Poesia

Corpo che sono

di Anna Leone

© Cesare Cuppone: Fico d’india sul basso Adriatico, (olio su tavola 60 x 60)

Corpo terra dissodata

anfora sfregiata da passaggi di vento.

 

Corpo da cui spingo gli occhi oltre i cementi,

per tentare orizzonti,

farmi alta su questa solitudine.

 

Corpo da cui mi vedo piangere o sorridere,

da cui mi son vista piccola fuggire.

 

Mio fiore; qualche volta perdi la luce,

ma sempre ti volgi verso

il sole.

 

Corpo cratere di sconforto,

tunnel verso l’incanto o lo sgomento.

 

D’essere stata gettata al mondo

non ho memoria; ho tramutato impronte

in passi scalzi,

lungo i velluti degli inganni.

 

Mai capace di prevedere svolte

di questo mio andare improvviso.

 

Quanti fervidi inizi,

quanti ricchi smarrimenti,

devo a te.

 

A te che mi traghetti ai mattini

su nuove sponde e mai mi smetti.

 

A te che mi sei conca quando annottano profili,

perché non debba morire fuori,

dissociata e spersa.

 

A te mio siamese transeunte,

mio rostro di more gaudenti,

spina di rovi,

mio carnale rattoppato al meglio,

col filo dei silenzi.

 

Anima implume ti sono

sui bordi di precipizi,

dove vita e morte si somigliano,

uguali seducono.

 

Ed è solo questione d’equilibrio.

 

Io ti sono esatta nel nome,

chiamata nella forma concava di te.

 

Di me.

Pubblicità

2 pensieri su “Corpo che sono”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...