cultura meridionale, Saggio, Saggio

Teano: filosofa della Magna Grecia

Una filosofa carismatica, una persona magnetica perché ha imparato l’arte della vita. La prima filosofa ‘consulente’

di Apostolos Apostolou

Raffaello Sansio: Teano (da Wikipedia)

Teano VI secolo a.C., fu filosofa, cosmologa, matematica, studiosa di fisiologa, astronoma, eccellente guaritrice, era, come scrive Henriette Edwige Chardak [1], la più famosa filosofa a Crotone (Calabria – Magna Grecia). Molti sostenevano che era moglie di Pitagora, e altri che era figlia di Pitagora; e questo perché nella scuola pitagorica esisteva una segretezza che era regola essenziale. Troviamo molti scritti di matematica, musica, astronomia, filosofia e medicina, ma non possiamo dire con certezza che fosse lei l’autrice. Tuttavia sette lettere pervenuteci sono considerate autentiche[2].

Alcuni scritti di Teano ci parlano di educazione dei figli (educare un figlio è un compito complesso e delicato perché l’arrivo di un figlio comporta una trasformazione sia per la persona che per la coppia e i suoi equilibri secondo Teano) e al contempo di rapporti di coppia, di sentimenti tra figli e genitori. Non era solo filosofa, ma anche la prima consulente filosofica nella storia del pensiero.  Dà consigli alle coppie per esempio su cosa rafforza l’unione tra due persone, la reciproca comprensione, la crescita e lo scambio di emozioni[3].

Sono stati salvati dialoghi rari che presentano il pensiero di Teano. Per esempio il discorso sull’anima e l’educazione “Psicologia” (intesa, chiaramente, in termini non moderni); il discorso sul comportamento umano  “Etica” e Estetica; il discorso sul governo se stesso “Psicologia dell’anima“; il discorso sulla Natura “Fisica”; il discorso sul Cosmo, “Cosmologia“; il discorso su ciò che va oltre il mondo dei Fenomeni “Metafisica”; il discorso sull’Armonia e Matematica “Teoria di caos”. Il numero non è un’entità astratta, ma molto più concreta. I numeri sono grandezze che occupano uno spazio, quindi hanno un’estensione e una forma. E come diceva Filolao senza il numero non sarebbe possibile né pensare, né conoscere alcunché. Una cosa però accomuna tutte queste diverse trattazioni, è il numero e la sintesi[4].

Ecco un dialogo:

– Tutto è numero.

– Maestro, che piacere risentirvi!

– Andiamo al dunque, mi dica che le serve stavolta.

– Vi ricordate che vi avevo chiesto di raccontarmi di come si svilupparono le ricerche dopo la scoperta nella bottega del fabbro, ma voi preferiste rispondere alla seconda domanda sulla scoperta dell’irrazionale?

– Certo che mi ricordo.

– Ecco, ora gradirei avere una risposta alla prima domanda.

– Oggi mi sento magnanimo e gliela concedo. Le leggerò il capitolo corrispondente sul libro del giovane Fulivao, quello basato sulle mie memorie che ormai lei dovrebbe conoscere bene. Vado a cominciar…

– Uno, due, tre…

– Era la voce del maestro quella che proveniva dall’officina della scuola. –

– Quattro, cinque, sei…

Quella era invece chiaramente la voce di Teano. Incuriosito Ippaso entrò.

– Ippaso, siediti pure – disse Teano mentre passava l’ultima corda a Trasibulo.

Lo schiavo appese quel filamento d’intestino di capra vicino agli altre sei. Sette corde ora pendevano dalla trave di una singolare struttura di legno.

– Vedo che l’esperimento con le corde si sta finalmente concretizzando – osservò Ippaso.

– Sì, solo che Pitagora non ha voluto darmi ascolto. Lui sostiene che per riprodurre le consonanze delle incudini si devono usare diverse corde di uguale lunghezza e spessore e appendere un peso diverso a ognuna di esse.

– Mi sembra chiaro Teano – intervenne il maestro. – Non capisco perché ti ostini a contraddirmi. Nella bottega di Gerone abbiamo visto che quando un’incudine era il doppio di una e due terzi dell’altra si producevano consonanze. Da cui abbiamo dedotto che i rapporti con i numeri 1, 2 e 3 danno luogo a consonanze. Mentre se i numeri in gioco erano più grandi, come 9 e 10, allora avevamo delle dissonanze. Con questi esperimenti sulle corde vorrei verificare che cosa succede quando si aggiungono altri rapporti con numeri più piccoli di 9, come ad esempio 4/3, 5/4 e 6/5.

– Vedo le corde già disposte, ma non vedo i pesi – osservò Ippaso. – Li avete già fatti forgiare da Gerone?

– No, li ho fatti forgiare da Filippo l’orafo. Serviva un lavoro di precisione non una cosa da fabbri.

– Se ho ben capito il secondo peso dovrebbe essere il doppio del primo, il terzo 3/2 del primo e così via.

– Non esattamente. Il secondo è il doppio del primo, ma il terzo è 3/2 del secondo, il quarto è 4/3 del terzo e così via.

– Mi sembra che il risultato non dovrebbe essere molto diverso rispetto a quello che si otterrebbe con i rapporti che dicevo io.

– No, si tratterebbe solo di far vibrare le corde nella sequenza giusta. Con i tuoi rapporti bisognerebbe fra vibrare la prima con la seconda, la prima con la terza, la prima con la quarta e così via. Con i miei rapporti invece si fa vibrare la prima con la seconda, la seconda con la terza, la terza con la quarta e così via. Ho scelto questa sequenza per facilitare il lavoro all’orafo.

Ippaso ci pensò un attimo.

– Mi sembra ragionevole – disse. – Così le differenze tra i pesi saranno più grandi. – Poi si volse verso Teano e continuò:

– Come mai tu non sei d’accordo?

– Non so, l’intuito mi dice che non funzionerà. Secondo me i pesi dovrebbero essere identici mentre a variare con quei rapporti dovrebbero essere le corde a cui li appendiamo.

– Ma no! – ribatté Pitagora. – Se per le incudini la consonanza dipendeva dalle dimensioni, allora nel nostro esperimento essa dovrebbe dipendere dai rapporti tra i pesi. In ogni caso tra qualche istante saremo in grado di verificarlo. Trasibulo, portami i pesi.

Lo schiavo si avvicinò con un vassoio di legno su cui erano disposti sette cilindri d’argento ordinati dal più piccolo al più grande. La sommità di ogni cilindro era modellata a occhiello. Il maestro legò ogni cilindro all’estremità inferiore della reciproca corda, facendo attenzione a usare la stessa porzione di corda per ogni nodo; e poi cominciò a far vibrare le corde con un plettro di corno. Pizzicò la prima e poi la seconda corda. C’era qualcosa di strano. Pitagora corrugò la fronte. Fermò la vibrazione della prima corda con un dito e pizzicò la seconda e la terza. Poi ripeté l’operazione con la terza e la quarta, la quarta e la quinta, la quinta e la sesta. Il maestro si fermò. Scosse la testa. No, c’era qualcosa di strano. Il risultato era chiaramente diverso da quello ascoltato nella bottega di Gerone. In quel momento si accorse che sua moglie lo stava guardando con un sorriso beffardo[5].

Quando hanno chiesto: – Teano, “Che cosa è l’amore ?” – Egli ha risposto proprio questo:‘‘πάθος ψυχῆς σχολαζούσης”, cioè la passione dell’anima nel tempo libero. Non era solo l’emblema della donna sapiente, ma insieme fedele e ligia ai suoi doveri, attorno a cui si consolida la famiglia. Sosteneva per esempio che la donna deve sacrificare lo stesso giorno in cui ha finito di fare l’amore con suo marito.

[6]Sapeva Teano, secondo la tradizione greca, quanto il decoro fosse fondamentale per una donna greca, e perciò sosteneva anche che la donna che persegue la raffinatezza cerca l’ammirazione nella sregolatezza.

[7]Donna carismatica e intelligente, affermava che “la bellezza viene dalla moderazione ed è gradita alle donne di nobili origini”. In un mondo in cui la cultura era prerogativa degli uomini Teano, con un pensiero così ampio, lavora sulle sensazioni e sui ricordi. “…nella vita, infatti, si possono intravedere la sensibilità, l’indole e lo stato d’animo di colei che parla…”

[8]Pensare è un riflesso involontario, che non sempre guarda a dove va

[9]Scrivere è terapeutico, dirà Teano, e sempre c’è bisogno di una ricerca interiore. [10] Teano era una filosofa carismatica, una persona magnetica perché ha imparato l’arte della vita.


Note:

[1] Henriette Edwige Chardak. L’énigme Pythagore: la vie et l’oeuvre de Pythagore et de sa femme Théano. Paris: Presses de la renaissance, 2007, p. 98

 

[2] Idem p. 65

 

[3] Idem p. 86

 

[4] Idem p. 90

 

[5] Site: http://pitagoraedintorni.blogspot.com

 

[6] Alic, Margaret, Hypatia’s Heritage: A History of Women in Science from Antiquity to the Late Nineteenth Century, Women’s Press, 1986, p. 59

 

[8] Gorman, Peter, Pythagoras: A Life, Routledge & Kegan Paul, 1979, p. 66

 

[9] Kline, Morris, Mathematical Thought from Ancient to Modern Times, Oxford University Press, 1972 p. 61

 

[10] Olsen, Kirstin, Chronology of Women’s History, Greenwood Press, 1994, p. 74

 

[9] Snyder, Jane McIntosh, The Woman and the Lyre: Woman Writers in Classical Greece and Rome, Southern Illinois University Press, 1989, p. 46

 

 

Apostolos Apostolou

Docente di filosofia

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