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Archive for the ‘Scrittori salentini’ Category

Palore

di Franco Melissano

 

© Giuseppe Diso: Copia di Figura (olio su tela, cm 60×100, 2010)

Addhu penzi ca vai cu ‘ste vuci?

Francu, dimme, cce bbè ca te rimane?

Lu sule va sse nguccia quandu è mmane,

cu lle palore nun pporti e nun nduci. (altro…)

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di Pierluigi Camboa

Giuseppe de Nittis: Figura di donna

Abbracci e racconti
Intrecciati nel vento,
Arroccati nel canto
Corrucciato dei vinti.
Fra tre astucci d’amianto (altro…)

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Non garriscono più

di Giuseppe Santoro

Leonid Pasternak, ‘The passion of creation’

Non garriscono più le
mie rondini
silenziosamente pochi
rari sparuti stormi (altro…)

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di Lucio Causo

Emil-Claus- El Granja, Affresco 1904

Una volta anche nel mio paese si vedevano i fantasmi. Apparivano all’improvviso, nelle notti di luna piena, sui muri di cinta e sulle terrazze dei palazzi e delle vecchie ville di campagna, oppure lungo i “vati”, viottoli che, ancora oggi, percorrono e delimitano i vigneti e gli uliveti del nostro salento. (altro…)

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di Laura Rotella

Henri-Eugène Le Sidaner, La rue de l’eglise Villefranche sur mer, 1928

Avvampava,
come oggi,
il sole
e rabbioso
ballava (altro…)

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di Lorenzo De Donno

Ph. Giusy De Santis: “Aurora sulla foce degli Alimini”

Aprii gli occhi a fatica, avevo le palpebre incollate da cristalli di sale. Sentii il contatto con la sabbia fresca sotto i gomiti, fra le dita delle mani, il disagio di indumenti impregnati dall’umidità della notte. La brezza mulinava fra i pini ed i ginepri, caricandosi dei profumi balsamici delle loro  resine, scuoteva i giunchi, raccoglieva l’odore acre delle braci, ancora fumanti in fondo alla spiaggia. (altro…)

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06(Parafrasi della grande commedia in chiave moderna)
C’era una volta (eravamo nel lontano 2017) Strepsiade, un anziano pensionato salentino, ormai alle soglie della disperazione per la quotidiana persecuzione da parte degli esattori di Equitalia; il pover’uomo, dopo una vita passata a spezzarsi le ossa nei campi, pensava di aver raggiunto la serenità con la pensione, ma ben presto si accorse di non essere più in grado di sostenere il peso delle tante tasse e dei tanti balzelli, che cambiavano di nome di anno in anno, ma che inevitabilmente aumentavano di peso e intensità, mentre la sua misera pensione restava sempre uguale. Doveva porre riparo a quella situazione e, raccolti i suoi risparmi, provvide ad acquistare un biglietto per il velocissimo aliscafo da Otranto alla Grecia per inviare il brillante figlio Filippide, giovane avvocato, ad Atene, alla scuola di Socrate; pensava, infatti, che il grande filosofo in pochi giorni avrebbe potuto insegnare al figlio la logica profonda dei sillogismi e il grande valore strategico di sottili sofismi e di altre complesse metodologie dialettiche, che gli avrebbero consentito di acquisire forma e comportamenti da tenere per districarsi nei più fitti gineprai e per prevalere negli scontri dialettici, persino in posizione di torto evidente.

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