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Echi di antichi culti sopravvissuti nella tradizione contadina della provincia di Taranto e del Salento

di Gianfranco Mele

Demetra, Trittolemo e Persefone “Kore”, la triade eleusina (bassorilievo marmoreo di Eleusi,  440-430 a.c. ca): Demetra consegna a Trittolemo una spiga di grano, mentre Persefone “benedice” Trittolemo ponendogli la mano sul capo. L'imposizione delle mani sul capo è un gesto tipico anche delle anziane guaritrici del mondo contadino (vedi figure successive)

Demetra, Trittolemo e Persefone “Kore”, la triade eleusina (bassorilievo marmoreo di Eleusi, 440-430 a.c. ca): Demetra consegna a Trittolemo una spiga di grano, mentre Persefone “benedice” Trittolemo ponendogli la mano sul capo. L’imposizione delle mani sul capo è un gesto tipico anche delle anziane guaritrici del mondo contadino (vedi figure successive)

Demetra, “la papagna” e il sacro rituale di guarigione dei bambini

Nel mito di Demetra raccontato da Ovidio,[11] quando nel suo pellegrinare alla ricerca di sua figlia Kore rapita da Ade, la dea giunge ad Eleusi sotto mentite spoglie (con sembianze di una vecchia), presso la capanna del vecchio Celeo e di Metanira, si prende cura del piccolo Trittolemo che giace ammalato nella sua culla, e ne diventa nutrice. Continua a leggere »

Echi di antichi culti sopravvissuti nella tradizione contadina della provincia di Taranto e del Salento

di Gianfranco Mele

Introduzione

In diverse aree del Salento, del tarantino e della Puglia, sono rimaste molto vive, sino quasi ai giorni nostri, le tradizioni dell’uso medicamentoso della “papagna”[1] e del rito riparatorio alla “fascinazione” nel mondo contadino. Quanto sono legate queste usanze al mito demetriaco ? La  dea greca Demetra, e il suo corrispettivo romano, Cerere, sono legate al simbolismo delle spighe e delle capsule di papavero da oppio, sia nella mitologia che in molte raffigurazioni[2]. Persino una divinità precedente (e correlata anch’essa alla successiva Demetra) scoperta a Gazi[3], è strettamente legata al papavero: il famoso “idolo” femminile di Gazi è rappresentato con in testa delle capsule di papavero. Cerere e Demetra sono spesso “accompagnate”nelle varie raffigurazioni da spighe, oppio e serpenti.[4] Continua a leggere »

di Paolo Rausa

Il palazzo ciclopico rurale, Meledugno

Il palazzo ciclopico rurale, Meledugno

Ulivi e menhir, la terra del Salento nasconde tesori che la natura e il tempo hanno preservato per noi. A Minervino di Lecce e Giurdignano si allineano le pietre itifalliche erette verso il cielo come per innalzare la potenza umana sull’Olimpo. Con il maestro scultore nel duro e venato legno di ulivo Vincenzo de Maglie, originario di qui, raccogliamo l’invito di Donato Santoro a Melendugno per una introspezione bucolica, in dolce compagnia, alla scoperta di tracce del passato, massi sovrapposti in ordine a simulare una casa o un tempio, un luogo sacro.

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di Pier Francesco Liguori

L’affondamento dell’incrociatore francese «Léon Gambetta» davanti alle coste salentine il 27 aprile 1915, con i suoi 728 uomini d’equipaggio, è una delle tragedie meno conosciute della I Guerra Mondiale.

L’incrociatore Corazzato Léon Gambetta (Brest 1902 – S. Maria di Leuca 1915)

L’incrociatore Corazzato Léon Gambetta (Brest 1902 – S. Maria di Leuca 1915)

IL CONTESTO STORICO

La Triplice Alleanza che legava l’Italia agli Imperi Centrali (Austria-Ungheria e Germania) stipulata nel 1882 e più volte rinnovata, aveva carattere difensivo, così quando il 23 luglio del 1914 l’Austria inviò il suo ultimatum alla Serbia, il Governo italiano guidato da Antonio Salandra decise per la neutralità. L’entrata in guerra dell’Impero Ottomano a fianco dell’Austria, preceduta dalla caduta del neonato regno d’Albania, sostenuto dall’Italia per contrastare la Serbia sull’Adriatico, ebbe l’effetto però di rimescolare le carte. La caduta del fragile regno, infatti, esponeva il piccolo stato alle rinnovate mire dei vicini, principalmente di Grecia e Serbia.

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Da qualche parte

di Cesare Minutello

Edward Hopper: Room in New York – 1932 Olio su tela 73,7 x 91,4 cm.

…da qualche parte ci sarà

un posto che dispensi dal tempo

dove non sanguini il costato Continua a leggere »

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Potremmo far rientrare i riti della Settimana Santa, che si svolgono a Gallipoli da tempo immemorabile (forse dai moti penitenziali del XIV secolo) e con straordinaria partecipazione di tutta la popolazione, nell’ambito dell’antropologia culturale e sociale, Continua a leggere »

Sicut sol electa

di Felicita Cordella

Diletta come il sole
amata oltre ogni dire;
fresca rugiada sul volto,
svanita l’ultima lacrima,
cascata di perle sul seno,
diadema di diamanti sul capo. Continua a leggere »

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