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Posts Tagged ‘racconti salentini’

di Lucio Causo

Emil-Claus- El Granja, Affresco 1904

Una volta anche nel mio paese si vedevano i fantasmi. Apparivano all’improvviso, nelle notti di luna piena, sui muri di cinta e sulle terrazze dei palazzi e delle vecchie ville di campagna, oppure lungo i “vati”, viottoli che, ancora oggi, percorrono e delimitano i vigneti e gli uliveti del nostro salento. (altro…)

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di Lucio Causo

“Une salle de classe” – Robert Doisneau, 1957

Colpiva, in quella stanza che fungeva da salotto-tinello, una grande fotografia incorniciata sul caminetto: non era che uno dei soliti gruppi di laurea o di ultimo anno di collegio, un po’ sbiadito perché risaliva ad oltre cinquanta anni, ma in vistosa cornice. (altro…)

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di Lucio Causo

da-ladri-di-biciclette

Dietro il paese, lungo la via provinciale, c’è Villa Isabella, in fondo a un vecchio giardino di conifere. Questa villa apparteneva ad una nobile e ricca famiglia di origine spagnola, molto rispettata dai compaesani.

– Chi ci abita ora? – chiese Anselmo alla signora Maria, proprietaria di un negozio di merceria all’inizio del paese.

– Più nessuno. Non sapete che sono tutti morti? La villa è chiusa – (altro…)

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Note intorno all’equivoco ‘barocco’ nel Salento (parte prima)  1 LECCE

… il barocco leccese è un tema eccezionale, o eccentrico, ma paradigmatico: l’argomento si presta all’analisi di una produzione di tipo artigianale e di senso collettivo nonché a lumeggiare il meccanismo storico per il quale solo nel Settecento e riformisticamente si produce il passaggio – altrove in atto da tre secoli – dalla vecchia situazione alla nuova che è caratterizzata dal distacco tra attività di progettazione ed esecuzione materiale dell’opera. Questo ritardo ha l’effetto di saldare la parabola storica moderna attraverso un lungo medioevo baroccheggiante, senza percorrere i passaggi del rinascimento, del manierismo e del barocco stesso linguisticamente inteso nel senso più proprio”.

(In Strutture e personalità del Barocco leccese, cap. I, pag. 11, in Architettura Barocca a Lecce e in terra di Puglia, Maurizio Calvesi e Mario Manieri-Elia, Carlo Bestetti – Edizioni D’Arte, Milano-Roma. Fotografie di Maurizio Puolo, Dicembre 1970). (altro…)

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Caravaggio, Narciso (1594-'96). Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica

Eisoptrofobia. È questo il complicatissimo vocabolo clinico che indica la paura degli specchi, quella persistente e ingiustificata fobia dell’oggetto in quanto tale e del vedere la propria immagine riflessa in esso. Naturalmente presente in qualche soggetto, può però derivare anche da una particolare esperienza traumatica vissuta nel corso della fanciullezza. Questa stravagante patologia, infatti, si configura assai spesso come il punto di convergenza tra psicosi e superstizione, proprio come si può riscontrare in un’antica credenza popolare salentina. (altro…)

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La calabrese (Pasquale Urso: incisione su rame)

La calabrese (Pasquale Urso: incisione su rame)

Questa storia è dedicata al mio amico Maddalo, nel ricordo di una memorabile cena (si era giovani e forti, a quei tempi!), durante la quale, in tre (il terzo era Totò) divorammo quattro chili di bucatini all’amatriciana (con tanto di scarpetta finale)… (altro…)

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Mons. Cuccarollo in una foto d'epoca

Mons. Cuccarollo in una foto d’epoca

L’arcivescovo Cornelio Sebastiano Cuccarollo resse l’arcidiocesi di Otranto tra il 1930 e il 1952, nel difficile arco temporale che abbraccia gran parte dell’era fascista e il primo dopoguerra. Il suo lungo episcopato è uno dei più contraddittori nella plurimillenaria storia dell’arcidiocesi idruntina. Uomo di santa vita, fra Cornelio da Mussolente era un cappuccino di origine veneta, traslato a Otranto dalla diocesi dauna di Bovino. Una caratteriale impulsività lo condusse in più occasioni a scelte pastorali discutibili e a contrasti interni ed esterni alla sua sede.

Una delle questioni più scottanti è quella riguardante la lotta del Cuccarollo all’impiego religioso di manufatti artistici in cartapesta leccese. Il suo manifesto programmatico è contenuto nella disdicevole lettera inviata nel 1933 a mons. Spirito Chiappetta, presidente della Pontificia Commissione centrale per l’Arte Sacra. È alle porte la 1ª settimana d’Arte Sacra per il clero, organizzata a Roma per l’ottobre dello stesso anno.
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