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Archive for the ‘Racconti’ Category

Giuseppe Diso, ‘Salento’ (olio su tela, 60×90) – 2017

Succede. Quando entri in un negozio e ti si chiede di dove sei. Perché hai un accento diverso, perché sorridi mentre chiacchieri, perché è inevitabile darti retta anche se c’è molta gente: ti porti dietro la semplicità di chi non finge accenti che non gli somigliano o che non sa ‘dire’. Sei così, e partecipi il mondo che ti abita, a chiunque. Sai di ‘Sud’ e non sai negarlo. Non puoi. Non vuoi invogliare benevolenza in chi, ancora oggi, rigetta la presenza dei meridionali nell’Italia più ‘evoluta’. (altro…)

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di Lucio Causo

Claude Monet: ‘Promenade’ – olio su tela, 1875

Un giorno, quand’ero ragazzo, arrivarono a casa dei nonni, in campagna, Antonia e Marco, sfollati dalla città a causa dei bombardamenti aerei. Erano sposati da poco più di un anno, ma non parlavano mai d’avere figlioli. (altro…)

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di Lucio Causo

Emil-Claus- El Granja, Affresco 1904

Una volta anche nel mio paese si vedevano i fantasmi. Apparivano all’improvviso, nelle notti di luna piena, sui muri di cinta e sulle terrazze dei palazzi e delle vecchie ville di campagna, oppure lungo i “vati”, viottoli che, ancora oggi, percorrono e delimitano i vigneti e gli uliveti del nostro salento. (altro…)

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di Lorenzo De Donno

Ph. Giusy De Santis: “Aurora sulla foce degli Alimini”

Aprii gli occhi a fatica, avevo le palpebre incollate da cristalli di sale. Sentii il contatto con la sabbia fresca sotto i gomiti, fra le dita delle mani, il disagio di indumenti impregnati dall’umidità della notte. La brezza mulinava fra i pini ed i ginepri, caricandosi dei profumi balsamici delle loro  resine, scuoteva i giunchi, raccoglieva l’odore acre delle braci, ancora fumanti in fondo alla spiaggia. (altro…)

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06(Parafrasi della grande commedia in chiave moderna)
C’era una volta (eravamo nel lontano 2017) Strepsiade, un anziano pensionato salentino, ormai alle soglie della disperazione per la quotidiana persecuzione da parte degli esattori di Equitalia; il pover’uomo, dopo una vita passata a spezzarsi le ossa nei campi, pensava di aver raggiunto la serenità con la pensione, ma ben presto si accorse di non essere più in grado di sostenere il peso delle tante tasse e dei tanti balzelli, che cambiavano di nome di anno in anno, ma che inevitabilmente aumentavano di peso e intensità, mentre la sua misera pensione restava sempre uguale. Doveva porre riparo a quella situazione e, raccolti i suoi risparmi, provvide ad acquistare un biglietto per il velocissimo aliscafo da Otranto alla Grecia per inviare il brillante figlio Filippide, giovane avvocato, ad Atene, alla scuola di Socrate; pensava, infatti, che il grande filosofo in pochi giorni avrebbe potuto insegnare al figlio la logica profonda dei sillogismi e il grande valore strategico di sottili sofismi e di altre complesse metodologie dialettiche, che gli avrebbero consentito di acquisire forma e comportamenti da tenere per districarsi nei più fitti gineprai e per prevalere negli scontri dialettici, persino in posizione di torto evidente.

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di Tiziana Pedone

Marvin Cone, “Habitation” – olio su tela (24×30)

Guardai l’orologio appeso alla parete.

“Mezzanotte” dissi piano, nella stanza vuota.

Volsi di nuovo lo sguardo alla finestra, all’orizzonte nero che inghiottiva tutto.

Rimasi ferma così, dove mi trovavo, fino a che sentii la Notte che mi chiamava a sé. (altro…)

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di Titti De Simeis

Titti De Simeis: Sud

Noi del sud ci sediamo sulle scale, nei pomeriggi di pietra calda, i pantaloni dal risvolto distratto e i piedi scalzi. Ci sediamo sulla soglia delle case, nelle ore buie e piccole di racconti, nelle notti insonni dei salotti di strada.

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