Cultura salentina, Racconti, Scrittori salentini

La mia maturità

di Daniela De Pascalis

Foto di Massimiliano Stefano

Ci sono luoghi da fitta al petto, dove se provi a varcare il limite dal presente, riesci a distinguere di nuovo perfino le voci. Riemerge ogni dettaglio di volti. Che custodisci nell’archivio delle emozioni. Ognuno ha un luogo o più luoghi. Per ogni essere umano c’è almeno una “madeleine”. Una di queste per me è l’atrio del mio liceo. Il mio liceo. Devo respirare profondamente per sciogliere la nostalgia. Per stendere lentamente e dare il nome alle cose. Per attutire la battuta del tempo. Che ti lascia senza risposta. Come un persuasore, il tempo, che ti convince che trottare è meglio che assaporare. Non basta Seneca. Che ci vien detto a 16 anni. Non basta. Perché abbiamo rincorso i 18 anni, per una patente che..boh? Poi la corsa verso il grande obiettivo finale della maturità ..me la sono goduta tutta quella là. Nessuna emozione risparmiata. Il mio tema fu saggio breve di ambito socio- economico, dal titolo : ” È ancora possibile la poesia nella società della comunicazione di massa?”. Finii per prima il tema e me ne andai. Una delle cose che ho sempre amato era finire i temi e osservare gli altri. Amavo quel sapore silenzioso delle penne, dei fogli e dei respiri. Il borbottìo del vocabolario appena chiuso. Le auto fuori. Le voci nei corridoi. Mi piacque andarmene per prima, mi feci attraversare dall’odore del corridoio del liceo. Mi salutai con le anime fuori dalle classi. Il mio preside, il preside del mio cuore, Vito Papa. Ricordo i nostri discorsi in presidenza sul Circolo Letterario del liceo. Potrei solo sorridere ad un ragazzo sotto esame, potrei e vorrei raccontare di quanto sia fondamentale quel momento per capirsi meglio. Dopo l’orale io ebbi ben chiaro nella mia mente che, nonostante fossi stata sicurissima fino a quel momento di voler studiare architettura all’università, non avrei potuto però separarmi dai classici e dalla letteratura e dalla grammatica. In particolare fu l’ultima domanda su Quintiliano. E credo che più di ogni altra cosa furono gli occhi e le parole del mio professore di greco e latino che mi imploravano di non abbandonare più quegli studi. E più di ogni altra cosa ancora credo sia stato il mio cuore che mi batteva così forte come solo con la poesia e la letteratura e la grammatica riesce a fare. .. Era il 2003..io avevo 19 anni appena. La mia maturità.
(Alle anime della mia vita. A quelle di ieri. A quelle di oggi. A quelle di sempre).

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