Personaggi

Cinema e storia: gli anni ottanta e il cinema di David Cronemberg

di Giulia Minutello

Director DAVID CRONENBERG of the film ‘Spider’ during the Toronto International Film Festival

UNA BREVE PREMESSA

Questo lavoro ha lo scopo di focalizzare la filmografia del regista canadese David Cronenberg nella storia del Nord America degli anni ottanta. Dopo una breve rassegna delle principali vicende storiche di quegli anni andremo a esaminare la biografia e filmografia del regista soffermandoci poi sui cinque film realizzati in quel decennio. Tutto questo dovrebbe far emergere come il regista canadese, con grande preveggenza, avesse intuito i radicali cambiamenti della società occidentale avvenuti in quegli anni e, soprattutto, come avesse, pur agendo nell’ambito ristretto del cinema di genere, una visione politica e sociologica della stessa società già proiettata nei due decenni successivi.

GLI ANNI OTTANTA

La storia degli anni ’80 degli Stati Uniti (e nel resto del mondo) è segnata dagli otto anni di  amministrazione Reagan.

Ronald Reagan, un ex attore degli anni ’40 e ’50, passato alla politica negli anni ’60 come governatore della California, ottenne la nomination alla Convention Repubblicana in vista delle elezioni presidenziali del 1980. Il presidente uscente era  Jimmy Carter, un imprenditore agricolo della Georgia che aveva vinto le elezioni del 1976 contro Gerald Ford, il vicepresidente di Nixon, subentrato dopo le dimissioni di quest’ultimo in conseguenza allo scandalo Watergate.

L’invasione dell’Afghanistan da parte dell’esercito sovietico nel 1980 e il boicottaggio da parte della delegazione statunitense delle Olimpiadi, che si svolgevano quell’anno a Mosca, avevano fatto rinascere tra le due superpotenze un clima da guerra fredda. Reagan, che nel 1983 definì l’Unione Sovietica “Impero del Male”, annunciò piani di riarmo nucleare da parte degli Stati Uniti tra i quali destò scalpore il sistema di difesa missilistica spaziale denominato “Star Wars”.

La priorità di Ronald Reagan fu però l’uscita dalla crisi economica che da alcuni anni stava strozzando l’economia statunitense. L’abbassamento delle tasse e un minore impegno del governo nella pianificazione economica, uniti ad avvenimenti contingenti come la guerra Iran-Iraq che fece crollare il prezzo del petrolio, permise agli Stati Uniti una crescita costante dell’economia per tutto il decennio.

Il secondo mandato di Ronald Reagan (1984-1988) fu caratterizzato da una nuova distensione con l’Unione Sovietica, dopo l’avvento del nuovo leader Michail Gorbaciov. Ronald Reagan assistette come ex presidente al crollo del Muro di Berlino nel novembre del 1989 e gli storici non sono ancora d’accordo se attribuire o meno alla sua politica estera il collasso dell’Unione Sovietica nel 1991.

Nel 1988 gli succedette il suo vice George Bush senior che nel decennio successivo, con la prima “Guerra del Golfo” spostò la mira degli Stati Uniti dall’”Impero del Male” ormai disgregato al Medio Oriente.

In Europa la visione economica ultraliberista di Reagan fu messa in pratica, negli stessi anni, dal Primo Ministro inglese Margaret Thatcher.

Senza dubbio gli anni ’80 sono stati un decennio di riflusso dopo l’impegno politico post sessantottino degli anni ’70. Nel 1985 in una fortunatissima trasmissione televisiva italiana ideata e condotta da Renzo Albore, Quelli della notte, uno dei protagonisti, Roberto D’Agostino, fece conoscere al grande pubblico, attraverso un tormentone ripetuto quotidianamente, il termine “edonismo reaganiano”. Questo termine, usato in quel contesto in accezione giocosa,  stava invece ad indicare, nel gergo sociologico, il cambiamento di rotta della società occidentale dall’impegno etico e politico degli anni ’60 e ’70 all’individualismo più sfrenato dettato dalle ricette economiche di Reagan e della Thatcher. Dagli “Hippie” agli “Yuppie” (forma breve di Young Urban Professional), dai figli dei fiori ai giovani uomini d’affari rampanti, protagonisti di tanta letteratura (Le mille luci di New York di Jay McInerney) e cinema (Wall Street di Oliver Stone, Cocktail di Roger Donaldson) degli anni ottanta, tesi all’arricchimento immediato e all’idealizzazione del proprio aspetto esteriore.

Nel versante scientifico gli anni ottanta sono stati caratterizzati dalla comparsa della Sindrome di Immunodeficienza Acquisita, l’A.I.D.S., e, di conseguenza, dai cambiamenti di prospettiva che la malattia ha portato nell’approccio alla libertà sessuale conquistata nei due decenni precedenti. Il disastro di Černobyl’ del 1986, il più grande incidente mai verificatosi in una centrale nucleare, ha fatto ripensare le politiche energetiche.

DAVID CRONENBERG E IL CINEMA

David Cronenberg è nato a Toronto il 15 marzo 1943. Figlio di un giornalista e di una musicista,  dopo un iniziale interesse per le scienze naturali si è  laureato in letteratura inglese all’Università di Toronto. Fin da adolescente ha scritto racconti di fantascienza per poi dedicarsi al cinema.

Prima ancora di laurearsi realizzò il suo primo cortometraggio, Transfer (1966), della durata di sette minuti, incentrato sulla vita di uno psichiatra, seguito l’anno dopo da From the Drain (1967), un altro cortometraggio anch’esso girato in 16 millimetri, in cui due uomini vestiti parlano seduti in una vasca da bagno vuota.

Dopo due anni Cronenberg realizzò il suo primo lungometraggio  Stereo (1969) girato in bianco e nero, in 35 millimetri e con una colonna sonora in cui sono presenti solo le voci fuori campo che narrano la trama. Il film è ambientato in un futuro imprecisato e compaiono alcuni dei temi cari al regista canadese: il corpo, il sesso, l’inconscio.

Nell’anno successivo girò Crimes of the Future (1970), ambientato anch’esso in un futuro imprecisato e con la narrazione fuori campo, quasi una replica del film precedente questa volta a colori. In questo film c’è un nuovo tema che sarà presente nei suoi film successivi: la malattia, quella che Cronenberg trasfigurò in cinema sin dalla sua prima opera destinata alla distribuzione tradizionale: Shivers (1975), realizzato cinque anni dopo il suo ultimo lavoro underground, fu il suo primo film commerciale e fu distribuito anche in Italia con il titolo Il demone sotto la pelle .

Il film fu ben accolto anche dalla critiche tanto che solo un anno dopo girò  Rabid  (1976) anch’esso un horror in cui sono presenti gli stessi nuclei tematici dei film precedenti: la malattia, i corpi, il sesso e la cui protagonista, interprete del ruolo del “mostro”, era la pornostar Marilyn Chambers.

E’ del 1978 il suo terzo film Veloci di mestiere (Fast Company), un corpo estraneo nella sua filmografia, un action movie in cui è assente l’atmosfera sporca e malata dei suoi film precedenti e di quello successivo: Brood – La covata malefica (Brood, 1979). Il film contiene alcuni temi inediti: la maternità e la fobia della procreazione. A fine decennio Cronenberg era ormai un regista conosciuto anche a Hollywood senza per questo esser dovuto scendere a compromessi.

Il decennio successivo vedrà la sua definitiva consacrazione come “autore”. Scanners (1980), Videodrome (1982), La zona morta (The Dead Zone, 1983), La mosca (The Fly, 1986) e Inseparabili (Dead Ringers, 1988) sono i titoli realizzati da David Cronenberg negli anni ’80 e che saranno analizzati successivamente.

Con il Il pasto nudo (Naked Lunch, 1991), tratto dal romanzo omonimo di William Burroughs, pubblicato nel 1959, Cronenberg fece i conti con la Beat Generation, movimento letterario, e non solo, del secondo dopoguerra negli Stati Uniti. Ritorna il tema degli insetti dopo The Fly, scarafaggi giganti che parlano, macchine da scrivere che prendono le sembianze di insetti giganteschi.

Nel 1993 con M. Butterfly Cronenberg uscì dal recinto del cinema horror per avventurarsi nel melodramma. Il tema dell’omosessualità, già presente in Il pasto nudo, si fonde con la dualità amore/morte. Tra i temi del film ancora contatto fra corpi e desiderio sessuale senza bisogno, questa volta, di effetti speciali.

Il 1996 fu la volta di Crash, tratto dall’omonimo romanzo di James Ballard, il film vinse il Premio della giuria al Festival di Cannes di quell’anno. Nuovamente corpi che, questa volta, vengono messi in rapporto con la tecnologia. Non c’è una trama vera e propria, come d’altronde accade nei film porno.

Gli anni novanta di Cronenberg si sono conclusi con la realizzazione di eXistenZ (1999), ultimo, per ora, film di fantascienza in cui il videogame si innesta nei corpi dei giocatori rendendo non discernibile la differenza tra realtà e realtà virtuale. Presentato al Festival di Berlino il film fu premiato con l’Orso d’Argento.

Il nuovo millennio ci ha portato cinque film del regista canadese apparentemente diversi dai suoi precedenti. In Spider (2002) il tentativo del regista era quello di rappresentare visivamente la schizofrenia, fondendo soggettività e oggettività, passato e presente, in un’atmosfera sospesa in cui il regista cercava di rendere filmabile il non-filmabile.

A History of Violence (2005) è un film in cui sembra mancare la visionarietà così caratterizzante dei film precedenti di Cronenberg. E’ il primo dei tre film che girerà con Viggo Mortensen e mette in scena fin dal titolo il tema della violenza, del sopruso proprio della quotidianità del sogno americano e della difficoltà di discernimento tra “buono” e “cattivo”.

La promessa dell’assassino (Eastern Promises, 2007) è stato l’immediato ritorno al tema della violenza già affrontato nel film precedente che ha in comune anche il protagonista Mortensen. Il corpo, questa volta quello nudo di Mortensen che lotta in una sorta di danza nella sauna, sempre presente fin dai primi film di Cronenberg, diviene una tela sulla quale la malavita russa scrive le sue storie.

Nel 2011 David Cronenberg ha girato A Dangerous Method, terzo film consecutivo con Viggo Mortensen, nuovamente un mèlo come M. Butterfly, che racconta la travagliata vicenda riguardante Sigmund Freud, Jung e l’affascinante paziente Sabina Spielrein.

Il recente Cosmopolis (2012), ultimo lavoro di Cronenberg, tratto dall’omonimo romanzo di Don DeLillo, mette in scena il capitalismo selvaggio dei nostri giorni nella traversata “omerica” di una limousine e del suo padrone.

I FILM DEGLI ANNI OTTANTA

Scanners 

Nazione: CANADA

Anno: 1981

Durata: 99

Soggetto: David Cronenberg

Sceneggiatura: David Cronenberg

Cast: Jennifer O’Neill (Kim Obrist) Stephen Lack (Cameron Vale) Patrick McGoohan (Dr. Paul Ruth) Lawrence Dane (Braedon Keller) Michael Ironside (Darryl Revok) Robert A. Silverman (Benjamin Pierce)

Nel  1980 David Cronenberg ha a disposizione più di quattro milioni per realizzare il suo primo vero film commerciale: Scanners, badget che permetterà alla pellicola di avere un ‘enorme successo di pubblico e renderà il regista definitivamente “autore di culto” per tutti gli estimatori del cinema da effetti speciali.

Il film mette in scena la storia di Cameron e Darryl, accomunati dalla dote innata della telepatia: eroe ed anti-eroe che si combattono al fine di raggiungere entrambi i propri scopi.

La trama potrebbe far pensare ad un tradizionale film di genere ma, la preoccupazione principale del regista è quella di far vedere allo spettatore, come farà anni dopo in Spider,  l’irrappresentabile: pensieri, voci che trasmigrano, grazie alla telepatia, da un cervello ad un altro.

Ad interessare il rewgista canadese non è solo il make-up di Gary Zeller ed  Henry Pierry, in collaborazione con Dick Smith, che mostra teste che esplodono, occhi che escono letteralmente fuori dalle orbite, il suo è  il tentativo utopico di far vedere il “pensiero”. In anni in cui l’apparenza, il “fuori”, prende il sopravvento nei contesti sociali ma anche artistici, Cronenberg si interessa di più al “dentro”.

Videodrome

Nazione: CANADA

Anno: 1983

Durata: 81

Soggetto: David Cronenberg

Sceneggiatura: David Cronenberg

Cast: James Woods (Max Renn) Sonja Smits (Bianca O Blivion) Deborah Harry (Nicki Brand) David Bolt (Raphael ) Leslie Carlson (Barry Convex) Jack Creley (Brian O Blivion) Peter Duorsky (Harlan)

Raramente il cinema è riuscito a rappresentare l’intossicazione provocata dal mezzo televisivo agli spettatori e i cambiamenti sulla loro percezione come in  Videodrome, viaggio allucinato e malato all’interno del mondo della televisione definita dai protagonisti del film la “nuova carne”.

Max Renn, interpretato da James Woods, è il proprietario di una TV via cavo chiamata Civic TV, che trasmette spesso contenuti violenti e pornografici. L’uomo viene a conoscenza che una trasmissione pirata, intitolata appunto Videodrome, trasmette solo immagini di torture e violenze per poi sparire dopo pochi secondi e il segnale su cui è trasmesso causa lo sviluppo di un tumore al cervello che produce allucinazioni e alterazioni nella percezione della realtà. Renn scopre che la trasmissione è il prodotto di una cospirazione autoritaria filo-governativa che cerca di eliminare dalla società gli “indesiderabili” attratti dal sesso e dalla violenza provocando loro tumori al cervello (nella convinzione che i ‘bravi cittadini’ non saranno mai attratti dalla pornografia snuff del canale).

Cronenberg , in anticipo sui tempi, con grande pessimismo ma con altrettanta preveggenza, mostra la mutazione dell’uomo contemporaneo che lega indissolubilmente la propria “carne” ai nuovi media (come non pensare, a distanza di trent’anni, ai miliardi di persone in tutto il mondo “legati” alle moderne protesi degli smartphone e tablet).

La zona morta 

Titolo originale: THE DEAD ZONE

Nazione: CANADA, USA

Anno: 1983

Durata: 101

Soggetto: Stephen King

Sceneggiatura: Jeffrey Boam

Cast: Christopher Walken (Johnny Smith) Brooke Adams (Sarah Bracknell) Tom Skerritt (Sceriffro Bnrnermann) Herbert Lom (Dr. Sam Weizak) Anthony Zerbe (Roger Stuart) Colleen Dewhurst (Henrietta Dood) Martin Sheen (Greg Stillson) Jacklie Burhoughs (Vera Smith)


Se in Scanners il concetto di telepatia passava attraverso le menti, in The Dead Zone passa attraverso il tatto. L’eroe che deve salvare il mondo è, questa volta, Johnny Smith, interpretato da Christopher Walken, un uomo “morto” che resuscita dopo cinque anni di coma con il dono di poteri paranormali. Cronenberg si trova, per la prima volta, a lavorare su un soggetto non suo, The Dead Zone è tratto da un romanzo di Stephen King.

Il professore di lettere Johnny Smith (l’equivalente di un qualsiasi Mario Rossi) cade in un lungo periodo di coma in seguito ad un incidente stradale. Al suo risveglio scopre che la sua vita sentimentale è irrecuperabile, la moglie si è risposata, e di possedere un inquietante potere che gli consente di predire il futuro di tutte le persone con cui entra in contatto fisico. Stringendo la mano ad un candidato al Senato degli Stati Uniti “vede” che l’uomo è destinato a diventare il Presidente e a scatenare una guerra nucleare. L’uomo, a costo di un estremo sacrificio, si arma con un fucile per cercare di uccidere il candidato durante un suo comizio.

The Dead Zone è probabilmente il film più politico di Cronenberg (insieme a Videodrome e al recentissimo Cosmopolis), pur essendo il suo prodotto più hollywoodiano. Nella scelta del soggetto, probabilmente, è stato attratto dal romanzo di King da qualcosa che fa parte del suo mondo come la fragilità del protagonista e la denuncia della demagogia della classe politica.

La mosca 

Titolo originale: THE FLY

Nazione: USA

Anno: 1986

Sceneggiatura: David CronenbergCharles Edward Pogue

Cast: Jeff Goldblum (Seth Brundle) Geena Davis (Veronica Quaife) John Getz (Stathis Borans David Cronenberg (Ginecologo)


La storia d’amore del protagonista di The Dead Zone si evolve in une vero e proprio melodramma in The Fly, dove l’amore del protagonista, interpretato da Jeff Goldblum, si collega alla mutazione del suo corpo. Cronenberg è evidentemente ispirato dalla Metamorfosi di Kafka in questo remake di un vecchio film di fantascienza degli anni cinquanta: L’esperimento del dottor K.

Seth Brundle è uno scienziato che ha costruito una macchina per il teletrasporto. L’apparecchio funziona bene con gli oggetti, ma mostra pericolosi difetti con il teletrasporto degli esseri viventi. Seth inizia una relazione amorosa con Veronica, una giornalista scientifica. Ubriaco e fuori di sé dalla gelosia decide i provare il teletrasporto su se stesso senza rendersi conto di essere entrato nella macchina insieme a una mosca. L’esperimento sembra avere successo ma, dopo un po’ di tempo Seth comincia ad avere delle mutazioni nel suo corpo e a trasformarsi in  un uomo-mosca. Lo scienziato, a quel punto, cerca di “fondersi”  con Veronica…

Anche in The Fly, in anni in cui l’esteriorità, la “bellezza del corpo”, aiutata dalla chirurgia plastica comincia a diventare un’ossessione per la popolazione occidentale Cronenberg riflette sulla possibilità di continuare ad amare la stessa persona anche dopo una spaventosa mutazione.

Inseparabili 

Titolo originale: DEAD RINGERS

Nazione: CANADA

Anno: 1988

Soggetto: Bari WoodJack Geasland

Sceneggiatura: David CronenbergNorman Snider

Cast: Jeremy Irons (Elliot e Beverley Mantle) Genevieve Bujold (Claire Niveau) Heidi Von Palleske (Cary) Barbara Gordon (Danuta)

David Cronenberg torna al tema del parto con Dead Ringers, una nuova “storia d’amore” ispirata da un episodio realmente accaduto: il ritrovamento dei corpi decomposti e abbracciati di due fratelli gemelli di New York, due ricchi ginecologi.

Beverly ed Elliot Mantle, gemelli monozigoti, entrambi interpretati da Jeremy Irons,  sono degli affermati ginecologi. Fin da piccoli hanno condiviso tutto, e da grandi si scambiano anche le  donne a loro insaputa.  Elliot è il più forte dei due e dirige questo gioco al quale un giorno Beverly si sottrae. Questo avviene quando conosce e si innamora dell’attrice Claire che lo abbandona quando si rende conto dell’abitudine dei fratelli di scambiarsi nelle avventure sessuali. Beverly  non accetta tutto questo e si rifugia prima nell’alcol e poi nella droga. L’allontanamento dalla realtà è ormai irreversibile e Elliot si sacrifica pur di aiutare il gemello “separandosi” da lui.

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