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Posts Tagged ‘Puglia’

di Paolo Marzano

Torre Uluzzo (ricostruzione di Paolo Marzano)

Torre Uluzzo (ricostruzione di Paolo Marzano)

Situata sullo spuntone di roccia che guarda sulla grande baia, la torre Uluzzo, ormai ridotta a rudere, abbraccia l’ampia veduta.  Da torre dell’Alto a torre Inserraglio, scruta l’orizzonte da perfetta vedetta.

Evidente il suo stato di alterato abbandono e l’indifferenza generale per questi monumenti storici, ma, alquanto evidente, è anche la grande potenzialità dei luoghi e del paesaggio. Il ripristino ‘virtuale’ della torre antica del ‘Crustano’ o di Uluzzo, ritengo sia un atto dovuto alla nostra intelligenza e al rispetto dell’onestà intellettuale di tutti coloro che, ogni giorno, ricercano studiano e si appassionano al nostro territorio, volendone difendere i valori originari più importanti.

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di Antonietta Trono

I trappeti ipogei, frantoi scavati nella roccia, parlano di un’economia fiorente di un lontano passato, testimoni nascosti di una civiltà millenaria difficile e pesante, di uomini e animali allo stesso modo asserviti alla macchina. La fatica derivante da un lavoro insopportabile e quasi debilitante era però necessaria per ottenere, dopo lunghi processi di lavorazione, l’oro liquido dell’economia pugliese nel 1500, l’olio di oliva. (altro…)

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Assoluzione al tumulo. Ultima parte della Missa da requiem, secondo il rito tridentino (Disegno d'epoca)

Assoluzione al tumulo. Ultima parte della Missa da requiem, secondo il rito tridentino (Disegno d’epoca)

La nostra epoca è l’età delle perifrasi. Il cieco è diventato non vedente, il sordo non udente, lo spazzino operatore ecologico, il portatore di handicap diversamente abile. Così pure, ritenendo un’offesa il termine vecchiaia, lo si è sostituito con “terza età”… come se un espediente letterario possa cambiare la realtà delle cose. Ma è la parola morte ad essere stata bandita, più di ogni altra, dal vocabolario corrente!

Eppure scienza e tecnologia, con i loro deliri di onnipotenza, si infrangono contro l’inesorabile decadimento fisico di ogni essere vivente. Si camuffano vecchiaia e malattia, ma la morte è impossibile nasconderla. (altro…)

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Icona miracolosa della Madonna della Grazia (fine sec. XIV - inizi sec. XV), custodita e venerata presso l'omonimo Santuario di Galatone (foto F. Danieli)

Icona miracolosa della Madonna della Grazia (fine sec. XIV – inizi sec. XV), custodita e venerata presso l’omonimo Santuario di Galatone (foto F. Danieli)

Si colora di luci e pullula di pellegrini, in questi giorni, la città di Galatone. Ricorre l’8 settembre infatti – come da antica tradizione – la festa della Madonna della Grazia. Custodita nell’omonimo santuario, la sua effigie miracolosa è celebre per la macchia di sangue che ne vela l’occhio destro.

Il canonico Francesco Antonio Core, riferendosi ai fatti prodigiosi del 1621 avvenuti intorno all’icona del SS. Crocifisso della Pietà, canta la fortuna di Galatone che può vantarsi di segni di predilezione sia da parte della Madre sia da parte del Figlio. Secondo quanto riporta il Core, infatti, il miracolo del SS. Crocifisso segue a trentacinque anni di distanza quello della Madonna della Grazia. L’episodio dell’oltraggio alla Vergine, dunque, dovrebbe datarsi intorno al 1586. Convalidano questa ipotesi i documenti manoscritti relativi all’immediato avvio dei lavori per la costruzione della chiesa. (altro…)

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di Paolo Marzano

Place Publique de la Ville de Nardò (Neretum), Abraham Louis Ducros, acquerello, 1778

Place Publique de la Ville de Nardò (Neretum), Abraham Louis Ducros, acquerello, 1778

“Place publique de la ville de Nardò (Neretum)”. E’ titolato così l’acquerello di Abraham Louis Ducros del 1778. La scoperta di nuove tracce che testimoniano il passato di una città, affascinano e incuriosiscono, specialmente, gli appassionati di queste tematiche. D’altronde, rappresentano visioni, ma anche prove di una storia che con il tempo, stratifica modi di vivere, emozioni, usi, costumi e sensazioni che la città regala.

Si tratta di un disegno importante e carico di informazioni che coincidono, in parte, con la realtà odierna, e che, se analizzato a fondo, evidenzia particolari molto interessanti.

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Mons. Cuccarollo in una foto d'epoca

Mons. Cuccarollo in una foto d’epoca

L’arcivescovo Cornelio Sebastiano Cuccarollo resse l’arcidiocesi di Otranto tra il 1930 e il 1952, nel difficile arco temporale che abbraccia gran parte dell’era fascista e il primo dopoguerra. Il suo lungo episcopato è uno dei più contraddittori nella plurimillenaria storia dell’arcidiocesi idruntina. Uomo di santa vita, fra Cornelio da Mussolente era un cappuccino di origine veneta, traslato a Otranto dalla diocesi dauna di Bovino. Una caratteriale impulsività lo condusse in più occasioni a scelte pastorali discutibili e a contrasti interni ed esterni alla sua sede.

Una delle questioni più scottanti è quella riguardante la lotta del Cuccarollo all’impiego religioso di manufatti artistici in cartapesta leccese. Il suo manifesto programmatico è contenuto nella disdicevole lettera inviata nel 1933 a mons. Spirito Chiappetta, presidente della Pontificia Commissione centrale per l’Arte Sacra. È alle porte la 1ª settimana d’Arte Sacra per il clero, organizzata a Roma per l’ottobre dello stesso anno.
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Pasquale Urso: Colori e sapori (olio su tela)

Pasquale Urso: Colori e sapori (olio su tela)

Checché se ne dica, la civiltà contadina del Salento è tramontata per sempre. E non c’è niente da fare! Anche a voler forzare la realtà, insistendo su certi tratti estremi del folklore di Terra d’Otranto – ormai ridotto a taranta e pizzicate – la quotidiana genuinità della vita dei nostri nonni sembra inesorabilmente essere andata a farsi benedire. Nel giro di pochi anni sono cambiate le coordinate esistenziali: il troppo è divenuto nulla, il superfluo indispensabile, l’assoluto relativo.
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