Scrivere il Salento

A proposito del Giubileo Oronziano, ecco due tracce devozionali a Copertino

di Giovanni Greco

Festa Sant'Oronzo, il messaggio del Vescovo alla citta'A duemila anni dalla nascita di S. Oronzo (22 d.C. – 2022), vescovo e martire di Lecce, il capoluogo ricorda la figura del suo protettore con un interessante convegno che si è tenuto nell’episcopio leccese il 30 giugno e il 1 luglio di quest’anno. Secondo la tradizione, sarebbe stato eletto primo vescovo di Lecce da san Paolo in persona.

Il suo culto è molto popolare nel Salento. Scarsamente venerato a Copertino sebbene vi siano almeno due significative tracce. Nel primo caso si tratta di un dipinto su tela di notevoli dimensioni custodito nella Matrice raffigurante S. Oronzo tra s. Antonio di Padova e Santa Barbara.

La seconda testimonianza è ciò che resta di un affresco raffigurante il santo, presente nel grande incavo di sinistra della facciata posteriore, corroso e staccato in diverse parti. Tracce che, in epoche non sospette, la mano dell’uomo ha tentato inspiegabilmente di cancellare, picchettando la superficie pittorica per poi essere ricoperta di intonaco. A seguito del restauro della porta degli anni Novanta, si è tentato di recuperare e salvaguardarne la parte superstite. La datazione dell’affresco è alquanto incerta. E’ molto verosimile che sia coeva al miracolo della peste.

Nel 1657, infatti, la terribile pestilenza che si diffuse in Europa non risparmiò il Regno di Napoli. Secondo la tradizione, dalla propagazione di questa terribile malattia si salvò la Terra d’Otranto per intercessione di S. Oronzo.

Da allora, in omaggio al santo ebbe inizio una diffusa produzione artistica che coinvolse quasi tutti i comuni della T.d’O. E Copertino non fu di meno, come dimostra la scelta di raffigurare S. Oronzo proprio sulla facciata interna della porta del Castello. Laddove, il giorno dell’Ascensione, avveniva il rito ancestrale di benedizione della porta della città per mano dell’arciprete. Non abbiamo testimonianze al riguardo, ma secondo un manuale del 1893 consisteva nell’appendere alle mura della porta una croce fatta di cera, cui seguiva la benedizione della città, dei suoi abitanti e dei campi circostanti secondo la formula: “Non irruat in eum fames, nec pestis, nec gladius, neque ulla calamitas inimico rum” e la pronunzia dell’esorcismo contro “pestiferos vermes, mures, aves, seu locustas, aut alia animalia”

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