Antropologia culturale, Bozzetti di viaggio, cultura meridionale, Cultura salentina, Personaggi, Scrivere il Salento, Territorio, Tradizioni

Pier Paolo Pasolini nella Grecìa salentina

di Angela Leucci

21 ottobre 1975, Calimera (Lecce): Pier Paolo Pasolini con Piromalli e Buratti nel Circolo di cultura grecanica di Calimera, presso la dismessa manifattura di tabacchi Murrone.
21 ottobre 1975, Calimera (Lecce): Pier Paolo Pasolini con Piromalli e Buratti nel Circolo di cultura grecanica di Calimera, presso la dismessa manifattura di tabacchi Murrone. (Foto tratta dal sito http://www.antoniopiromalli.it)

 

Un grande amore e – come scriverebbe Oscar Wilde – il mistero dell’amore è più grande del mistero della morte. Pier Paolo Pasolini non ha semplicemente visitato il Salento, l’ha vissuto, a quanto pare in quattro (o forse più) diverse occasioni documentate. Nel 1959 il poeta, regista e linguista percorse il tacco d’Italia per un reportage di viaggio dal titolo “La lunga strada di sabbia”: a bordo di una Fiat 1100 scrisse un articolo per la rivista Successo, le sue mete Gallipoli e il Capo di Leuca. Continue reading “Pier Paolo Pasolini nella Grecìa salentina”

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Antropologia culturale, Archeologia, Arte, Ceramica, Pittura, Saggio, Storia

Farsa fliacica. Una forma teatrale popolare

        di Apostolos Apostolou

La prima commedia nella storia di teatro. La commedia teatrale di Sicilia e di Salento

Un attore impersona uno schiavo atticciato. Scena di farsa fliacica da un cratere a calice siceliota a figure rosse (350–340 a.C.) Museo del Louvre, Parigi. Da Wikipedia

Nel teatro classico non esistono solo due forme teatrali (cioè tragedia e commedia)  ma anche esiste una terza che si chiama  farsa fliacica. Possiamo vedere le forme teatrali in mondo classico. Tragedia (in greco τραγωδία=canto dal capro, da τράγος= capro e ωδή=canto. L’etimologia “canto che ha come premio un capro”, oppure più probabilmente, “canto che di attori mascherati da capri”collega la tragedia al culto di Dioniso, in particolare al dramma satiresco, in cui i Satiri (i capri) formavano il corteggio di Dioniso. La stessa tragedia nata dai riti del culto religioso, conteneva i grandi temi della vita e del destino dell’uomo. Secondo Aristotele la tragedia «è mimesi di un’azione seria e compiuta in se stessa con una certa estensione; in un linguaggio abbellito di varie specie di abbellimenti, ma ciascuno a suo luogo nelle parti diverse; in forma drammatica e non narrativa; la quale, mediante una serie di casi che suscitano pietà e terrore, ha per effetto di sollevare e purificare l’animo da siffatte passioni». [1] Continue reading “Farsa fliacica. Una forma teatrale popolare”

Antropologia culturale, Gastronomia, Tradizioni

La teologia culinaria della puccia salentina

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© Gianfranco Budano: have roots

Di pucce se ne vedono ormai di tutti i tipi e le si trova per tutto l’anno, ma quella alle olive del 7 dicembre – pur essendo la meno sofisticata – è unica e inconfondibile! Continue reading “La teologia culinaria della puccia salentina”

Antropologia culturale, Racconti, Recensioni, Scrittori salentini, Scrivere il Salento, Tradizioni

Salvatore Tommasi: I tesori della cassapanca – Racconti

di Antonio Negro

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È stata recentemente pubblicata dall’editore Kurumuny, l’ultima raccolta di racconti di Salvatore Tommasi dal titolo I tesori della cassapanca, con la copertina di Egidio Marullo.

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Antropologia culturale, Storia

La tragedia silenziosa degli scemi di guerra

Scemi di guerra

Un secolo addietro l’Italia entrava ufficialmente nel primo conflitto mondiale per il quale, nel corso degli anni, mobilitò circa un milione e mezzo d’uomini di ogni estrazione sociale, specialmente braccianti e contadini. Continue reading “La tragedia silenziosa degli scemi di guerra”

Antropologia culturale

Scene da un funerale

di Paolo Vincenti

I funerali, si sa, nei nostri piccoli centri, sono occasioni di socializzazione, si rivede gente che non si incontrava da tanto, si scambiano quattro chiacchiere, meglio ancora di come si farebbe in piazza dove il rumore assordante delle autovetture di passaggio non concilia.

In quel luogo di lutto, invece, si è favoriti dalla pace e dal religioso silenzio che vi regnano e si riesce anche ad entrare in un’intimità confidenziale che in altri contesti non si avrebbe. Si parla a fior di labbra, sussurrando le frasi, per non dare nell’occhio (o meglio, nell’orecchio) di chi è assorto nella veglia funebre, vale a dire i congiunti del de cuius e i parenti più stretti. Ci si aggiorna sulle rispettive vite, si maligna di imbrogli e infedeltà coniugali, si calunniano gli assenti, specie nei paesini dove ci si conosce un po’ tutti e ciascuno è roso da livore e invidia nei confronti di chi la sa più lunga di lui.

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Antropologia culturale, Storia, Tradizioni

Le sacerdotesse di Demetra (1/2)

Echi di antichi culti sopravvissuti nella tradizione contadina della provincia di Taranto e del Salento

di Gianfranco Mele

Introduzione

In diverse aree del Salento, del tarantino e della Puglia, sono rimaste molto vive, sino quasi ai giorni nostri, le tradizioni dell’uso medicamentoso della “papagna”[1] e del rito riparatorio alla “fascinazione” nel mondo contadino. Quanto sono legate queste usanze al mito demetriaco ? La  dea greca Demetra, e il suo corrispettivo romano, Cerere, sono legate al simbolismo delle spighe e delle capsule di papavero da oppio, sia nella mitologia che in molte raffigurazioni[2]. Persino una divinità precedente (e correlata anch’essa alla successiva Demetra) scoperta a Gazi[3], è strettamente legata al papavero: il famoso “idolo” femminile di Gazi è rappresentato con in testa delle capsule di papavero. Cerere e Demetra sono spesso “accompagnate”nelle varie raffigurazioni da spighe, oppio e serpenti.[4] Continue reading “Le sacerdotesse di Demetra (1/2)”