Cultura salentina

Il naufragio del mercantile Peppinella

di Lucio Causo

Il naufragio del mercantile Peppinella per certi versi ricorda la drammatica fine dell’Andrea Doria, il maestoso transatlantico agli ordini del Comandante Piero Calamai, già eroe di guerra e decorato al valore, colato a picco il 26 luglio 1956 dopo essere stato speronato dallo Stokholm, all’epoca nave passeggeri battente bandiera svedese.
Non passarono nemmeno due anni, che una nuova tragedia per la marina italiana coinvolse una seconda nave, affondata anch’essa a seguito di una drammatica collisione nel Canale della Manica ad una ventina di miglia dalla costa inglese ove tuttora giace su un fondale di trenta metri.
La nave Peppinella di 1.500 tsl, costruita nel 1928 ed iscritta al Compartimento Marittimo di Manfredonia, cittadina sulla costa del Gargano in provincia di Foggia, era salpata agli ordini del Comandante Giuseppe Martinovick di 63 anni, triestino di nascita, per il suo viaggio inaugurale. L’intento della marina mercantile di Manfredonia era quello del rilancio dell’industri e del commercio marittimo, dopo un potenziamento della flotta mercantile, di cui la Peppinella avrebbe costituito la prima di una serie di navi adatte allo scopo.

Il mercantile Peppinella era atteso a Manfredonia, ma da quel suo primo viaggio non tornò mai: al largo delle coste inglesi, a causa di una fitta nebbia che copriva come un velo il mare, attorno alle 4,30 di notte un violento scossone fece svegliare l’intero equipaggio, buttando a terra quelli che si trovavano di guardia. Il cargo norvegese Sunoak, di 12.000 tsl, varata nel 1956, aveva speronato la piccola nave mercantile, aprendo uno squarcio a prua in cui si riversarono tonnellate di acqua, allagando compartimento dopo compartimento.
La Peppinella era spacciata: dopo essersi inclinata paurosamente su un fianco, Giuseppe Martinovick riuscì a mettere in salvo tutto il suo equipaggio, composto da 18 uomini di cui 16 di Manfredonia. Ma come un vecchio lupo di mare, come venne definito dalla Domenica del Corriere, il Comandante Martinovick restò fino alla fine a bordo della sua nave, scomparendo con essa. I naufraghi furono raccolti dalla nave norvegese e posti in salvo.
Domenico Palumbo, all’epoca mozzo a bordo della Peppinella, così ricordava quella drammatica notte : “ Vidi la prua di una grande nave infilata nella prora della nostra nave. Pensai che per tutti noi era finita. Ci riunimmo tutti a poppa col comandante che ci ordinò di gettarci in mare quando il battello era ormai per metà sommerso. Lui rimase a bordo e scomparve con la sua nave”.
La piccola nave italiana, se paragonata alle dimensioni di quella norvegese, affondò in appena sette minuti, portandosi dietro il suo comandante, marinaio d’altri tempi, il suo prezioso carico di minerale di ferro e le speranze della città di Manfredonia.
Tuglie, 20 agosto 2022 – Lucio Causo

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