Territorio

I vini d’eccellenza del Salento e marketing del territorio

Salento: grappolo di negramaro (foto A. Miccoli)

I vitigni più diffusi sono Negramaro e Malvasia dai quali si producono affermati vini rossi e pregiati rosati che hanno saputo imporsi nel panorama regionale di qualità con una struttura piena e convincente grazie ad un vitigno che, vinificato con una breve macerazione delle bucce, lascia la sua impronta inconfondibile.

Il rosato è una tipologia di vino molto apprezzato dai mercati esteri, specialmente quello americano, ma è molto richiesto anche in Belgio, Francia e Germania. In Italia è stato spesso trascurato dai consumatori e per questo poco valorizzato dalle aziende vitivinicole.

Il più famoso è il pugliese Five Roses delle cantine Leone de Castris che ha visto la luce nel 1943, ed è stato il primo rosato imbottigliato in Italia. È ubicata nella provincia di Taranto la DOC Primitivo di Manduria che produce l’omonimo vino, emblema, oltre che dello stretto rapporto che lega il vino al territorio, di una tradizione che accoglie le necessarie e proficue innovazioni di processo e di prodotto che il mercato richiede: questo vitigno, pur continuando ad essere impiegato in molti uvaggi per la produzione di vini ai quali regala colore e struttura, viene vinificato anche in purezza, con lusinghieri risultati qualitativi e di mercato. Un accresciuto know how nella vinificazione (gradazione alcolica controllata e un opportuno periodo di invecchiamento in legno), insieme a investimenti in marketing e packaging e a un’immagine rinnovata, ne hanno fatto uno dei vini più raffinati ed apprezzati di Puglia, simbolo del possibile connubio tra cultura, prodotti locali ed esigenze di un mercato sempre più globalizzato e competitivo.

Fonte Agrisole 2008

La consolidata cultura della qualità che caratterizza molte delle aziende operanti nel distretto salentino e un eccellente rapporto qualità–prezzo di molti prodotti, ha reso possibile un notevole incremento delle vendite di vino di qualità a scala nazionale ed internazionale. Gli imprenditori di quest’area, inoltre, hanno ritenuto
importante porre attenzione tanto alle realtà locali quanto al mercato globale, avviando proficue collaborazioni con i grandi gruppi imprenditoriali del Nord che, attratti dai vitigni autoctoni pugliesi e spinti dall’esigenza di localizzarsi e rafforzare la loro presenza in particolari segmenti di mercato, hanno deciso di investire in questa zona i loro capitali creando professionalità e lavoro, fornendo più aggiornate strategie di marketing, know how tecnologico e determinando, pertanto, maggiori introiti per le aziende locali, nonché una valorizzazione dell’immagine della regione.

Il lavoro nei vitigni salentini (foto A. Miccoli)

Produttori esogeni di grande spessore ed esperienza, hanno contribuito all’affermazione di un importante fenomeno: una presenza più incisiva e qualificata del vino pugliese sul mercato nazionale ed internazionale, grazie a consolidate reti di distribuzione e vendita. Il primo produttore esogeno è arrivato in Puglia nel 2000: si tratta della Giv Sud, holding del Gruppo Italiano Vini (primo produttore in Italia con un fatturato di 245 milioni di euro nel 2002) che ha acquisito il 60% dell’azienda vinicola Castello Monaci, una moderna cantina di pigiatura, vinificazione e imbottigliamento ubicata a Salice Salentino. L’azienda comprende anche una tenuta agricola di 60 ettari di vigneti piantati a Negramaro e Primitivo (tra le varietà a bacca nera) e Chardonnay e Sauvignon (tra quelle a bacca bianca). Sono in previsione ulteriori investimenti che porteranno a 100 ettari la superficie vitata.

È seguito il produttore veronese Pasqua, il quale, approdato a Manduria, dopo circa tre anni dall’investimento di circa 5 milioni di euro per aver impiantato su 30 ettari della masseria Surani, ha effettuato nel 2003 la prima vendemmia di Primitivo, messo in commercio nel 2005. Tra gli imprenditori esterni che hanno deciso di investire in questo distretto vi è il veneto Zonin, alla guida di una delle principali strutture vinicole nel settore privato, che registra una vendita annua di 35 milioni di bottiglie circa ed un fatturato che, nel 2002, si è attestato intorno agli 80 milioni di euro. Nel 2001 l’azienda ha acquistato nel territorio di Oria le Masserie Conti Martini Carissimo, 220 ettari di terreno, di cui 20 vitati. Questa azienda mira ad impiantare in breve tempo altri 30 ettari; la sua produzione, basata su Negramaro, Primitivo e Malvasia, è dunque destinata ad espandersi e gli impianti previsti riguarderanno Aglianico, Merlot, Cabernet e Syrah. Il vino è entrato in una linea di prodotti di fattoria con il nome Masserie Conti Martini Carissimo.

La localizzazione di imprenditori esterni è avvenuta senza stravolgere la realtà produttiva della vitinicoltura endogena, comunque radicata e rispettosa di una tradizione millenaria, fortemente legata alle specificità del territorio che esprime i suoi prodotti e che da essi è espresso e rappresentato. Nel distretto salentino, negli ultimi anni, si sono registrati altri importanti fenomeni in rapida successione: i piani di sviluppo delle vecchie cantine cooperative (come la Pliniana di Manduria), un’attenzione maggiore alle strategie di commercializzazione e alla qualità da parte di varie aziende come le leccesi Leone de Castris e Taurino, la
brindisina Lomazzi e Sarli, la cellinese Due Palme, nonché la manduriana Perrucci. Un cammino che vede in prima linea i soggetti privati incentivati dalle istituzioni pubbliche attraverso i patti territoriali.

Sono stati potenziati, inoltre, su input della associazione “Grandi vini del Salento”, il cui presidente è Albano Carrisi, progetti volti alla valorizzazione delle produzioni dell’area. Questa associazione fondata nel 2002, riunisce 23 aziende vitivinicole salentine e persegue importanti obiettivi: la promozione in Italia ed all’estero delle conoscenze delle produzioni di qualità del distretto salentino e la realizzazione di percorsi di formazione di base, finalizzati alla crescita culturale e professionale di addetti ed operatori del settore vitivinicolo, turistico ed enogastronomico. È stato creato un Consorzio di tutela e valorizzazione del Salice Salentino, DOC storica risalente al 1971; il Consorzio, il cui presidente è l’enologo Angelo Maci, riunisce oltre il 50% dei produttori dell’area di riconoscimento, nonché agricoltori, vinificatori ed imbottigliatori. La Denominazione di Origine Controllata (DOC) è un marchio che viene attribuito a vini prodotti in zone solitamente di piccole e medie estensioni, con l’indicazione del toponimo (più in generale del nome geografico).

Generalmente il nome del vitigno segue quello della DOC. La disciplina di produzione è molto rigida, tanto che i vini vengono immessi sul mercato per essere destinati al consumo soltanto dopo approfondite analisi chimiche e sensoriali. Anche le tecniche di confezionamento risultano più sofisticate di quelle consuete.

La Puglia conta attualmente 26 vini DOC. Essi costituiscono un punto di forza per l’intero settore, specie in vista di un auspicabile sviluppo internazionale. A ciò si aggiunga che un notevole apporto è dato dal riconoscimento delle Strade del vino, che si collegano alle risorse turistiche ed ambientali del territorio.

Aree di produzione dei vini di Puglia
Aree di produzione dei vini di Puglia

Per vincere la crescente concorrenza numerosi operatori del comparto hanno puntato sull’elevata qualità dei vitigni autoctoni e oggi iniziano a benificiare dei primi risultati: gli esperti della guida dell’Espresso “Vini d’Italia” hanno conferito all’intera regione Puglia una menzione per l’ottimo rapporto prezzo-qualità con la seguente motivazione: “Una ricognizione del legame di un vino con la terra dove nasce, ma anche, la sua capacità di esibire carattere, personalità, resistenza all’omologazione. I tre vini premiati sono: Illemos (Leone de Castris) 1999, Primitivo Cardone 2001 e Tormaresca (Vigneti del Sud-Masseria Maime) 2001”.

Numerosi i successi registrati dalla cantina Cooperativa Due Palme con sede a Cellino San Marco, in provincia di Brindisi. Si tratta di un’esperienza da leader nel settore cooperativistico, dal momento che è uno dei pochi esempi di cooperazione votata all’eccellenza (numerosi e prestigiosi i riconoscimenti nazionali ed internazionali conferiti ai vini prodotti dalla Due Palme). La qualità organolettica espressa oggi dal vino salentino è il risultato della sinergia della specificità dei territori e dei relativi vitigni coltivati, nonché della sensibilità e formazione dei viticoltori e della professionalità degli enologi. Il vino salentino, dopo aver attraversato periodi difficili, attualmente è in sintonia con i gusti raffinati ed esigenti dei mercati che sempre più richiedono prodotti caratterizzati da un corretto rapporto qualità-prezzo-immagine.

Certamente occorre affinare le tecniche enologiche sui vitigni, migliorare la selezione clonale ed adeguare le forme di allevamento ai più moderni criteri della meccanizzazione. Di pari passo è necessario lavorare anche su altri fronti: sarebbe interessante la creazione di consorzi di promozione e l’istituzione di un marchio finalizzato a far emergere le specificità del territorio. Gli imprenditori locali mirano a evitare l’omologazione ai gusti internazionali; è l’originalità a imporre e a far apprezzare il prodotto sui mercati. Così i vini salentini possono parlare del loro territorio, sono riconoscibili e unici.

Lo sviluppo del settore vitivinicolo salentino ha innescato processi di innovazione territoriale a volte inattesi: i territori rurali hanno riacquisito la loro dignità ed ai processi prettamente aziendali se ne sono affiancati altri di matrice nettamente culturale. Vini che trasmettono il senso dei luoghi e nobilitano la loro terra d’origine, facendosi testimoni di eccellenza. Produttori che associano il loro vino ad un’idea forte, culturalmente identificabile: un percorso nel tempo e nello spazio antropizzato, per scoprire le doti segrete dei vini e dei terroir del Salento. E poi un susseguirsi di eventi e di iniziative per promuovere il territorio ed i suoi prodotti. Dalla presentazione di itinerari tematici all’allestimento di musei, dalla realizzazione di spettacoli teatrali alla produzione di film: il vino diviene elemento guida per lo sviluppo e cardine dell’innovazione.

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3 pensieri riguardo “I vini d’eccellenza del Salento e marketing del territorio”

  1. Gradirei conoscere per cortesia l’azienda che produce il Sigilluss primus, Salice Salentino. Se avete anche il relativo numero telefonico o e-mail ve ne sarei grato.

    Cordiali saluti, Enrico Marra

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  2. Sigillus Primus non lo produce nessuna azienda della zona, è un tarocco come quello prodotto da Branca.
    Prendono le uve e se lo imbottigliano secondo necessità …

    “Le uve devono essere prodotte nella zona di produzione che comprende tutto il territorio
    amministrativo di Salice Salentino, Veglie e Guagnano della provincia di Lecce e San Pancrazio
    Salentino e Sandonaci della provincia di Brindisi e inoltre in parte il territorio comunale di Campi
    Salentina in provincia di Lecce e Cellino San Marco in provincia di Brindisi.
    Tale zona è così delimitata:
    partendo dalla circonvallazione est dei centro abitato di Campi Salentina il limite segue verso
    nord la strada per Cellino San Marco, raggiunto il quale ne attraversa il centro abitato per
    proseguire verso nord lungo la strada che conduce alla masseria Blasi e un chilometro circa prima
    di giungervi (quota 58) piega verso nord-ovest per la strada che, passando per le quote 57, 59, 60 e
    58, raggiunge il confine tra il comune di Brindisi e Cellino San Marco in località La Gaeta;
    segue quindi verso ovest il confine comunale di Cellino San Marco fino a incrociare quello di
    Sandonaci e lungo quest’ultimo in direzione ovest raggiunge quello di San Pancrazio Salentino.
    Segue quindi il confine di tale comune verso ovest prima e sud poi sino a incrociare quello di Salice
    Salentino lungo il quale prosegue verso sud e poi in direzione est sino a incontrare quello di Veglie.
    Prosegue lungo il confine meridionale di Veglie in direzione est e successivamente verso nord fino
    a raggiungere quello di Campi Salentina in località Tornatola; lungo il confine di Campi Salentina
    verso nord-est raggiunge poi la strada statale Salentina in prossimità del km 59 e quindi, lungo
    questa, verso ovest, sì riallaccia alla circonvallazione del centro abitato di Campi Salentina da dove
    è iniziata la delimitazione.”

    Chiunque può comprare le uve e farsi il DOC ma ci sono tante eccellenti cantine della zona che fanno DOC eccellente e VERO

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