Opinioni, Pensiero meridionale

Sud

'Controra' - olio su cartone
Giuseppe Diso: ‘Controra’ – olio su cartone

Roberto Saviano scrive a Matteo Renzi chiedendogli di intervenire nel Sud che sta morendo, dove nulla è stato mai fatto. Nulla che sia ‘vero’.
Ho letto quella lettera. L’ho fatto riconoscendomi in ogni pensiero, rivivendone ogni strappo di vita. Come donna meridionale ne ho condiviso molti punti, come donna che abita questa terra e le è profondamente legata, che conosce le sue ferite irrisolte e le asprezze che la abitano. Che abitano il Sud, insieme con me. Sì. Il Sud bisogna viverlo, immergersi nei suoi dolorosi sorrisi, nelle sue campagne aride di amore abbandonato e di zolle in attesa di respiro. Occorre affacciarsi ai suoi sagrati assolati, spiare tra le viuzze spaventate dal buio, da notti bugiarde e vita promessa. Bisogna accettarne i rimpianti, i rimorsi e i silenzi. Tra queste strade di lastricato consunto si sentono, ancora, i passi di una storia che ci ha fatto piangere, che ci ha fatto specchiare in stagni creduti oceani. La mia è una terra che non sa ancora esprimersi, che tace riverente a chi le offre aiuto, a chi le passa una mano tra i capelli per farle coraggio. Ma avrebbe voglia di parlare, di spiegare, di muoversi in autonomia perché di nulla avrebbe bisogno se non di crescere, e, come dice Saviano, diventare ‘laboratorio’ di costruzione, fabbrica del suo domani. Le è stato insegnato a dire ‘grazie’, sempre, e aspettare un padrone che le offrisse la paga. E, se un tempo si nasceva a dismisura ad assordare le strade di bambini, ora non si nasce più, perché si son persi le madri e i padri, fuggiti in mondi dove si lavora e ci sono culle che sanno accogliere i figli, li sanno nutrire e crescere. L’Italia del Nord non ci è mai stata sorella, ha saputo convincerci del tempo galantuomo e noi le abbiamo creduto. Così, altri hanno vissuto dei nostri risparmi, delle nostre campagne di tabacco seccato al sole, di viti grondanti di grappoli e vendemmie all’alba, pagando il minimo, pagando niente, lasciandoci schiene spezzate e vecchiaie senza assistenza. Le nostre case odorano ancora di quelle impronte. Ed oggi, che siamo diventati la scena più ambita da registi e fotografi, stiamo davanti agli obiettivi nell’attesa, ancora, di uno scatto che sviluppi colori nuovi in cornici autentiche di concretezza. Abbiamo le spiagge più rincorse in prenotazioni dell’anno prima e un turismo internazionale che ritorna, che si affeziona ai nostri splendori d’arte e natura. Ma, sotto ogni luccichio che attrae si nascondono vicende sofferte e frammenti di vite in riserva, sconosciute, quasi sempre.
Anche io, Presidente Renzi, ho smesso la fiducia in chi dice di preoccuparsi per noi, in chi è convinto di capire cosa ci sia da fare, cosa sia di bisogno e le urgenze che ci assillano. Non ci si può improvvisare meridionali, non si può capire cos’è esserlo senza inciampare in questa terra, rossa e incallita che sporca i talloni e i polpacci di chi ci cammina, lavorandola negli stenti. Non si può comprendere, come scrive Saviano, ‘l’onesto che deve corrompersi per andare avanti (…) perché a Sud i diritti si comprano’, non si può capire, cioè, che la nostra onestà ci ha resi vulnerabili e indifesi, ci ha denudati di giustizia rendendoci vittime del sistema con cui i padroni ci hanno infilzato l’anima, straziandola di soprusi. Eppure siamo ancora qui. Consapevoli del poco che abbiamo, ma incapaci di lasciarlo. Perché è peccato. “Troppe volte ho sentito dire che è ormai inutile intervenire. Che il paziente è già morto. Ma non è così. Il paziente è ancora vivo. Ci sono tantissime persone che resistono attivamente a questo stato di cose e Lei ha il dovere di ringraziarle una ad una. Sono tante davvero. E tutte assieme costituiscono una speranza per l’economia meridionale. E’ Lei che ha l’ingrato ma nobile compito di mostrare che è dalla loro parte e non da quella dei malversatori”: Saviano incita Renzi a non mollare, a non credere a ciò che si dice sulle nostre sorti. E’ vero. Chi, come me, ha scelto di restare sa quanto ci sia di vivo in questa terra, come il polso non si sia mai fermato, testardamente incapace di darla vinta a chiunque. Sa quanto costi stringere i denti e non ascoltare, chiudere gli occhi per non ‘sentire’ quanto male fa. La mia è la terra delle processioni e delle candele votive, delle offerte per strada e le luminarie, dove un Santo si porta ancora in spalla e dai balconi si buttano i fiori. Dove si aspetta la grazia e si continua ad aver paura di chi arriva a inventarsi una legge vestita da bonus, una legge che svuota le tasche senza metterci mano. E’ anche il Sud dei tronchi d’ulivo sfrattati dalle campagne disarmate di anticorpi, dove alberi secolari sono sradicati da un inganno senza scienza. Alberi che hanno accolto generazioni intere, cresciute tra quei rami e quelle radici su cui, ormai si piange l’ingiustizia dell’ennesima illegalità.
Questo è il mio Sud, quel Meridione la cui ‘questione’ è diventata mondiale, le cui ricette si cucinano oltre il Mediterraneo e vanno a ruba, come le nostre masserie, antiche e preziose, svendute allo straniero di turno. E’ il Sud di chi sa vivere con poco, di chi sembra ‘cafone’, ma non lo è. Di chi sa arrangiarsi ma non si accontenta, di chi fa, ancora, la pasta in casa per non far spegnere le tradizioni e per risparmiare, come la Storia gli ha sempre insegnato.
Questa è, soprattutto, la terra della verità, del mare in cui si vede ancora il fondo, anche di notte. Ma, la si sta svuotando di chi ci vive, assicurandone, ancora, il silenzio, ammutolendone ogni ‘rumore’. Così si va avanti, facendo credere che il Meridione d’Italia abbia più stelle che stalle. Cadenti, ma stelle, di desideri senza un cielo che li esprima. Di proteste sedate, di voci e volti senza sonoro, di lettere intonse, mai aperte. Quella di Saviano, però, è stata letta e su essa si è accesa l’attesa che qualcosa succeda. Non fosse altro che per l’attenzione mediatica che il Premier non può ignorare. Ringraziando Saviano, mi aggrappo alle sue parole nell’urgenza e la disperata dolcezza con cui le sento mie. Perché la ‘Politica buona’ parte dal Sud e, come spero, non è mai troppo tardi per darle inizio.

12 pensieri su “Sud”

  1. Anche io, cara Titti, da tempo ho smesso di avere fiducia a chi dice di preoccuparsi per noi del Sud… Anche io sono d’accordo che la politica
    buona parte dal Sud e bisogna fare presto. Complimenti per l’articolo.
    Lucio Causo

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  2. Gli scritti a tema sociale di Titti De Simeis mi sorprendono sempre. Perché sono lucidi, efficaci ma, soprattutto, così “belli” nella narrazione che la tentazione di godersi il racconto è più forte della necessità, assai più dolorosa, di immergersi nei forti richiami morali e nella concretezza dei problemi affrontati. Fare i complimenti mi sembra banale.

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    1. Lungi da me a criticarLa personalmente , Professore. il mio intervento non intendeva assolutamente entrare nel merito della legittimità di fare i complimenti né voleva collegarsi in via diretta con la chiusura del Suo intervento. Riconosco l’uso infelice del termine “banale” piuttosto che “superfluo” o “scontato” come era nelle mie intenzioni (intendendosi che io stesso di complimenti alla scrittrice penso di averne fatti in più occasioni)

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  3. Lorenzo, posso chiamarti per nome e darci del tu,
    sono convinto che sei nel giusto per quello che dici.
    Non volevo minimamente riprenderti, sono grande
    e dico quello che penso. Non altro. Ho letto e leggo
    con piacere quello che scrivi e ti stimo ed apprezzo
    molto per la cultura e per l’amore che trasmetti per
    il nostro SUD. Un caro saluto. Chiamami Lucio.

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    1. Grazie Lucio, da dilettante quale sono mi sento lusingato di poterTi dare del tu, anch’io nutro profonda stima e ammirazione nei Tuoi confronti e cerco di non lasciarmi sfuggire nulla dei contributi e di quanto altro si possa reperire in rete della Tua opera. Grazie a Titti, alla quale chiedo anche scusa per l’uso improprio del post, per aver contribuito a questo incontro.

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      1. … ma che scuse, Lorenzo. Anzi! E’ bello esserci incontrati (almeno virtualmente) per due chiacchiere. Un abbraccio a tutti e due 😉

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