Ambiente, Archeologia, Scrivere il Salento

Lu lupu alli pecuri: la leggenda della Campana d’ Oro di Scerza

di Gianfranco Mele

img 1 scerza zona grotta campana d'oroTra gli anni ’70 e ’80 l’imboccatura della grotta di Scerza a Sava è stata ostruita, non si sa bene da chi e per quale motivo, e pertanto non è più accessibile. Il sito dovrebbe essere recuperabile in quanto l’ostruzione interessa, a quanto sembra, soltanto la scalinata d’accesso, e un suo ripristino potrebbe raccontare molto della storia dei luoghi, dal momento che sino al periodo della sua chiusura non è stata oggetto d’indagine neanche da parte dei cultori della storia e dell’archeologia locale. Continua a leggere “Lu lupu alli pecuri: la leggenda della Campana d’ Oro di Scerza”

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Saggio

Salento d’argilla: I Bonsegna ceramisti di Nardò: da immigrati ad artigiani di successo

di Riccardo Viganò

fastigio sedile nardòNella seconda metà del ‘500 la città di Nardò era divenuta uno dei principali centri di Terra d’Otranto (anche per l’influenza degli Acquaviva, duchi di Nardò) tanto da rappresentare una delle principali mete verso cui era diretta l’immigrazione di manodopera specializzata proveniente dalle più svariate parti d’Italia. Continua a leggere “Salento d’argilla: I Bonsegna ceramisti di Nardò: da immigrati ad artigiani di successo”

Archeologia, Saggio, Storia

I Manieri ceramisti di Nardò: argilla, fuoco e affari

di Riccardo Viganò

Place Publique de la Ville de Nardò (Neretum), Abraham Louis Ducros, acquerello, 1778
Place Publique de la Ville de Nardò (Neretum), Abraham Louis Ducros, acquerello, 1778

I primi rappresentanti della famiglia Manieri erano giunti in Nardò agli inizi del ‘500. La loro provenienza non è nota poiché i primi documenti disponibili risalgono alla seconda metà del XVI sec. ovvero al periodo in cui la famiglia risultava già residente in loco. Alcuni studiosi ipotizzano una sua origine veneta altri, invece, come proveniente dall’Abruzzo; entrambe, qualunque sia quella esatta, sono state regioni con una grandissima tradizione ceramica.

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Archeologia, Storia

L’insediamento ciclopico rupestre nella campagna di Melendugno (Le)

di Paolo Rausa

Il palazzo ciclopico rurale, Meledugno
Il palazzo ciclopico rurale, Meledugno

Ulivi e menhir, la terra del Salento nasconde tesori che la natura e il tempo hanno preservato per noi. A Minervino di Lecce e Giurdignano si allineano le pietre itifalliche erette verso il cielo come per innalzare la potenza umana sull’Olimpo. Con il maestro scultore nel duro e venato legno di ulivo Vincenzo de Maglie, originario di qui, raccogliamo l’invito di Donato Santoro a Melendugno per una introspezione bucolica, in dolce compagnia, alla scoperta di tracce del passato, massi sovrapposti in ordine a simulare una casa o un tempio, un luogo sacro.

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Archeologia, Storia

Salento d’argilla: embrici

di Riccardo Viganò

I motivi dell’uso tradizionale di coppi, più raramente di mattoni, nell’edilizia salentina sono da motivabili dall’esiguo costo dei materiali impiegati. Il loro era un utilizzo diffuso in tutte le categorie sociali e, in particolar modo, anche per le coperture degli ultimi piani dei palazzi nobiliari. Continua a leggere “Salento d’argilla: embrici”

Archeologia, Architettura, Saggio, Storia

Piccola guida alla storia di Tabelle: origini e archeologia di un feudo neretino (ultima parte)

di Riccardo Viganò

 

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Galatone, stato attuale dell’antico sito di Tabelle

5. Le Masserie

Masseria Monacelle o Monacèddhe

Conosciuta, in alcuni documenti e nella memoria di pochi anziani, anche col nome di Santu Nicolicchiu, l’attuale struttura è una piccola parte dell’originario complesso della masseria, ormai fatiscente, scampato alla furia edificatoria che tra le quali distrusse il cimitero e le ultime evidenze della chiesa di S Nicola di Mira. di questo monumento rimane solo il piccolo nucleo centrale ed un arco ad ogiva. Con un estensione di un ettaro fu edificata su un pendio del canale dell’asso, circondata e chiusa un ormai raro muro a secco aggettante, chiamato “paralupi”. Vi è una cavità artificiale profonda, adibita probabilmente, a stalla per gli armenti, data la totale assenza di tali strutture in superficie. Poco distante vi è un altro ipogeo, probabilmente adibito alla tesso uso della precedente, fu segnalato dall’Archeoclub essa mostrava un ambiente campaniforme con una rampa d’accesso, attualmente distrutto. La copertura della cavità artificiale doveva essere a grossi blocchi, di tipologia vicina a quelle delle cisterne di quel periodo.

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Archeologia, Ceramica

Tre esemplari ceramici in stile compendiario di produzione neretina

La coppa che contiene il vostro vino non è forse la stessa bruciata nel forno del vasaio?
(Kahlil Gibran)

di Riccardo Viganò

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Frammento di piatto con stemma dei Protonobilissimo, dagli scavi nel palazzo del Principe, XVI secolo. Muro Leccese, Museo del Palazzo del Principe

Lo stile ceramico detto compendiario, secondo la definizione dello studioso faentino G. Ballardini, perchè riassuntivo e sommario nel tracciare le raffigurazioni, è presente dalla seconda metà del Cinquecento. Il protrarsi di canoni pittorici rinascimentali che privilegiavano soluzioni formali bidimensionali, con dettagli anatomici e la ridondanza decorativa, rappresenta il maggiore ostacolo all’affermarsi della sommaria descrizione delle figure, che il tratto abile e deciso del pittore del “compendiario” proponeva. Continua a leggere “Tre esemplari ceramici in stile compendiario di produzione neretina”