Saggio

#aprile_dante

di Luigina Dongiovanni

Allora chiariamo che ci sono teorie e teorie: il viaggio di Dante non si è tenuto espressamente a marzo del 1300, ma si ipotizza che si sia tenuto forse nel mese di Aprile dall’8 al 14, e che quindi il 14 è davvero finita: pertanto, oltre quella data non è possibile ipotizzare alcuna altra data. Continua a leggere “#aprile_dante”

cultura meridionale, Saggio

Il Salento delle pietre e dei poeti

di Tina Cesari

 

©Gianfranco Budano: Paesaggio Salentino

Sia che costellino il paesaggio coi muretti a secco, la terra rocciosa, le costruzioni nelle campagne, le torri guardiane, sia che lo circondino di un alone di mistero con i dolmen e i menhir, da sempre il tufo, la roccia, il megalite sono presenze silenziose e vive che ci invitano a dialogare con loro. Continua a leggere “Il Salento delle pietre e dei poeti”

cultura meridionale, Saggio

Fascino poetico salentino

di Rocco Aldo Corina

Convergence
ackson Pollock, Convergence (1952)

La non poesia di cui disse il Croce mi giunse al petto con affanno strepitoso nel volger dei giorni fitti di pensieri all’ombra delle lucenti rive silenziose. Mi disse di Dante non poeta, per questo sconvolgendomi lo spirito nella tristezza che mi fu amica nell’udir tali parole per lo più vaganti nel trambusto del mio cuore afflitto. Continua a leggere “Fascino poetico salentino”

Saggio

Il tempo e il divenire solo illusione

di Rocco Aldo Corina

Ebbi a dire un dì che il tempo non esiste, infatti, vivendo come eternità, «non cambia», rimane «sempre identico a se stesso», non può essere «percepito dai sensi»[1]. L’evoluzione della materia «non avviene nel tempo che non è, ma nella vita che chiamiamo immortale che nel tempo non è»[2]. In realtà «il giorno e la notte non rappresentano il tempo, ma la vita nell’eternità. Esiste quindi la vita nell’eternità, l’evolversi delle cose che non sono eternità, per cui divengono»[3]. Se perciò «la Terra non girasse intorno al sole, avremmo solo il giorno o solo la notte e la cognizione del tempo non sarebbe»[4]. Continua a leggere “Il tempo e il divenire solo illusione”

cultura meridionale, Saggio

Francesco Saverio Dòdaro

di Francesco Aprile

-postfazione a: Aprile F., Già così tenera di folla (per F. S. Dòdaro), Oèdipus, 2019 (raccolta poetica che ripercorre l’opera di Dòdaro)-

 

Francesco Saverio Dòdaro (Bari 01/08/1930 – Lecce 09/02/2018), a cui il libro è dedicato – ripercorrendone, in parte, vita e opere –, è stato poeta, poeta verbo-visivo, teorico dell’arte e della letteratura, narratore, operatore culturale, studioso del libro e delle sue forme. L’infanzia e l’adolescenza sono trascorse a Bari e scompaginate dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale con annessa fuga a Turi, oltre che vissute nel pieno di relazioni amicali con altri futuri assaltatori dei linguaggi (Mimmo Castellano, Milvia Maglione, Gennaro Piccinni). Sempre a Bari, Dòdaro incontra il poeta armeno Hrand Nazariantz dal quale sarà introdotto agli incontri, dibattiti e mostre del “Sottano”, caffè-pasticceria aperto a Bari da Armando Scaturchio e frequentato in quegli anni da Aldo Moro, Albertazzi, Vittorio Bodini, Aldo Calò, Rocco Scotellaro ecc. Proprio al “Sottano” si legherà ai poeti Vittorio Bodini e Rocco Scotellaro e allo scultore Aldo Calò. Negli stessi anni inizia a dipingere, assieme allo zio paterno Silvio Dòdaro (col quale si recava a Mola di Bari, presso il porto, per dipingere), e partecipa al premio “Il Maggio di Bari” dove riceve la segnalazione critica per il quadro Svergognato incantesimo di barca (dipinto nel 1954), opera in cui alla tenuta informale e materica applica le combustioni. Continua a leggere “Francesco Saverio Dòdaro”

Cultura salentina, Opinioni, Saggio

L’assurda presunzione

di Rocco Aldo Corina

Pompeo Batoni, Apollo istruisce le Muse Euterpe e Urania, ca. 1741, Varsavia, Museo Nazionale

Stupenda l’invocazione del filosofo alla Musa: «Ti desidero Musa dalle bianche braccia. Permetti ai mortali momenti di gloria, confortali col tuo dire tutto puro. Guidami verso la Santità. E voi, dèi, aiutatemi in questo cammino terreno, rendete caste le mie labbra, perché possa concedere al mondo fiumi di purezza» (fr.1). Vi è qui in Empedocle desiderio di purezza onde coinvolgere altri nella purezza? Sì e no se lo seguo nelle sue dichiarazioni non sempre nitide di troppo: «Io non son più – dice – nelle spoglie mortali, io, dio immortale onorato e venerato da tutti, cinto di bende e corone di fiori, seguito a migliaia dai più e dai più invocato per avere responsi e pur anche per ottenere guarigioni» (fr. 112). Continua a leggere “L’assurda presunzione”

Cultura salentina, Saggio

Anime dell’antica filosofia

di Rocco Aldo Corina

Quanti nomi negli anni mi sono passati sotto gli occhi, nomi di anime tristi, nomi di vati dal «variato canto»[1], come l’Orfeo divino che un tempo ci svelò i misteri. Ma «io, grazie alle Muse mi portai in alto», dice Euripide[2]. Perciò forse mi sfuggì Epimenide che innalzò, ahimè!, in Atene «altari alla Superbia» ed alla «Sfrontatezza»[3] con mancanza di ritegno purtroppo, ma nei confronti di chi, degli altri? Perciò forse mi sfuggì, perciò non mi piacque. Come poté allora – secondo Pausania – purificare varie città, fra cui Atene[4], dal sacrilegio di Cilone – per Suidas –, con che cosa?, con versi lodatori di enigmatici misteri, eleusini non di certo, per cui secondo alcuni due giovani morirono (per mano di chi?) per motivi di espiazione, se è vero che fu allontanata dalla città la terribile sventura?, la pestilenza – insomma – di cui si disse? Meglio Ferecide di Siro che per primo scrisse sulla natura e l’origine degli dèi. Sostenne anche che l’anima umana fosse immortale. Teopompo scrive che invitò i Lacedemoni a stare lontani dall’oro e dall’argento, dalla ricchezza, insomma, onde onorare la povertà figlia di amore. Ma ciò – secondo Pitagora, suo discepolo – gli era stato ordinato in sogno da Eracle. Continua a leggere “Anime dell’antica filosofia”

Cultura salentina, Saggio

Se l’amore può tutto… (sulla scrittura di Matteo Carecci)

di Rocco Aldo Corina

A volte, e non solo a volte, dico che la poesia può salvare il mondo, quella buona però. E Matteo è «davvero pronto a voler cambiare – come lui sostiene – qualcosa nella vita». Come? «Prima di tutto – dice – non odiare, perché odiare è il primo passo verso la morte». E qui mi ricorda Saffo, pronta a dire in ogni istante che solo l’amore può tutto nel senso buono, naturalmente. «Non odio nessuno io perché la mia anima è buona», è detto in un frammento dell’antica poetessa greca. «T’era caduto un fiore dai capelli, lo raccolsi io», è dunque nell’estro di Matteo Carecci, e «sopra un soffice letto il desiderio» e magari «molte corone intrecciate di fiori», come vuole Saffo, la cui «luna dalle dita di rosa vince tutte le stelle» mi riporta alla luna di Matteo «che illumina», però, «per quel che può» – per l’umiltà che ha in sé – i suoi passi nel «sapore di un nuovo azzurro» in una vita «al di là della notte». Dunque «azzurro» e «notte» e notte non come fine nella mente di Hikmet, per dire della gioia che può esser di tutti perché «lo splendore dalle acque nere del passato» apparve, dice Wilde. Continua a leggere “Se l’amore può tutto… (sulla scrittura di Matteo Carecci)”

Cultura salentina, Saggio

Conoscenza è saggezza

di Rocco Aldo Corina
Anassagora
Non si può ritenere che la materia, possa – come dice Anassagora – dividersi all’infinito per essere considerata anch’essa infinito e neanche attribuire alla divisibilità all’infinito «l’esistenza di parti prevalentemente invisibili» che, unendosi, permetterebbero di essere percepite. Disperdendosi le quali – nel possibile loro processo di separazione – scomparirebbero pur nella considerazione del filosofo, del tutto nel tutto, dell’invisibile cioè nel visibile, invisibile – badiamo bene – percettibile mediante l’unione di parti invisibili, impercettibili dunque, cosa che non può essere. Continua a leggere “Conoscenza è saggezza”

Cultura salentina, Saggio

Progetto didattico-educativo per le Scuole

Progetto didattico-educativo per le Scuole di ogni ordine e grado e per la Ricerca
di Rocco Aldo Corina

I poteri della poesia che è “catarsi” alla luce del filosofico sapere, “la metafisica bellezza”

1. La poesia quale fonte di bellezza per la vita nella volontà dell’anima di creare bellezza
Trattasi, in fondo, della vera poesia quale alimento primario o essenziale per la vita dell’uomo, frutto di necessaria spiritualità come prerogativa del poetare nei termini stabiliti e dettati dall’anima che con cura e prestezza risponde alle varie e innumerevoli sollecitazioni stimolanti l’immagine come manifestazione dell’anima creatrice nella volontà dell’uomo di realizzare l’utile risorsa (nella vita per la vita) mediante la ricerca interiore che è meditazione nell’anima, per l’anima, nell’immanente sensibile mondo terreno. Continua a leggere “Progetto didattico-educativo per le Scuole”

Cultura salentina, Saggio

I dialoghi del silenzio -la poesia di Bruna Malinzi Caroli-

di Mimì Mastria

-pagina a cura dell’Osservatorio Poetico Salentino-

Pasquale Urso: Colori e sapori (olio su tela)

A prima vista l’opera di Bruna Caroli si presenta come un prosimetro che alterna pensieri di riflessione a testi poetici. Di fatto, in una sorta di Zibaldone, l’autrice raccoglie e dipana il proprio pensiero attraverso “percorsi tematici” facenti capo a singole voci (Vita e Morte – Giudizio – Perdono …) che accompagnano la sua poesia, o meglio, il suo canto, frutto ed espressione profonda del suo sentire. Continua a leggere “I dialoghi del silenzio -la poesia di Bruna Malinzi Caroli-“