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Archive for the ‘Architettura’ Category

Civitas artificiosa

Appunti sul rapporto tra l’ anacronismo delle immagini e la sopravvivenza affidabile degli ‘exempla’ nella creazione della scena urbana (prima parte).

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 “L’abitudine ci impedisce di vedere e di sentire gli oggetti. Bisogna ‘deformarli’, dar loro una nuova forma affinché il nostro sguardo si applichi ad essi: questo è il fine delle convenzioni artistiche, questo è il ruolo puramente innovatore dell’arte sui meccanismi della percezione”

AA.VV., Théorie de la literature, Paris, 1966, p. 16

Tzvetan Todorov

 

L’ imago urbis si fonda sulla compositio loci. Per comprendere alcune realtà urbane formatesi in determinati periodi storici e delle quali rimangono in evidenza delle reali tracce strutturali, dobbiamo partire da questa premessa per poterci accedere. Muoversi alla ricerca di luoghi con queste caratteristiche vorrebbe dire promuovere un genere di indagine fisica e percettiva che molto avrebbe da dichiarare sulla concreta costruzione delle ‘stanze’ ad uso e consumo della memoria e quindi della nostra conoscenza. (altro…)

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di Vincenzo D’Aurelio

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Nel Settecento la moda del Gran Tour, anche sulla generale spinta data dall’Illuminismo alla cultura europea, raggiunge il suo apice. Non solo i figli dell’aristocrazia ma anche quelli della ricca borghesia iniziarono i loro viaggi istruttivi attraverso l’Europa al fine di acquisire quella cultura cosmopolita particolarmente utile ad una classe destinata, una volta rientrata in Patria, ai più prestigiosi impieghi pubblici, militari e burocratici. (altro…)

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Commentari – Sull’alterazione e il consumo delle ‘voci’, nell’arte

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di Paolo Marzano

 

“Ragioniamo”, disse Guglielmo. “Cinque stanze. Quadrangolari o vagamente trapezoidali, con una finestra ciascuna, che girano intorno a una stanza eptagonale senza finestre a cui sale la scala. Mi pare elementare. Siamo nel torrione orientale, ogni torrione dall’esterno presenta cinque finestre e cinque lati. Il conto torna. La stanza vuota è proprio quella che guarda a oriente, nella stessa direzione del coro della chiesa la luce del sole all’alba illumina l’altare, il che mi sembra giusto e pio. L’unica idea astuta mi pare quella delle lastre di alabastro. Di giorno filtrano una bella luce, di notte non lasciano trasparire neppure i raggi lunari. Non è poi un gran labirinto. Ora vediamo dove portano le altre due porte della stanza eptagonale. Credo che ci orienteremo facilmente.”

Tratto da Il nome della rosa cap. II

di U.Eco, Bompiani, Milano 1980

 

Questi miei appunti traggono nuovi motivi di ricerca, da alcune considerazioni già trattate che, in altre pubblicazioni, hanno trovato sviluppo, ma non l’effettiva completezza. Ne è conseguito un necessario approfondimento, utile ad arricchire e allo stesso tempo, integrare le tesi esposte, secondo un procedimento di confronto e deduzione, unicamente diretto a tratteggiare quel complesso approccio dell’individuo alla comprensione e all’interpretazione dell’opera d’arte. Nella serie di ‘incursioni’ descrittive e ri-descrittive che ho ritenuto adeguato, recuperare e ri-aggiornare, prendo in considerazione tutte quelle componenti adatte a costituire uno strumento di accesso, all’argomento oggetto dello studio (l’opera d’arte), per ricavarne motivo di maggiore ponderazione e di ulteriore ragionamento, nel dibattito su degli episodi artistici intorno ai quali (secondo me) c’è ancora troppo silenzio. La forma di comunicazione scelta, espone la ricerca seguendo brevi trattazioni, discutendo il tutto, come fosse il ‘corpo’ di ben circostanziati “commentari” contemporanei. Sono dunque frammenti, tessere, piccoli brani di “storia delle arti” (come sostengo da tempo si possano chiamare le argomentazioni affrontate e dibattute) che qui distinguo come un insieme di chiare ‘voci’, appartenenti a quel paesaggio, un tempo identificato, con il nome di “Terra d’Otranto”. (altro…)

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Cercare di compendiare in poche righe la complessa simbologia del mosaico della cattedrale di Otranto, è impresa  quanto mai complessa. Molte pagine sono state spese per tentare di entrare in modo esaustivo in quello che molti definiscono “Il mosaico del Mistero”, un mosaico che ci proietta in pieno medioevo con una dovizia di particolari che ci trascinano nel mondo dei cristiani, dei catari, degli gnostici per citare i più facilmente aggredibili da una prima analisi del complesso pavimentale. (altro…)

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“filosofale”… è la pietra che significa

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“Se tu potessi entrare in una bella cittade

o in uno bello palagio agevolmente,

e tu non volessi, grande negligenza sarebbe questa.”

 

                                                                                                                                Giordano da Pisa

                                                                                                                               (Pisa 1260 – Piacenza 1311)

La frase che ho scelto per introdurre queste mie riflessioni è di Giordano da Pisa. Una breve ma intensa citazione riportata con lo scopo di preparare ed avvicinare il lettore ad un concetto importante legato a quello che può identificarsi come un vero e proprio ‘percorso’. Osservare un’opera d’arte è come esplorare una bella città o come scoprire lentamente le stanze di un palazzo di cui ci sono letteralmente spalancate le porte. La curiosità di entrare e di vedere corrisponde all’azione fondamentale di accedere ad un linguaggio nuovo e pretende un’attività di grande coinvolgimento che si realizza predisponendosi ad indagare quella città, quell’edificio, quelle stanze e dunque quell’opera d’arte. (altro…)

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La facciata della chiesa di San Domenico di Nardò, continua a rivelare le sue innumerevoli particolarità. Adesso ancora di più con l’aiuto della tecnologia. Paolo Marzano, dell’ “Osservatorio sulla città” di Nardò, grazie al team coordinato da Fernando Pero, ne coglie e ne indica alcune chiavi di lettura, proprio, in questo video.

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[Dalla Prefazione di Vincenzo D’Aurelio]

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Tabelle fu un antico feudo ricadente in territorio di Nardò (Le). Come spesso accade e nonostante il ruolo storico avuto nei secoli passati, molti luoghi spariscono dalla memoria comune diventando parte dei ricordi obliati. Questo è ciò che potrebbe accadere anche per Tabelle ma il lavoro di Riccardo Viganò rappresenta uno dei primi contributi importanti per riportare alla luce le vicende di un feudo già attivo dall’XI secolo.

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