Cultura salentina, Recensioni

Luigina Parisi: Fiori di canto

di Marirò Savoia

Ho appena finito di leggere le poesie che Luigina Parisi ha raccolto nel libro “Fiori di canto”. La lettura ha confermato l’immagine della scrittrice che nella mia mente si è formata nel corso del tempo, cioè, di una donna orgogliosa del luogo in cui è nata, direi di più, innamorata dei paesaggi aspri e dolci del Salento, dell’umanità che lo abita, del mare, del cielo, della terra, del vento, che intenzionalmente “semina” nei suoi versi nella speranza che fiorisca, soprattutto in chi non conosce il Sud, lo stesso sentimento che riempie il suo cuore.

Luigina vive apparentemente una vita “normale”, come scrive nella prima poesia della sua silloge, “Ho vissuto la mia storia generica normale”, (Non ho parole) mentre ricorda la sua infanzia, quando “…le piccole stelle argentate brillavano su carta blu cobalto” (Se il tempo non conta); gode la piena immersione nella natura e racconta “del grande amore per il mare/ di piedi sempre scalzi…” (Ti racconterò), ma è anche una donna piena di voglia di fare, che ha dentro un fuoco che arde, mille parole da dire, per cui combatte “…battaglie per non morire/ tra acque stagnanti di momenti vuoti/ troppo lunghi da sopportare” (op. cit.).

Ha combattuto, come fa ogni donna, per avere un’identità propria, non quella che i preconcetti impongono; è stata una donna che ha disobbedito, ma è andata oltre l’inevitabile senso di colpa “Non c’è pentimento nel mio petto/ nessun paradiso potrà valere/ quanto il diritto di contare” (Il diritto di contare).

Luigina è anche donna che ama e che vuole essere amata “Se mi dici ti amo/ io fiorisco” e promette “Ti farò amare conchiglie bianche” (Se mi dici ti amo), suggerendo la formula che dona felicità “Bisogna baciarsi per impastarsi di cielo/ squarciare scorze per raggiungere il sole/ coprirsi nel gelo, sbrinarsi all’alba” (La vita semplice), consapevole che la vita non è tutta rosa, che arrivano i giorni neri, per cui ha imparato a restare ”…ferma a riflettere/ a smaltire i giorni da buttare” (Giorni da buttare)

Luigina ama la bellezza, le è necessaria per vivere, ma riesce a trovarla anche nelle piccole cose “…in una tazza di caffè appena sveglia”, nel “…fiorire continuo di rose”, nel “…sorriso che ti somiglia” (La bellezza), lontana “…da questo mondo di visi/ da tutti questi finti sorrisi” (Social Time).

Ma Luigina è soprattutto madre che ama visceralmente le proprie creature, che teme il giorno in cui “la cesoia…taglia la fune”, (Nidi vuoti) ma che comprende il bisogno dei giovani di andare “Non c’è primavera senza il vuoto dei nidi” e spera solo che il vento sia “attento, invogliando al ritorno” (op.cit.).

Luigina è una di noi, noi donne che abbiamo lottato per godere della vita in ogni suo aspetto, che abbiamo sofferto e forse soffriamo ancora, ma lei, come poche, ha avuto l’ardire di affermare i suoi bisogni e soprattutto è riuscita a raccontarsi.

ASSENZA

Certe volte il sole

Certe volte l’alba

Certe volte il mare

Certe volte tu.

La dimensione dell’assenza

spinge su pareti di carne.

Implode senza fare rumore.

******

MELODIA

Nel girotondo della vita

tra ciò che muore

e ciò che nasce

ci muoviamo

sorridendo

per vivere

come fatti

di eterno

 

-Luigina Parisi, Fiori di canto, storiedilibri.com, 2021-

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