemia.

Dino Licci o, per questa volta, Dott. Osvaldo Licci, biologo in pensione ma già ospedaliero di ruolo e creatore, nel 1976, del laboratorio Licci di Maglie, di cui oggi è titolare il suo primogenito.

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