Poesia, Poesie

La tua cicatrice mi trovò gli occhi

di Maria Cezza

Niente scoprii sul tuo corpo come quella cicatrice. La amai su di te e dentro me stessa.
Ci soffermai sopra il polpastrello ad imprimerla nelle dita, che fosse della mia mano la più resistente presa.
La tua cicatrice non era corpo, era oltre, era tutt’altro, un altro mondo. La tua cicatrice era il tuo passo il tuo sguardo su di essa, lo sfregio della tua anima la sua resistenza; verso quella cicatrice, la tua accoglienza.
La tua cicatrice era il tuo racconto. La sbiancatura della tua forza. Su nuova forza.
Ci posai sopra le labbra, leggere come l’aria su un vetro, colme come, di fiori, una terrazza. Insistetti la bocca per ricordarti quanto fosse bella, quanto non mi arretrasse, quanto nessuna tua cicatrice potesse arretrarmi. Con lo sguardo però seguivo la tua reazione, il gesto dei tuoi occhi, se ti infastidisse. Non lo fece, mi invitavi.
Non potrei più pensare alla tua bellezza senza le cicatrici che hai addosso. Dentro. Io non avrei indagine del tuo corpo. Della tua anima non avrei stradario. Percorso. Ora so, ho conferma. Di quanto impalpabile sia la tua bellezza

Un pensiero riguardo “La tua cicatrice mi trovò gli occhi”

  1. Può piacere o meno, però il vigore dirompente delle ondate linguistiche di Maria Cezza affonda inesorabilmente le evanescenti zattere edulcorate che tentano di galleggiare nei mari indiscriminati della rete

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