Poesie, Scrittori salentini

Asteniamoci dal parlare…

di Annarita Nutricati

 

Mark Rothko Blue Green and Brown

 

Asteniamoci dal parlare,

da quel discorrere

del più e del meno;

dal confessare

le minute debolezze,

mentre ingoiamo

già la serpe.

 

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Poesie, Scrittori salentini

Sono oltre l’inginocchiatoio…

di Daniela De Pascalis

 

GianniPascoli: Viola (2011, olio su tela 24×30)

 

Sono oltre l’inginocchiatoio

tra la sua verginità

addolorata che mi smembra

e gli occhi che virano al dio

urlante sui miei talloni

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Poesie, Scrittori salentini

Clamori

di Cesare Minutello

Scuola italiana del XVIII secolo: Angelo custode olio su tela, cm 73×48,5

m’accorgerò di non essere solo

nel centro della città

fatua di clamori natalizi

nel coro indistinto

di tacchi rumori corrieri

e frattaglie di desideri incartati Continua a leggere “Clamori”

Poesie, Scrittori salentini

Fabrizio

di Pierluigi Mele

© Silvia Recchia: I colori dell’anima (olio su tela 110×160)

Vedremo altri soli

domani, o giù

nella stiva sono questi

i migliori. Ditemi

ora quale ascia interrare

quale freccia nell’aria.

 

La signora naviga,

ormeggia alla baia

di cose insicure,

una mano alla mano

di ogni paura.

E riprende il viaggio

tra il fondo e la cima

ché l’uomo a bordo

è felice di averla cantata.

 

Solo un caffè chiedo

signora, ho nicotina

a farne di strada

e riempirla d’inchiostro.

Stasera discuto la tesi

col buio che tira,

la stella che manca

alla mia collezione.

Dammi ancora caffè

da notti non dormo

e sono certo di averti sognata.

Sei la stessa dei sogni

signora, solo un occhio è più scuro,

quello che ora ti guarda affondare.

 

Un ottico, un cerino

per vedere ai miei piedi.

Ci sono cicche e non sono le mie,

qualcun altro è venuto,

i minori che ho intonato

mi dici, sono i primi

a viaggiare su questa nave.

Ti chiamo signora

e mi piaci così, libertà.

Perciò ti accordo

per chi non s’inchina

e anarchia signorina.

 

Un calcio dopo l’altro

a vedere il cuore più in alto

volare davvero.

L’ho pulito dal fango

a contare i calci che ha preso

e al cielo l’ho reso

perché non cambiasse.

 

Da un pettirosso

ho avuto i miei figli

dai vicoli i fiori

dai monti prigione

ma è stato peggio

tornare e vedere com’era.

 

Un oceano,

un altro, signora,

verrà Nina a issare le vele.

Le altre ridono,

le tante Princesa

sono vere signore,

come Nancy e forse la vita.

 

Ho freddo, ho sbagliato

stagione a partire,

la pietà ha aperto

sul petto una falla,

un papavero e non posso vederlo,

lo credevo guarito

invece fa sangue.

Andiamo, signora,

se sogno vuol dire

che è primavera.

La morte è una rosa,

io m’innamoro di tutto.

 

 

Poesie, Scrittori salentini

con cadenza d’incolti… / davvero se viaggiamo…

di Luca Crastolla

Cesare Cuppone: Neviano – Salento (Olio su tavola 40 x 60)

con cadenza d’incolti in quotidiane

aperture e serrate di persiane, mille

mille dattilodisgrafie e precisazioni. Al torsolo

della fame un culto dei morti: sistemare

potpourri fra i capelli, i biscotti nella latta

in cui hai rinvenuto uno scatto

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Poesie, Scrittori salentini

da “In quest’adusta terra”

di Franco Melissano

NETTARE MISTERIOSO

Nettare misterioso

è questo eterno viaggio

che non conosce meta

dove quietarsi possa

l’anelito del cuore

E l’isola che ieri

con palpito ubriaco di speranza

scorgevo all’orizzonte

oggi si svela già

orribile prigione.

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RACCOLTI

Vi rivedo sul filo mai sopito

della mente migrare a fiotti a fiotti

come rondini fuori di stagione,

le scarse carabattole assiepate

su grosse nere macchine stracolme

di braccia di sudore e di speranze.

Via dalla pietraia

avara e sitibonda

verso un raccolto forse meno magro,

a tirar su le verdi grandi foglie

del tabacco odoroso.

E il borgo era più triste.

Ma presto tornavate ai vecchi nidi

come rondini fuori di stagione.

Poi si sciamò in terre più lontane

dove spirava fùmido

un vento di memorie.

E si cercò un pane

nelle viscere nere della terra:

non so dire se fu un buon raccolto,

ma qualcuno non fece più ritorno.

Poesie, Scrittori salentini

…le righe vanno infrante…

di Titti De Simeis

Pasquale Urso: “La quercia vallonea”

“… le righe vanno infrante, sbriciolate, sgrammaticate: tra le parole c’è l’infinitezza dei silenzi, del non detto che impazza di vita, Continua a leggere “…le righe vanno infrante…”