Antropologia culturale, Opinioni

Lifestyle

di Lorenzo De Donno

Station essence, Edward Hopper, 1940

Passo davanti a un distributore di sigarette. La cellula fotoelettrica mi intercetta e mi pone una domanda con una voce artificiale e metallica che mi ricorda immediatamente quella dei navigatori per auto. Andando più indietro nella memoria, però, si riaffaccia il ricordo dei robot dei film di fantascienza degli anni 60. È un flash che mi riporta ai cartoni animati dei Pronipoti e alle puntate di UFO e Spazio 1999. Ci immaginavamo un futuro di ragazze con i capelli blu, di abiti argentati e aderenti che avrebbero isolato perfettamente dal caldo e dal freddo, e una base sulla Luna dove dei piloti giovani e coraggiosi avrebbero vigilato su di noi. Decollando con le loro astronavi “Aquila”, avrebbero respinto ogni invasione aliena. Già! All’epoca si pensava che nel 1999 gli Ufo si sarebbero palesati con pessime intenzioni contro l’umanità.

La Terra del futuro ce la immaginavamo come un pianeta pacificato, senza più conflitti interni, dove tutte le malattie sarebbero state guarite da semplici sedute in un lettino pieno di luci, e che si sarebbe dovuto difendere solo dagli extraterrestri che, provenendo da altri mondi già esausti, avrebbero puntato alla nostra acqua e alle altre nostre risorse naturali.

Nulla di più sbagliato. Il terzo millennio ci vede ancora abitare un pianeta dove la guerra non è passata mai di moda e il commercio delle armi è floridissimo, le malattie e le ingiustizie non sono state debellate. Viaggiamo ancora prevalentemente con mezzi appoggiati sulle ruote e anche l’abbigliamento non è cambiato sostanzialmente: indossiamo ancora le camicie, i pantaloni e i maglioni, la giacca e il tailleur. Se mai, li allarghiamo e li stringiamo, li allunghiamo e li accorciamo, viriamo sulla tavolozza dei colori a intervalli regolari, seguendo ormai cicli ventennali ricorrenti. Le tute lucide e colorate le indossano solo i ciclisti, e solo quando pedalano, e di questo non possiamo che rallegrarci se pensiamo all’aspetto che avremmo tutti, esclusi gli sportivi e chi ha corpi perfetti secondo i canoni dell’estetica, se costretti in una tutina aderente di nylon. Comunque una prova su può fare. A Londra, a Camden Town c’è Cyberdog, il negozio sotterraneo dove si vende abbigliamento futuristico. È rigorosamente vietato fare riprese al suo interno ma se cercate su You Tube qualcosa la trovate. Qualche ragazza con i capelli blu, quella almeno si è vista. Quanto alle risorse naturali, da proteggere dagli alieni, ci stiamo già pensando noi ad avvelenare i pozzi.

 

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