cultura meridionale, Scrittori salentini

Per Fenomenologia del Silenzio, Musicaos ed. 2022

di Anna Rita Merico

Ed era nelle strade rasenti i centri. Per emancipare le figlie. Per evitare che stessero nelle lune nuove, nelle piogge, nelle albe a faticare nelle terre, le si mandava dalla Mescia ad apprendere l’arte del ricamo e del taglio. Strada d’emancipazione per molte di loro. Nelle stanze-laboratorio s’apprendeva tutto all’interno di un silenzio marcato solo dalle richieste delle Mesce. Le relazioni erano da “luogo separato” e ferrea la gerarchia tra tutte e i ruoli legati alla realizzazione di un capo fosse di corredo o d’abbigliamento.

Se un paracadute dell’Aereonautica Americana s’impigliava nei pressi di Galatina, la notizia si spandeva in tam-tam veloce e, in gruppetti, la notte si recavano a piedi dai paesi a Galatina. Il possesso di spicchi di paracadute era bene molto ambito per via di quella seta “spigata” color avorio con cui realizzare colletti e polsini “a smerlo”. Le strade erano, di notte attraversate da traini che si recavano a Soleto per il carico dei “piezzi” dalle cave. Sui traini i contadini dormivano mentre i cavalli conoscevano le interpoderali. Un movimento notturno da api operose, un movimento da popolo delle formiche, come Tommaso Fiore ci ha insegnato.

E’ storia di donne che hanno strappato con le unghie il distacco da una terra di “signurini” e “massari” il cui ultimo comando era sulle donne e sul loro destino. Nelle stanze-laboratorio si tesseva filo e sguardo, si apprendeva il doppio della disobbedienza che era il guadagno della sottrazione ad un universo maschile schiacciato dai propri stessi ruoli. E, nel silenzio, si tesseva sottrazione dalla dipendenza economica dal padre, dal marito, dal fratello. Era silenzio che tesseva corpi e ricerca di destini altri. L’intero Salento era irretito da questo cambiamento silenzioso, epocale. Gioco di sguardi e arte caparbia per mutamenti di cui tutte abbiamo goduto ma per cui, forse, ancora non abbiamo espresso fonda gratitudine. Fenomenologia del silenzio: silenzio che tesse, silenzio che monta pezzi. Non mi attrae tanto la “grande impresa” che esportava ovunque. Mi interroga nella strada qualunque, la Mescia del paese qualunque. Mi interroga il pullulare di quest’impresa sottile come filo, lucida come seta, testarda come disobbedienza in silenzio condivisa in tutto il territorio, a Sud.

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