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Archive for the ‘Scrivere il Salento’ Category

di Riccardo Viganò

Boccale graffito ingobbiato, recante le iniziali S(anti). A(nonii). P(ataviaensis), campito nei colori Verde/rosso su vetrina lucida. Fornaci Nardò inizi (?) XVI secolo. (collezione privata). Foto: Riccardo Viganò ©

Dei quarantanove centri produttori di ceramica esistenti, in tempi storici, sul territorio pugliese, ventinove si trovavano nella provincia di Terra d’Otranto. Di questi, tre furono centri specializzati nella produzione di ceramica smaltata (o Maiolica), Laterza il centro più grande ed importante, Martina franca con una sola bottega, e Nardò seconda al centro laertino. Successivamente a questi sul finire del XVIII secolo si aggiunse Grottaglie che già aveva un antichissima tradizione produttiva, come ad esempio la realizzazione di ceramica graffita ed altro. (altro…)

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di Lucio Causo

Emil-Claus- El Granja, Affresco 1904

Una volta anche nel mio paese si vedevano i fantasmi. Apparivano all’improvviso, nelle notti di luna piena, sui muri di cinta e sulle terrazze dei palazzi e delle vecchie ville di campagna, oppure lungo i “vati”, viottoli che, ancora oggi, percorrono e delimitano i vigneti e gli uliveti del nostro salento. (altro…)

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di Titti De Simeis

Titti De Simeis: Sud

Noi del sud ci sediamo sulle scale, nei pomeriggi di pietra calda, i pantaloni dal risvolto distratto e i piedi scalzi. Ci sediamo sulla soglia delle case, nelle ore buie e piccole di racconti, nelle notti insonni dei salotti di strada.

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di Titti De Simeis

Violeta Cateanu, ‘Pozzo dei desideri’ – olio su tela (100×80)

Al pozzo degli aranci

erano acqua e boccioli di fresie,

ombra di gelsi

e

sedili caldi di pietra bianca. (altro…)

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di Lorenzo De Donno
bambinidaltritempi
Mio padre era un lavoratore dipendente. Una famiglia “tipo” degli anni 60/70, con la certezza del reddito e la presenza di “punti cardinali”, sparsi nelle fronde “viventi” dell’albero genealogico, a cui fare sempre riferimento e da cui trarre esempi.
La mamma a casa, a sfaccendare, noi figli a giocare in cortile e a  fare i compiti. Lo stipendio ci consentiva di avere un appartamento in una palazzina di pietra bianca, quasi un paio di scarpe nuove a stagione e abiti decorosi che, quando non vestivano più, si passavano ai fratelli minori, oppure a un parente prossimo. La fortuna di essere nati vicino ad un mare bellissimo e amico ci consentiva di avere lunghe estati, divertenti ed economiche, trascorse in una casetta in affitto, proprio alle spalle del porto, ma io non sapevo cosa fosse una montagna vista dal vero, anche se sapevo disegnarla, a scuola, con un unico arco di matita. Tante volte, crescendo, mi sono chiesto se l’abilità che mi riconoscevano tutti nel saper disegnare fosse veramente un talento naturale o se scaturisse, piuttosto, dall’ esigenza inconscia di materializzare le mie aspirazioni di bambino.

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copertina

Vito Bianchi (Fasano, 1966) è un archeologo e scrittore che ha alle spalle un curriculum professionale e accademico di tutto rispetto. Vastissima è la sua produzione di articoli e saggi su temi storici che ha pubblicato con importanti case editrici e su riviste nazionali specializzate.
Quest’anno ha dato alle stampe il suo ultimo lavoro intitolato “Otranto 1480. Il sultano, la strage, la conquista” (GLF Editori Laterza, Bari 2016) nel quale l’autore ricostruisce gli eventi legati, appunto, alla conquista ottomana di Otranto avvenuta il 14 agosto del 1480 per mano di Ahmed Pascià e, quindi, del sultano Maometto II detto “Il Conquistatore”. (altro…)

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di Lucio Causo

Tuglie, chiesa delle Anime

Tuglie, chiesa delle Anime

Nella prima metà del 1800 già esisteva la vecchia cappella dedicata alla Madonna del Pozzo costruita da Mesciu Peppe Miggiano. Si trattava di una chiesetta molto semplice, piccola, con la volta bassa a stella; di fronte l’altare con le colonnine che servivano per sorreggere i candelabri, poi vi erano alcune colonne laterali che con i capitelli rendevano l’unica navata molto semplice ed accogliente. (altro…)

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