Cultura salentina

Memorie di un cronista di Nicola Apollonio

di Augusto Benemeglio

Il nuovo libro di Nicola Apollonio, “Memorie di un cronista” (edizioni “Espresso Sud”,2022) , non mi sorprende affatto. Da un uomo che ha compiuto gli ottant’anni , che ci consiglia Davide – come disse Borges – poco c’è da aspettarsi , fuorché l’impiego consapevole di alcune abilità , qualche leggera variazione e parecchie ripetizioni . In realtà il libro che pubblicò lo scrittore argentino, “L’oro delle tigri”, testimonia uno dei periodi più intensi e fecondi della sua attività poetica e ne documenta un volto nuovo , una diversa tonalità, più lirica, più personale, più intima. E’ un po’ quello che è accaduto con questo libro circolare, che è un valzer di ricordi nei cieli più alti e disparati delle avventure di un cronista. Come diceva Rilke ne “I quaderni di Malte Laurids Brigge”, per scrivere un solo verso occorre prima aver veduto molte città, molti uomini e donne, molte cose . Occorre poter ripensare a sentieri dispersi in contrade e mondi sconosciuti; a incontri inattesi; a partenze da lungo presentite imminenti; a giorni trascorsi in stanze silenziose e raccolte; a mattini sulla riva del mare; a tutti gli oceani attraversati; a notti di viaggio che scorrevano altissime vie , volando sonore con tutte le stelle. Ma tutti questi ricordi solo quando si fanno in noi sangue , sguardo , gesto , in un attimo rarissimo di grazia , diventano poesia.

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