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Posts Tagged ‘Architettura’

Civitas artificiosa

Appunti sul rapporto tra l’ anacronismo delle immagini e la sopravvivenza affidabile degli ‘exempla’ nella creazione della scena urbana (prima parte).

1-copertina

 “L’abitudine ci impedisce di vedere e di sentire gli oggetti. Bisogna ‘deformarli’, dar loro una nuova forma affinché il nostro sguardo si applichi ad essi: questo è il fine delle convenzioni artistiche, questo è il ruolo puramente innovatore dell’arte sui meccanismi della percezione”

AA.VV., Théorie de la literature, Paris, 1966, p. 16

Tzvetan Todorov

 

L’ imago urbis si fonda sulla compositio loci. Per comprendere alcune realtà urbane formatesi in determinati periodi storici e delle quali rimangono in evidenza delle reali tracce strutturali, dobbiamo partire da questa premessa per poterci accedere. Muoversi alla ricerca di luoghi con queste caratteristiche vorrebbe dire promuovere un genere di indagine fisica e percettiva che molto avrebbe da dichiarare sulla concreta costruzione delle ‘stanze’ ad uso e consumo della memoria e quindi della nostra conoscenza. (altro…)

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Commentari – Sull’alterazione e il consumo delle ‘voci’, nell’arte

copertina

di Paolo Marzano

 

“Ragioniamo”, disse Guglielmo. “Cinque stanze. Quadrangolari o vagamente trapezoidali, con una finestra ciascuna, che girano intorno a una stanza eptagonale senza finestre a cui sale la scala. Mi pare elementare. Siamo nel torrione orientale, ogni torrione dall’esterno presenta cinque finestre e cinque lati. Il conto torna. La stanza vuota è proprio quella che guarda a oriente, nella stessa direzione del coro della chiesa la luce del sole all’alba illumina l’altare, il che mi sembra giusto e pio. L’unica idea astuta mi pare quella delle lastre di alabastro. Di giorno filtrano una bella luce, di notte non lasciano trasparire neppure i raggi lunari. Non è poi un gran labirinto. Ora vediamo dove portano le altre due porte della stanza eptagonale. Credo che ci orienteremo facilmente.”

Tratto da Il nome della rosa cap. II

di U.Eco, Bompiani, Milano 1980

 

Questi miei appunti traggono nuovi motivi di ricerca, da alcune considerazioni già trattate che, in altre pubblicazioni, hanno trovato sviluppo, ma non l’effettiva completezza. Ne è conseguito un necessario approfondimento, utile ad arricchire e allo stesso tempo, integrare le tesi esposte, secondo un procedimento di confronto e deduzione, unicamente diretto a tratteggiare quel complesso approccio dell’individuo alla comprensione e all’interpretazione dell’opera d’arte. Nella serie di ‘incursioni’ descrittive e ri-descrittive che ho ritenuto adeguato, recuperare e ri-aggiornare, prendo in considerazione tutte quelle componenti adatte a costituire uno strumento di accesso, all’argomento oggetto dello studio (l’opera d’arte), per ricavarne motivo di maggiore ponderazione e di ulteriore ragionamento, nel dibattito su degli episodi artistici intorno ai quali (secondo me) c’è ancora troppo silenzio. La forma di comunicazione scelta, espone la ricerca seguendo brevi trattazioni, discutendo il tutto, come fosse il ‘corpo’ di ben circostanziati “commentari” contemporanei. Sono dunque frammenti, tessere, piccoli brani di “storia delle arti” (come sostengo da tempo si possano chiamare le argomentazioni affrontate e dibattute) che qui distinguo come un insieme di chiare ‘voci’, appartenenti a quel paesaggio, un tempo identificato, con il nome di “Terra d’Otranto”. (altro…)

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“filosofale”… è la pietra che significa

imm1

“Se tu potessi entrare in una bella cittade

o in uno bello palagio agevolmente,

e tu non volessi, grande negligenza sarebbe questa.”

 

                                                                                                                                Giordano da Pisa

                                                                                                                               (Pisa 1260 – Piacenza 1311)

La frase che ho scelto per introdurre queste mie riflessioni è di Giordano da Pisa. Una breve ma intensa citazione riportata con lo scopo di preparare ed avvicinare il lettore ad un concetto importante legato a quello che può identificarsi come un vero e proprio ‘percorso’. Osservare un’opera d’arte è come esplorare una bella città o come scoprire lentamente le stanze di un palazzo di cui ci sono letteralmente spalancate le porte. La curiosità di entrare e di vedere corrisponde all’azione fondamentale di accedere ad un linguaggio nuovo e pretende un’attività di grande coinvolgimento che si realizza predisponendosi ad indagare quella città, quell’edificio, quelle stanze e dunque quell’opera d’arte. (altro…)

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di Paolo Marzano

1 Posture Solimena e allievi

Da uno studio di Paolo Marzano sulle opere del pittore Francesco Solimena e la sua scuola, ecco alcuni dei particolari, presenti per la maggior parte nelle sue opere, con le varie figure o gruppi di figure … la didascalia continua in coda all’articolo.

Colgo con interesse, l’occasione offertami dalla nota a margine che il sagace commentatore, aggiunge al mio ultimo articolo: Il Salento delle città apparate: l’irlandese pozzo di San Patrizio, a Nardò per cui ritengo sia estremamente utile, ampliare la riflessione, coinvolgendo più particolari nella descrizione (inerente ‘la lettura’ dell’altare preso in esame e situato nella cattedrale di Nardò, di cui parla lo scritto) per poi trarne maggiori elementi di confronto e verifica.

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di Brizio Montinaro

©Gianfranco Budano: Paesaggio Salentino

©Gianfranco Budano: Paesaggio Salentino

Il nostro territorio è disseminato di costruzioni che si potrebbero definire “architettura della tradizione” caratterizzate da sistemi costruttivi e materiali tradizionali, spesso realizzate spontaneamente secondo logiche di autocostruzione utilizzando materiali reperiti in loco o a pochissima distanza (concetto molto sostenibile), costruzioni nella maggior parte semplici nelle finiture ma complesse da un punto di vista tecnico-costruttivo (volte a botte, volte leccesi di vario tipo, ecc). I materiali usati erano tufi, pietra leccese, calce, intonaco a base di calce, intonaci a base di terra argillosa e calce, coccio-pesto, graniglie battute, ed i sistemi a complemento abitativo erano pergolati, sistema di raccolta delle acque in cisterne, sistemi di compostaggio dei rifiuti organici, ecc. Tutti i materiale e i dispositivi qui citati frettolosamente hanno pieno titolo ad essere considerati Architettura Bioecologica.

Cos’è successo allora di tanto grave negli ultimi 50 anni? (altro…)

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di Brizio Montinaro

Red hot poppies

© Gianfranco Budano: Red hot poppies

In Italia la qualità ecologica dei materiali edili e la loro nocività per la salute non sono assolutamente controllate, è quindi ineludibile l’avvio di un processo di sviluppo sostenibile. Questo si dovrà basare sulla qualità anziché sulla quantità, su una drastica interruzione del consumo di territorio, (altro…)

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di Brizio Montinaro

Muretti, ulivi, pagghiare

©Gianfranco Budano: Muretti, ulivi, pagghiare

Tra costruzioni a “tholos” in un territorio fortemente antropizzato in labirinti di muri a secco si sviluppa il progetto di “museo diffuso” nell’ipotesi di un turismo “nomade” e di qualità, itinerante tra i luoghi più suggestivi della terra del sole e dell’olio bagnata dal mare. (altro…)

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