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Posts Tagged ‘riccardo viganò’

di Riccardo Viganò

Boccale graffito ingobbiato, recante le iniziali S(anti). A(nonii). P(ataviaensis), campito nei colori Verde/rosso su vetrina lucida. Fornaci Nardò inizi (?) XVI secolo. (collezione privata). Foto: Riccardo Viganò ©

Dei quarantanove centri produttori di ceramica esistenti, in tempi storici, sul territorio pugliese, ventinove si trovavano nella provincia di Terra d’Otranto. Di questi, tre furono centri specializzati nella produzione di ceramica smaltata (o Maiolica), Laterza il centro più grande ed importante, Martina franca con una sola bottega, e Nardò seconda al centro laertino. Successivamente a questi sul finire del XVIII secolo si aggiunse Grottaglie che già aveva un antichissima tradizione produttiva, come ad esempio la realizzazione di ceramica graffita ed altro. (altro…)

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di Riccardo Viganò

Place Publique de la Ville de Nardò (Neretum), Abraham Louis Ducros, acquerello, 1778

Place Publique de la Ville de Nardò (Neretum), Abraham Louis Ducros, acquerello, 1778

Questa è una storia che si svolge a Nardò sul finire del secolo dei lumi, il ‘700, allorquando  questo plurisecolare centro produttivo di ceramica esteticamente vincente come la Maiolica, a differenza di altri paesi specializzati in produzioni popolari , aveva intrapreso la strada di un lento ma inesorabile declino, lasciando trasparire solo il ricordo, non lontano, dell’ importanza delle sue produzioni in questa parte della Provincia di terra d’Otranto. (altro…)

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di Riccardo Viganò

Mortier, Pianta prospettica della città di Nardò in Puglia, Amsterdam, 1704

Mortier, Pianta prospettica della città di Nardò in Puglia, Amsterdam, 1704

Verso la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, a Nardò, le produzioni di ceramica dovevano essere in piena decadenza.

Domenico Leonardo Perrone, nato a Nardò il 18 luglio 1714, le risollevò dal declino. Secondo di sei fratelli, era figlio di Giovanni Battista Perrone e di Rosa Rutigliano da San Pietro “degli imbrici” (in Lama) i quali, come tanti, giunsero nella Città in seguito al vasto fenomeno migratorio che vide, nel Seicento, numerosi braccianti riversarsi nei centri più importanti della penisola salentina. (altro…)

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di Riccardo Viganò

fastigio sedile nardòNella seconda metà del ‘500 la città di Nardò era divenuta uno dei principali centri di Terra d’Otranto (anche per l’influenza degli Acquaviva, duchi di Nardò) tanto da rappresentare una delle principali mete verso cui era diretta l’immigrazione di manodopera specializzata proveniente dalle più svariate parti d’Italia. (altro…)

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[Dalla Prefazione di Vincenzo D’Aurelio]

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Tabelle fu un antico feudo ricadente in territorio di Nardò (Le). Come spesso accade e nonostante il ruolo storico avuto nei secoli passati, molti luoghi spariscono dalla memoria comune diventando parte dei ricordi obliati. Questo è ciò che potrebbe accadere anche per Tabelle ma il lavoro di Riccardo Viganò rappresenta uno dei primi contributi importanti per riportare alla luce le vicende di un feudo già attivo dall’XI secolo.

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di Riccardo Viganò

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Il rapporto tra archeologia, ricerca storica e devozione popolare è un tema di grande complessità ed ampiezza; una storia che si può “apprendere”  attraverso lo studio di alcuni oggetti con connotati di senso religioso. Ne sono esempio le medagliette devozionali note come li spiragghie o i santini che ben rappresentano  una testimonianza della quotidianità del culto. Tali tracce si possono rinvenire, quasi con quotidiana frequenza, nelle nostre campagne, negli scavi edili o nelle vicinanze di complessi cimiteriali civili ed ecclesiastici, sia post-medioevali che moderni, e addirittura nei cassetti dei nonni.  Queste tracce forniscono l’opportunità di studiare in modo sistematico le credenze, le devozioni e i pellegrinaggi di una comunità ad esse legati.

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di Riccardo Viganò

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Galatina,Chiesa Esaltazione della Croce o Cristu di Tabelle

 

4. Tabelle in periodo post medievale e moderno.

Negli atti della visita pastorale del vescovo De Justinis del 1485, Tabelle non è menzionato, tuttavia, nonostante i limiti delle fonti documentarie, la mancata attestazione può solo indicare che, come per molti casali del territorio neretino, subì un concreto processo di spopolamento.

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