cultura meridionale, Poesia

Come è triste questo nostro mare d’agosto…

di Carmine Lubrano

come è triste questo nostro mare d’agosto

pazziando pazziando nella piazza

pazziamo

in-pazziamo pazzarielli e pullecenielli

come è triste

nella piazza che non è una piazza

ma una pietrificata palude ( come è triste )

già partorita nella plurale pigrizia

di una pietra senza peccato

ma già tormentata dalla quiete

e dove non trovi papaveri

ma paraustielli pullece e pappavalle

prurito ‘e perocchio

 

quadra la prevatura su pattume

a di-s-misura

tra escrementi di tramonto e piattole

nella tramia di infeconde parrocchie

si potrebbe altresì andar di corpo

pisciare nel profondo del pozzo lasciare

che goccioli l’antica fontana e l’acqua mara

ma la storia la storia s’imbeve di muschio

e para-dossi e tra tuosseco e tosse e vajasse

in questo nostro eccidio d’inchiostro e spot interruptus

e tra natiche nude e telluriche tette

questo giro-tondo che già rischia l’oblio nell’arsura

la protetta malìa che arde nell’ombra protratta

ora in questo emporio estivo di eliche in erezione

e tra l’elogio eloquente per ermetiche emozioni

 

ora non ci resta che saltare il fosso

e con voce fessa bruciarsi

nel palpitante opulento giuoco

il più bello nel mondo

 

ma come è triste questo nostro mare d’agosto

ora che più non possiamo costruire se pur effimeri

castelli di sabbia

e senza sporcarci le mani

 

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