Arte, Pittura, Recensioni

Ernesto De Donno e la sua pittura

santemiliano
Otranto, Sant’Emiliano (2006)

Il Salento è patria di diversi e abili pittori che sanno distinguersi sia per la tecnica compositiva e sia per la capacità di elaborare un’arte saldamente legata al paesaggio e alla tradizione di questa Terra.

Il maestro Ernesto De Donno (Maglie, 27/03/1939) occupa un posto importante nella prolifica produzione pittorica salentina distinguendosi per il livello di maturazione raggiunto dalla sua arte e per le impressioni riprodotte nelle sue opere. De Donno è oggi l’ultimo rappresentante della quarta generazione di una famiglia nella quale ebbero a distinguersi pittori di grande talento come il padre, Giuseppe, autore di diversi quadri a tema sacro presenti tuttora all’interno di alcune chiese del Salento leccese. Proprio dalle mani del padre, alla tenera età di dieci anni, Ernesto riceve il pennello e da qui inizia il suo percorso artistico sino a raggiungere gli attuali livelli di bellezza ravvisabili nelle sue tele. Attorno agli anni Cinquanta frequenta a Maglie la “Scuola di Arti e Mestieri” dove apprende i primi rudimenti dei lavori d’arte per poi emigrare, negli anni Sessanta, come tanti salentini in cerca di lavoro, a Milano. Qui riesce a coniugare il tempo del lavoro con la frequentazione delle lezioni presso la “Accademia delle Belle Arti” di Brera e incomincia a confrontarsi con la modernità di una Milano che, a un certo punto, sente stretta e poco intima, lontana ed estranea alla sua dimensione di salentino abituato a dilatare tempi e spazi secondo gli accordi dettati dalla sua vena lirica ispiratrice. Per questo motivo ritorna a Maglie dove continuerà a lavorare col padre sino a quando, raggiunta una certa indipendenza, aprirà un suo atelier; lo stesso dove ancor oggi lavora con identica passione e intensità creativa.

scogliera
Uliveto (2003)
scogliera
Scogliera (2006)

La tecnica utilizzata da De Donno è quella “mista” perché stende il colore sia con la spatola, specialmente nelle aree più larghe dell’opera, e sia con il pennello, in genere nei dettagli minuti o per il fogliame laddove l’intensità dei toni supera la particolarità del soggetto rappresentato. L’utilizzo del colore acrilico, che egli predilige, aggiunge una certa difficoltà di realizzazione poiché, asciugando subito, richiede velocità di stesura e una chiara idea dell’immagine da restituire sia in termini di chiaroscuri, sia di prospettiva e sia di luminosità.

Maglie
Maglie, Piazza Aldo Moro (Acquerello, 2006)
Otranto
Otranto (Acquerello, 2006)
rose
Rose (2014)

Ciò evidenzia una grande padronanza della tavolozza e degli accostamenti di colore la cui resa è ancor più complicata dalla sua densità che crea, sullo spazio pittorico, aree con evidentissimi spessori. Sono proprio questi ultimi a dare quel carattere di forza, di materialità e di profondità del colore che contraddistinguono, oggi, la sua pittura di De Donno. Qualunque sua opera, pertanto, può essere dal fruitore letta e fatta propria per campi di colore, gli stessi attraverso i quali l’autore riesce ad esprimere, nel soggetto, la sua tensione interiore trasponendola in una sorta di contemplazione della natura. Proprio nella natura va ricercato il suo lirismo perché in essa egli riesce a manifestarsi e a legarsi in una sorta di armonia dove paesaggio e uomo diventano identità del territorio. Ecco quindi che nel suo pennello si concentrano tutte le forze per realizzare un ulivo antico che è emblema delle terre e delle antichità salentine, di un mare che è quel suo Adriatico ricco di toni e non semplicemente il blu del mare, le scogliere bianche e frastagliate, gli ampi e verdissimi campi puntellati da fiori spontanei. L’uomo compare raramente ed è sempre immerso nella natura nell’atto di compiere un lavoro, segnale, questo, dei ricordi dell’artista legati a quel Salento delle stagioni che dettavano i tempi della fatica e del riposo. Tranne gli acquerelli – tipicamente scorci delle città di Maglie e Otranto – con i quali l’autore si misura mostrando uno straordinario realismo e abilità cromatica, rarissime o solo accennate sono le architetture e ciò perché, quando esse non siano immerse in esplosioni di fioriture o sfondi naturali, sono opera dell’uomo e, quindi, deviano dalla sua ispirazione principale che proviene dalla spettacolarità del paesaggio agreste e marino o dai fiori nei quali egli riesce ad elaborare, sempre attraverso il colore, il loro simbolismo romantico e il loro delicato profumo.

In certi casi l’esplosione di luce che irradia i soggetti è accecante, quasi un’esasperazione di contrasto tra colori, altre volte, più spesso, essa è morbida o tendente alla penombra, sintomo, questo, di una forte emotività che permette alla sua pittura di strutturarsi su diversi livelli di percezione della bellezza che è, di conseguenza, legata sia al momento della realizzazione e sia al momento del conquistato appagamento interiore. Il paesaggio di De Donno è semplice, legato alla natura di quei luoghi tanto ammirabili da far sbalordire e, in ultimo, il suo paesaggio è esplosione di colore, grassezza di stesura e imponenza del soggetto. In questo senso, l’autore, discernendo ciò che osserva, realizza quanto sente mostrando, dunque, di aver raggiunto un alto grado di maturità artistica tanto che la tecnica dallo stesso utilizzata diventa il suo vero tratto distintivo. La pittura del maestro magliese mostra tutto il suo amore per la Natura e specialmente per i suoi colori e, perciò, il soggetto non è dipinto tanto per la sua bellezza esteriore quanto, invece, per la portanza di quella intrinseca. Egli, dunque, vive in quella pittura, in quelle vibrazioni del pennello, in quei campi di colore dove ogni tonalità è un aspetto delle sue emozioni e del suo sentirsi salentino.

2 pensieri su “Ernesto De Donno e la sua pittura”

  1. Mi sono registrato appena ieri a “CULTURA SALENTINA” ed oggi ho ricevuto, con grande piacere, un saggio sulla pittura di Ernesto De Donno. Vorrei sapere (e ricevere) se è già stato pubblicato, da CULTURA SALENTINA, qualche saggio sull’architettura del ‘500 e ‘600 a Lecce e/o nel Salento. Sto conducendo un’analisi siffatta sulle finestre, ingressi, a Martina Franca, nei secoli XVI e XVII. Vorrei approfondire i nessi e/o le differenze con architetture similari nel resto della Puglia. Ringrazio sin da ora per la cortesia. Piero Marinò

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