Tradizioni

Lo spiritello della casa

prima
Lares, statuetta in bronzo del I sec.

Nel Salento è ancora molto radicata la credenza secondo cui le case possano essere abitate, a insaputa dei proprietari, da spiritelli. Uno di questi è quello che si chiama Laùru, uno spirito capriccioso e bizzarro ma buono e molto affabile con donne e i bambini in particolare. Nella fantasia popolare, egli assume la forma di un piccolo essere alto non oltre mezzo metro, armonico nelle fattezze, con gli occhi lucidi e neri, capelli lunghi e ricci, vestito di morbidissimo velluto e col capo coperto da un cappellino alla calabrese. Da un punto di vista storico, invece, la figura è una chiara testimonianza degli antichi culti pagani che penetrarono in Terra d’Otranto ad opera di greci e romani.

Proprio tra i romani si ritrova il culto nei Dei Lari (dall’etrusco Lar = re, signore, eroe) che, vivendo assieme ai proprietari delle abitazioni, avevano il compito di proteggere loro e le proprie case. I romani li chiamarono Lares domestici e ritenevano che soltanto lo spirito degli uomini buoni potesse reincarnarsi in un lauro. Sarebbe dunque da quest’antica tradizione, l’origine dei numerosissimi racconti che attorno a questa figura fioriscono nel Salento.

Riporto, quale testimonianza storica di una credenza salentina che la cronaca ci testimonia essere ancora viva, un racconto di fine seicento nel quale la figura del Lauro assurge a entità benevola, sprezzante delle ingiustizie e dotato di un’aurea magica che rende il racconto una vera e propria narrazione favoleggiante degna della più alta tradizione agro-cultuale del Mezzogiorno:

«Viveva una volta un re che aveva una figlia molto bella. Era tanto splendida che sembrava avesse un raggio di sole per capelli, tanto era bionda e luminosa, e due stelle per occhi. Si chiamava Agata.

Un giovane principe, bello e valoroso, l’amava immensamente ed era ricambiato dalla giovine. Si chiamava Rolando ed era l’ultimo figlio di un re cattivo che, essendo molto ormai vecchio, aveva deciso di lasciare il suo intero regno e tutte le fortune al primogenito Giovanni.

Giovanni decise di prender in moglie, ignorando l’amore del fratello, la bellissima principessa Agata. Figurarsi se da parte della famiglia della sposa potevano rifiutare una tale offerta. Non valsero né i pianti della poveretta né l’intercessione degli amici del re e così si celebrarono le nozze.

Mancò poco che Rolando morisse dal dolore e perciò non volle prender parte alla festa delle nozze. Egli si rinchiuse nella sua piccola stanza in preda alla disperazione e, mentre si teneva stretta la testa fra le mani, udì una fievole voce che gli domandava: “Perché piangi?

Il giovane si levò spaventato il giovane e guardando in fondo alla stanza, sentì nuovamente la voce che gli diceva: “Non temere io sono il Lauru e son venuto per aiutarti. Raccontami le tue pene e fidati di me.

Rassicurato il giovane, e aperta l’anima alla speranza, raccontò nel pianto la dolorosa storia del suo amore. Il Lauru ascoltò tutto e mentre stava per andare via disse: “Tieni segreta questa mia visita e stai allegro perché io allevierò le tue pene e ti farò sposare la principessa!”.

Intanto la festa nuziale era finita a tarda notte e gli sposi si erano ritirati nella camera nuziale. Un ricco padiglione di finissimo broccato, retto da braccia d’oro tempestate di gemme, gettava una dolce penombra sul candido letto. La sposa era triste e non parlava e lo sposo, credendo fosse timidezza naturale di una vergine che si appresta a donarsi al marito, non si preoccupò anzi, si mostrava felice. Appena però i due sposi si coricarono, il Lauru saltò sul seno di Agata. Questa diventò nera come il carbone e cominciò a lamentarsi. Lo sposo spaventato per la condizione della principessa corse a chiamare medici e parenti. Tutte le cure furono vane e Agata continuava a languire.

Il vecchio re, allora, inorridito dalla sventura sopravvenuta alla figlia, chiamò intorno a sé i migliori scienziati del mondo per consultarli circa il malore che affliggeva la principessa. Sapete che cosa risposero gli scienziati? Il male della principessa è il marito. Il povero Giovanni, allora, fu preso a tradimento di notte e buttato in un oscuro carcere del castello dove, dopo poco tempo, quasi misteriosamente morì. Dopo un anno da questo tragico evento, la principessa Agata era completamente guarita da ogni male. Ora appariva ancor più bella e sana ed essendo giovane, chiese al padre di avere un secondo marito. Egli acconsentì e Agata sposò l’amato Rolando.»

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