Storia

Racale e Taviano nelle cronache post-unitarie d’Oltralpe

di Matteo Bellaluna

A qualche giorno di distanza dal 153° anniversario dell’Unità d’Italia, reputo opportuno rendere partecipe la Comunità salentina di un ritrovamento documentale, tanto casuale quanto utile.

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Antropologia culturale, Arte, Storia, Territorio, Tradizioni

L’Unità d’Italia e i Carabinieri col fischietto

di Carmelo Caroppo

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Nei primi anni dell’Unità compare nelle fiere e nei mercati della provincia di Lecce un singolare fischietto di terracotta smaltata dei figuli di Cutrofiano: il Carabiniere in alta uniforme con il fischietto “a ‘nculu”. Continua a leggere “L’Unità d’Italia e i Carabinieri col fischietto”

Cultura salentina

Rosario Parata detto “Lo Sturno”, brigante o patriota?

di Luigi Panico

brigante e damaPer spiegare esaurientemente gli innumerevoli motivi che fecero scoppiare con tanta violenza, nelle province del mezzogiorno d’Italia, quel fenomeno passato alla storia con il termine di brigantaggio meridionale post- unitario, richiederebbe molto più spazio di quanto può consentirne questa pagina. Continua a leggere “Rosario Parata detto “Lo Sturno”, brigante o patriota?”

Personaggi, Storia

Il fante della “Sagra di Gorizia”

di Lucio Causo

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Il piroscafo Minas affondato nel 1917 (ph. A. pr. L. Causo)

Vittorio Locchi, giovane poeta fiorentino, allo scoppio della prima guerra mondiale senza indugi decise di parteciparvi e fu assegnato ai servizi postali col grado di Tenente nella 12^ Divisione di Fanteria. Il 15 febbraio 1917, durante un viaggio di servizio a bordo del piroscafo Minas, scomparve in mare, condividendo la sorte della sua santa Fanteria. Sullo stesso piroscafo, diretto a Salonicco, era imbarcato un giovane soldato di leva tugliese, Francesco De Lorenzis (classe 1897) del 31° Reggimento di Fanteria, anch’egli destinato al fronte orientale, in Macedonia, con il Corpo di Spedizione Italiano. Morirono insieme nel Mare Egeo, nei pressi di Capo Matapan, accomunati da un tragico destino, in seguito all’affondamento del piroscafo Minas per mano del nemico. I loro corpi risultarono dispersi, inghiottiti dal mare tumultuoso di fiamme e di relitti, insieme ai corpi di tanti altri giovani fanti italiani, francesi e serbi che perirono senza lasciare tracce in quel tragico evento: un giovane italiano del nord e uno del sud uniti dall’amor di Patria e pronti a sacrificare la propria vita per portare pace e libertà ai popoli che combattevano in oriente. Continua a leggere “Il fante della “Sagra di Gorizia””

Saggio, Storia

Il Meridione piemontizzato

di Lucio Causo

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Cronaca e storia sulla conquista piemontese

del Regno delle Due Sicilie

Nei commenti de Il Giornale Officiale di Napoli dell’8 gennaio 1861 si legge che Continua a leggere “Il Meridione piemontizzato”

Pensiero meridionale, Storia

Dopo 150 anni è ora di fare gli italiani

L’Unità d’Italia concretò, nel 1861, il sogno di una ricongiunzione degli stati preunitari italiani in un’unica entità giuridica e territoriale. Saliva al trono Vittorio Emanuele II di Savoia e di fatto, nello stesso anno, nasceva ufficialmente il Regno d’Italia e il popolo italiano. Si era realizzato, quindi, il risorgimento del popolo italiano che, risuscitando dalle ceneri del passato, guardava al futuro con più fiducia e nel nuovo re poneva tutte le speranze per un maggiore rispetto della libertà e della dignità umana. Continua a leggere “Dopo 150 anni è ora di fare gli italiani”

Cultura salentina

Il 150° anno da terroni

Italia capovolta

S. Silvestro è tradizionalmente il giorno delle riflessioni: ci accingiamo a entrare nel nuovo anno, un 2011 dedicato ai festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia; un’unità che vede quella parte di “territori italiani conquistati” ancora pieni di ferite sanguinanti che ci dicono chiaramente che i meridionali non hanno nulla di buono da ricordare da quell’aggressione e che forse non hanno proprio nulla da festeggiare.

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Storia

Il brigantaggio visto dal Sud

Ninco Nanco
Il cadavere del brigante Ninco Nanco (1833-1864)

«Ladri sono i galantuomini delle città, e primi i concittadini miei, e uccidendoli non fò loro che la giustizia che meritarono; se tutti i cafoni conoscessero il loro meglio non n’avrebbe a restare in vita puruno», così intorno al 1870 dichiarò al suo processo il brigante Donato Tortora. Una frase che nella sua violenza sottintende però una grande verità: l’indifferenza governativa di fronte all’indigenza delle masse popolari meridionali. Fu anche per questo stato di grande miseria il motivo della scelta popolare di unirsi in “brigate” per poi scagliarsi contro quei “ricchi proprietari” diventati ormai nell’immaginario collettivo l’alter ego del governo o, se non proprio, lo “stato” locale. Continua a leggere “Il brigantaggio visto dal Sud”