Racconti, Scrittori salentini

Ѐ uno di quei giorni in cui ti prende la malinconia…

di Tina Rizzo De Giovanni

Una strisciante subdola malinconia intride il grigio cinereo di un giorno monotono, infastidito, uggioso, immalinconito dai pensieri intristiti dal “dopo vacanze natalizie “.

“Il Dopo”

Scivola come una lucciola all’alba, sperduta nell’immenso, fugata dalla magnificenza dello splendore del sole che ogni anfratto invade e rischiara e le piccole lucciole annienta di limite, l’aura esaltante luminosa di questi giorni natalizi, imbevuti nella felicità degli uomini aggruppati dall’evento che più unisce nell’arco dell’anno: la nascita del divino Bambino!

Ma oggi non c’e ‘neppure lo splendere del sole.

A confortare la subdola compagnia della mestizia di un giorno che vede incartare la felicità’ natalizia, già’deposta in foto che faranno ricordi futuri, anzi già, divenute nostalgia di un bel ricordo…

Oh, torna il vecchio detto,” Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi ‘”saggezza popolare, pillole di esperienze di vita, tramandate dai proverbi, io le chiamerei, anzi le chiamo, meglio, filosofia del quotidiano.

Cade sul giorno opaco la girandola dei pensieri, cade scivolosa impennata, sull’enigma del vivere, sulla fralezza di ogni cosa e trascina via come acqua di un fiume arrabbiato, la breve acqua della calma serena, dei giorni dell’adunata familiare.

Va via l’atmosfera magica del tempo più ‘atteso dell’anno, quello che aduna, che salda i legami che rende auree le vacanze di chi lo attende, per riabbracciarsi, per sentire il calore di casa da cui il lavoro tiene distante e nostalgico.

Finito il correre frettoloso dei passi veloci per pranzi pantagruelici, l’ammiccante scintillio delle luminarie domestiche, dal divano agli occhi, quel magnetico ritmico rincorrersi in ondulante movimento più veloce, prima, per poi adagiarsi nel lento ritmo di un serafico relax , più di qualsiasi tisana e camomilla, quasi un ammorbidente dell’animo in armonia col creato…

Veloce felicita ‘ che ti aggancia gentile come un calmante naturale, un benefico miorilassante su di un contratto torcicollo.

Ed ecco che gli attesi ritorni “trepidati” di attesa felicità’ di degustazione dell’arrivo, della presenza cara, divengono dolenti partenze e le stanze mute e il letto solitario ad attendere altri rientri altre lontane vacanze.

Ogni ghirlanda rossa, ogni coccarda, ogni festone verde saluta il vociante tavolo del pranzo festivo, il portone di ingresso e con rimpianto se ne va in “scatole di arrivederci”,  con qualche perdita di porporina o fili d ‘argento e la bambagiosa neve immacolata un po’ strapazzata …

Gnomi incappellati ed elfi verdi ridenti, questi del nord Europa, messi insieme ai puffi salentini che reclinano a malavoglia i triangoli dei cappelli e cercano improbabili stiracchiamenti, anzi proprio impossibili, visto lo spazio esiguo di scatoli, scatoline e cellophane, peggio ancora, per i pupi dei presepi e angeli, preoccupati di cionchi tagli, amputazioni eventuali e recisioni di arti, per taluni, Poverini, addirittura si prospetta la testa mozza, come qui da noi memorie tetre dei poveri martiri sotto le asce saracene…

Brucia la partenza nel rincorrersi del pensiero accanto a ogni chilometro del viaggio, ogni sosta ogni ritardo, un’apprensione strisciante appoggiata come una mosca sul cibo, su ogni tratto del viaggio fino all’arrivo, scampato pericolo del paventato immaginato materno pericolo…

Ĺ’aria nemica quasi, appresta nuvole e pioggia

Sulla tristezza del cuore e infiocchetta ansia

La compagna delle madri in viaggi, esami malattie

E problematiche filiali! Ahi, sempre nel grembo,

Dolcissimo e indissolubile legame.

Tutto vietato ora, vietati i viaggi intermezzi per lontananza tra una festività e l’altra! Vietati baci, abbracci, strette di mano! Mai sia! Toccata di gomiti, unico gesto per salutarsi, o come era prima? Mandarsi al diavolo! mah? Distanziamento, isolamento! Pericolo di contagi! Meno male che ci lega, stretti stretti quel filo di telefono, si fa per dire, che si siede accanto, in ogni tappa del viaggio, ogni sosta e immaginario caffè ‘bevuto insieme, a distanza ma con il cuore seduto vicino vicino, dalla partenza all’arrivo. Stiamo combinati bene!, con questa lingua di Covid che penzola pronta a lambirci e catturarci! E poi ti frulla: e se si ammalano? SOLI! LONTANI! ISOLATI!

Pensieri materni!

L’albero nudo, nudo di orpelli, ciondoli, nastri,

Catenelle, come una donna al rientro da una serata di gala, mi guarda stranito.

E mi hai addobbato come una Madonna il giorno

della processione con tutti gli ori degli ex voto?

“Cce te coddha !!!!” Quasi quasi ha ragione! Considerata la malinconia insufflatami

a ogni decorazione che sfilo dall’albero e un “oh, è passato (Il Natale)! Che peccato! E ‘ volato così in fretta troppo in fretta “,..

Domani, domani è un altro giorno, si vedrà.

Risento la Vanoni dei tempi aurei della giovinezza.

Ѐ uno di quei giorni in cui ti prende la malinconia ….che fino a sera non ti lascia più’…

 

8 gennaio 22. Dopo le feste

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