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Posts Tagged ‘Storia’

Una conversione dimenticata

La storia dell’autoproclamazione di un gruppo di abitanti di Sannicandro e il percorso per ottenere il riconoscimento da parte delle Comunità Ebraiche Italiane, durante il Fascismo

di Stefano Coletta
 

La storia della conversione

La nostra storia inizia con due messi notificatori del Tribunale Penale di Foggia che bussano, una mattina del febbraio 1936 (Anno XVI dell’Era Fascista), alla porta di Donato Manduzio, un contadino, residente a Sannicandro Garganico, noto con il soprannome “Caccabra” faccia di merda), unica eredità paterna. Ad aprire la moglie, Emanuela Vocino, che rassicurata che non sono agenti delle tasse, li invita a entrare, ma quale sconforto l’assale quando scopre che recano la notifica di una multa di 250 £ a carico del marito Donato Manduzio.  La donna inizia a imprecare e a contestare “Ma come può essere che mio marito ha fatto qualcosa, se è paralitico e trascorre tutto il tempo a casa! Ma s’è ammattito quel cornuto del Giudice di Foggia!” Inutile cercare di farla ragionare. Solo dopo molto tempo riescono a spiegare che la multa è frutto delle riunioni religiose che tiene il marito nella sua casa.  “Cosa c’è di male!” risponde la donna. Il male sta nella decisione di Donato di autoproclamarsi ebreo e di aver fatto proseliti tra la popolazione del paese. (altro…)

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di Lucio Causo


 

Nel 1938 il dott. Cesare Vergine, medico-soldato di Tuglie, riunì i reduci, combattenti, mutilati, madri e vedove della Grande Guerra per progettare la costruzione della chiesa di Montegrappa sulla collina di Tuglie (Lecce). La chiesa a forma di sacello fu costruita nel 1940 senza il campanile dall’impresa De Salve Vincenzo. Il campanile, su progetto del geom. Ernesto Gatto, fu costruito, dal 1951 al 1953, dall’impresa Toma Elio fu Pietro ed inaugurato nell’agosto del 1954. La chiesa fu definita Santuario di Montegrappa, per le finalità storiche e religiose che rappresentava, nel Bollettino Ufficiale della Diocesi di Nardò nel Novembre del 1953.

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E’ incredibile come la storia, nel suo incessante dipanarsi, celi il suo eterno racconto nella miriade di manufatti che costantemente l’uomo produce nel corso della sua breve vita; è quella dimensione che gli storici amano identificare come cultura materiale. (altro…)

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di Clemente Leo

manoscritto

La Compagnia della Morte si costituì a Roma intorno alla metà del ‘500 allo scopo di assicurare una sepoltura ai cadaveri dei derelitti, dei poveri e di quanti, pur lavorando, non erano in grado di sostenere le non lieve spese della celebrazione funebre offerta dal clero. (altro…)

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Civitas artificiosa

Appunti sul rapporto tra l’ anacronismo delle immagini e la sopravvivenza affidabile degli ‘exempla’ nella creazione della scena urbana (prima parte).

1-copertina

 “L’abitudine ci impedisce di vedere e di sentire gli oggetti. Bisogna ‘deformarli’, dar loro una nuova forma affinché il nostro sguardo si applichi ad essi: questo è il fine delle convenzioni artistiche, questo è il ruolo puramente innovatore dell’arte sui meccanismi della percezione”

AA.VV., Théorie de la literature, Paris, 1966, p. 16

Tzvetan Todorov

 

L’ imago urbis si fonda sulla compositio loci. Per comprendere alcune realtà urbane formatesi in determinati periodi storici e delle quali rimangono in evidenza delle reali tracce strutturali, dobbiamo partire da questa premessa per poterci accedere. Muoversi alla ricerca di luoghi con queste caratteristiche vorrebbe dire promuovere un genere di indagine fisica e percettiva che molto avrebbe da dichiarare sulla concreta costruzione delle ‘stanze’ ad uso e consumo della memoria e quindi della nostra conoscenza. (altro…)

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 di Lucio Causo

Tuglie Panorama da PonenteNel 1816 il Catasto aveva attribuito a Tuglie una superficie di 207 ettari. Nella ripartizione territoriale di quel Catasto non si tenne conto delle condizioni di miseria in cui si trovavano i tugliesi, del numero delle persone che vivevano nei paesi vicini (Gallipoli, Neviano, Sannicola, Parabita, Alezio) e neanche dell’ importanza presente e futura dei vari Comuni.

Si tenne essenzialmente conto del domicilio dei proprietari del terreno, infatti, accadde che la masseria Aragona, vicinissima al paese, divenne parte di Gallipoli perché i proprietari erano domiciliati in quella città.

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di Riccardo Viganò

Place Publique de la Ville de Nardò (Neretum), Abraham Louis Ducros, acquerello, 1778

Place Publique de la Ville de Nardò (Neretum), Abraham Louis Ducros, acquerello, 1778

I primi rappresentanti della famiglia Manieri erano giunti in Nardò agli inizi del ‘500. La loro provenienza non è nota poiché i primi documenti disponibili risalgono alla seconda metà del XVI sec. ovvero al periodo in cui la famiglia risultava già residente in loco. Alcuni studiosi ipotizzano una sua origine veneta altri, invece, come proveniente dall’Abruzzo; entrambe, qualunque sia quella esatta, sono state regioni con una grandissima tradizione ceramica.

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