Poesie, Scrittori salentini

Esiste un mondo magico…

di Piero Sansò

Prima fioritura, olio su tela, cm 100×80, anno 2010

Esiste un mondo magico
strappati i veli delle apparenze
tragicamente
o più semplicemente
per via della primavera
di un orizzonte a tutto tondo
dell’onda lunga di risacca
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Poesie, Scrittori salentini

Quando non ho parole chiare…

di Annarita Nutricati

Quando non ho parole chiare
e di rosso s’azzurrano le viole
e il mio chiaroscuro è fra pelle
e chiome tu scorgi che chiuse
e scontorte sono solo le forme.

C’è un luco di faggi dove schiocco
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Poesie, Scrittori salentini

Foglio di via

di Pina Petracca

 

Ghetonìa (Il vicinato) 2012 rame 95 x 108; carta ficus carica; acquaforte, m. zucchero, acquatinta, puntasecca; XI esemplari

 

Sulla punta della lingua
la parola
sedotta da consonanze
di rito,
ma nella sala vuota
sola
a cercare del senso
consistenza
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Cultura salentina

Francesca

di Lucio Causo

Era un giorno in cui non c’era scuola piena. Eravamo usciti al termine della terza ora di lezione e stavamo già passeggiando lungo il viale della stazione in attesa di prendere il treno per tornare al paese. Era martedì grasso e ci preparavamo a festeggiare il carnevale. Nel pomeriggio saremmo andati tutti a casa di Francesca che, come sempre, era il perno attorno al quale ruotavano gli amici. Continua a leggere “Francesca”

Poesie, Scrittori salentini

Fiori rosa, fiori di pesco

di Biagio Liberti

Lucian Freud: Testa di ragazzo, 1952 di (1922-2011

Sul sentiero aggallano
i primi fiori di pesco
nell’ultimo quarto di luna marzolina
quel rosa, dapprima tenue
quasi guancia di bimbo

poi

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Racconti, Scrittori salentini

Dialogo sulla fine di se stessi. Operetta immorale.

di Dario Massimiliano Vincenti

Pablo Picasso

 

Islandese: credevi Natura che non sarei sopravvissuto a te, vero? È finito sì il mio corpo, ma non il mio spirito. E il mio spirito è pensiero, ed è umanità. Puoi fermare il tempo, non il “sempre”. Finiremo insieme. Tu e noi umanità.

Natura: dopo te, insegnerò a qualcun altro, a tanti altri, a conoscermi, e anche questi saranno come te, esistenza che finisce.

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Cultura salentina

Noi inarrestabili. Come ci siamo presi il mondo

Noi inarrestabili. Come ci siamo presi il mondo,
racconto epico di Yuval Noah Harari con le illustrazioni di Ricard Zaplana Ruiz

di Paolo Rausa
Quel “noi inarrestabili” gonfia di orgoglio e allo stesso tempo mette i brividi. Soddisfatti del nostro viaggio. “Che ridi? – dice il poeta latino Orazio in una Satira -, è di te che stiamo parlando…” come genere umano. I salti della storia, i progressi inenarrabili, le condizioni di precarietà, un mondo ostile, la mancanza di tutto, eppure… Eppure il genere umano ha saputo trasformare il mondo, conquistarlo pezzo dopo pezzo, vita dopo vita, degli altri, specie affini come i Neanderthal, e gli animali, i mam-mut, e la natura trasformata a nostro piacere, secondo il nostro arbitrio. “Abbiamo sospinto indietro persino il mare” – rincara la dose il filosofo Seneca – Dovunque il litorale si incurverà in qualche in-senatura, lì getterete subito le fondamenta!”. La metriotes e l’autarkeia oraziane trovano eco in que-sti pensieri che Seneca scrive al giovane Lucilio. Come fa Yuval Noah Harari che dopo aver affron-tato in una serie di saggi, in Sapiens. Da animali a dèi, Homo Deus, 21 lezioni per il XXI secolo e il graphic novel Sapiens, ora con questo saggio epico illustrato si rivolge ai giovanissimi, dai 9 ai 99 anni dice, per narrare le nobili gesta del genere umano alle prese con le difficoltà della vita a cui sep-pe rispondere grazie all’ingegno, a differenza di tutte le altre specie viventi. Siamo narratori: è questa la differenza con gli altri. Abbiamo saputo raccontare delle storie convincenti intorno a cui costruire comunità di credenti, non solo religiose. Concetti quali autorità, potere, razza, hanno dovuto avere il supporto di un racconto credibile, che ha dato vita a figure riconosciute, come il re o il sacerdote, meglio lo sciamano, intorno a cui consolidare le nostre convinzioni, disposti a lottare per affermarle. Altro elemento essenziale dello sviluppo umano è la scoperta e la necessità della collaborazione. Solo mettendosi insieme e unendo le forze è possibile averla vinta sui pericoli che incombono nella fore-sta, durante le notte buie e fredde, costituendo dei clan che si prendono cura degli altri, ripartiscono il lavoro, si organizzano, affrontano le bestie feroci e dalla grande mole sino alla loro completa e inarrestabile estinzione. Non è stata solo la glaciazione a far scomparire del tutto i mastodontici mammut e i diprotodonti, ma la continua espansione del genere umano che ha prosciugato nella lun-ga e inarrestabile marcia i continenti, illesi fino a che la sua presenza “organizzata” non ha fatto piaz-za pulita, dall’Africa all’Europa, all’Asia, all’Australia e infine nel continente americano. Un cammi-no che si è giovato di scoperte sensazionali, addomesticamenti, controllo dei cicli riproduttivi delle piante, la disponibilità del fuoco per tenere lontani gli animali notturni e riscaldarsi ma soprattutto per cuocere i cibi. E’ stata veramente una marcia trionfale, ma non tutto brilla a quanto sembra. Lo dimostrano i grandi problemi in cui versa l’umanità, tuttora irrisolti, e la continua dissacrante opera distruttiva di chiunque non stia alle nostre regole, di Sapiens, animali o vegetali che siano. Noi inar-restabili, eppure ora o mai più serve un freno alla nostra attività smodata, che sta causando seri rischi al pianeta. Corredata dalle illustrazioni sapienti e ironiche di Ricard Zaplana Ruiz, questa nuova av-ventura editoriale di Harari mira alla consapevolezza per fare chiarezza su chi siamo, come siamo ar-rivati a questo punto e come invertire la tendenza in atto e cambiare gli stili di vita. Si saprà smentire Sapiens o continuerà nel suo folle volo? Giunti Editore S.p.A/Bompiani, 2022, Firenze-Milano, pp. 165, € 16,00.

San Giuliano Milanese, 18/04/2023

Racconti, Scrittori salentini

Storia minima del chiodo che fece cadere Dio

di Dario Massimiliano Vincenti

 

L’Orologio: “Non ho cercato il tempo. È il tempo che si è aperto dinanzi a me ed ha iniziato a scorrere senza che fossi io a chiedergli niente. Perché il tempo è così: si offre a chi non chiede di averne, e si lascia scappare via veloce da chi invece ne chiede o ne vorrebbe altro ancora. Continua a leggere “Storia minima del chiodo che fece cadere Dio”

Cultura salentina

2 dicembre 1943, il bombardamento del porto di Bari

di Lucio Causo
Bombardamento aereo della Lutwaffe al porto di Bari
SVELATO IL MISTERO DEL RELITTO DELLA NAVE AFFONDATA DAVANTI AL PORTO
Il relitto della nave che giaceva a 55 metri di profondità davanti al porto di Bari era quello del Liberty Ship americano “Samuel J. Tildens”. Il mistero venne svelato nell’agosto del 2011 a seguito delle indagini condotte dal Nucleo Subacqueo dei Carabinieri di Bari (Fabio Introna, Nico Fumai, Sabino Scianatico) che, approfittando di una eccezionale visibilità, riuscirono a fare delle riprese del piroscafo squarciato. Le immagini furono passate al giornalista Nicolò Carnimeo de La Gazzetta del Mezzogiorno che scrisse un articolo il 4 settembre col quale diceva che a pochi chilometri dal porto c’era una nave dal nome e dalla storia sconosciuta e che poteva essere il Brindisi 2, ma le dimensioni non combaciavano e furono chieste nuove informazioni. Continua a leggere “2 dicembre 1943, il bombardamento del porto di Bari”

Poesie, Scrittori salentini

Cambio via

di Pina Petracca

Edward Hopper: Morning Sun

Sapete sempre distinguere
i buoni dai cattivi.
Io non so.
Le ugole stonate
dai cori angelici.
Io non odo.
Tutta la verità
dalla bugia.
Io ancora cerco.
Sapete sciorinare
le giuste parole
nel momento giusto
al posto giusto
con giuste persone.
Continua a leggere “Cambio via”

Cultura salentina

Riti, feste e tradizioni pasquali nel Salento (Parte II)

di Lucio Causo

Foto di Gianfranco Budano

Il Sabato Santo, nella tradizione antica, era dedicato ai preparativi della vigilia di Pasqua. Si pensava alla pulizia generale della casa e alla confezione del pane pasquale, che doveva avere l’uovo dentro: la Cuddhura cu l’ou (la ciambella con l’uovo). Aveva una forma particolare e si regalava alla vicina di casa o altra persona amica ogni qualvolta al forno di famiglia si cuoceva il pane. Per i ragazzi se ne confezionava una più piccola ed era la Madonna della Luna che si donava. La dispensatrice del pane era la Madonna della Luna (la luna piena) tenuta in grande considerazione dai contadini che non potavano mai il vigneto in fase di luna vacante per paura che si svuotassero i tralci dei quali avevano bisogno per accendere il fuoco e cucinare nei camini. La pulizia a fondo della casa era obbligatoria perché dal giorno dopo Pasqua cominciava la benedizione delle case e farsi trovare la propria casa sporca costituiva una vergogna insopportabile. Poco era il pane che si consumava a pezzi, la maggior parte lo si biscottava per poterlo conservare a lungo e mangiarlo bagnato con olio, sale e pomodoro. Continua a leggere “Riti, feste e tradizioni pasquali nel Salento (Parte II)”