Archeologia, Scrivere il Salento

CRIPTA DELLA CATTEDRALE DI OTRANTO-CAPITELLO DEI GRIFONI

di Rita Paiano

 

Quanto può raccontare un capitello! Nella Cripta della nostra cattedrale idruntina ve ne sono ben 65. Ognuno di essi ci narra di epoche che si sono susseguite. Se socchiudiamo gli occhi, malgrado ci troviamo in una Cattedrale, luogo di pace, udiamo il frastuono di cavalli, di spade, di grida di guerrieri. Come susseguirsi di diapositive vediamo eserciti in movimento, invasioni, distruzioni e finalmente, fra un assalto e l’altro, brevi periodi di pace, in cui i vincitori ostentano in ogni campo la loro grandezza, credendo o sperando di affidarla all’eternità.

Quando i Normanni nell’undicesimo secolo conquistarono il meridione, compresa Otranto, coronando così il desiderio del Papa di Roma di restituire al Cattolicesimo tutte quelle terre, strappandole all’Impero romano d’Oriente, vollero dimostrare il loro potere edificando Cattedrali immense. A questo disegno non sfuggì Otranto. Sulla collina più alta sorse la Cattedrale, e prima ancora, a sostenere le sue fondamenta, la Cripta. Ed è qui che notiamo i primi segni esteriori di quel potere nuovo: i capitelli che sorreggono gli archi della volta ci raccontano di arte, di simboli di grandezza, di religiosità, della smania dell’uomo di lasciare segni del suo passaggio, di desiderio di eternità.

Il capitello detto dei grifoni, posto nei pressi di uno degli accessi alla cripta, sembra quasi un suggello a queste aspirazioni.

Osservandolo da un punto di vista tecnico è un esempio di raffinatezza, di stile ed armonia, eseguito con una tecnica di livello molto alto. Si compone di otto grifoni, addossati a due a due terminanti in un’unica testa. “Il piumaggio del collo e del capo è lavorato a squame in serie sfalsate, mentre il collo è sottolineato da un filo di perline rilevate con foro di trapano” (Pasquale Vergara, Elementi architettonici tardoantichi e medievali nella Cripta della Cattedrale di Otranto), nella parte inferiore del corpo le zampe poggiano sulla base del capitello e in alto le ali dalle punte tondeggianti raggiungono l’abaco. Le ali inoltre “sono contrassegnate da rosette e da un alto filare di perline nel punto di attacco al corpo” (Pasquale Vergara, o.c.). Il grifone, animale mitico per eccellenza, riunisce in sè i tratti del leone e dell’aquila. Lo troviamo raffigurato nella tradizione alessandrina, nel mondo greco, in Mesopotamia, in Egitto, in Persia. Oltre ad avere un significato regale, è anche considerato custode di templi e tombe e simbolo di apoteosi. La sua iconografia si ritrova in varie manifatture conservate in musei orientali ed occidentali , riprodotta in tessuti, avori, smalti, argenti, manoscritti, bronzi, opere scultoree e musive. Nel mosaico della Cattedrale ve ne sono alcuni esempi.

Il capitello è stato ascritto all’XI secolo, coevo dell’impianto della Cattedrale.

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