Racconti, Scrittori salentini

La casa del nonno Vito

di Lucio Causo

Gianfranco Budano: Well-aged (2009, Campi S.na)

 

La  casa del nonno Vito, quando veniva qualche giornata di sole, sul calare dell’inverno, splendeva sulla parete rivolta a mezzogiorno. Dalla finestra si vedeva il verde del campo di frumento che fremeva di crescere nell’attesa del calore.

La gente di casa era tutta intenta ai lavori dentro o attorno, tra l’orto e il cortile o lungo le viti della campagna. Ancora nessuno si azzardava ad andare verso i campi dove il vento faceva vibrare i rami leggeri degli ulivi. Tra le siepi si erano appena aperti i fiori di nocciolo sui rami ancora privi di foglie. Le galline razzolavano lungo le siepi dove si raccoglieva il poco tepore del sole e nella stalla gli animali avevano il mantello invernale umido di caldo suscitato dal loro respiro. Un uomo preparava sotto il portico i badili, altri aggiustavano un carro, una donna lavava il suo bambino nella stalla, un ragazzo faceva un cesto di vimini, altri sistemavano le viti aiutati dalle proprie donne che raccoglievano i tralci tagliati, le ragazze mondavano la verdura per la cena, e i bambini andavano da una parte all’altra attorno agli uomini imitando nei loro giochi i lavori dei grandi.

Il solo che stava senza fare nulla era il nonno Vito, il vecchio padrone di casa. Egli era nella sua camera, che i figli gli avevano ridipinta di calce. Il suo bianco letto era abbastanza alto dal pavimento, su di un tavolino, in due vasi di terracotta, vi erano dei fiori di carta rossi e azzurri. Il vecchio nonno sorridendo seguiva i suoi pensieri e si preparava la pipa. Dopo sarebbe andato lentamente nel campo vicino in cerca di un poco d’erba resistita al gelo, per rinfrescare il pasto per il maiale. Il nonno aveva lavorato tanto nei suoi anni e i figli erano contenti che rimanesse nella sua casa inoperoso. A loro bastava vederlo andare dalla sua camera alla stalla, dalla stalla alla cantina, da questa al cortile. Egli era il loro padre. Ognuno lavorava per sé, per la propria moglie, per i figli, ma anche perché il vecchio padre si godesse il suo riposo, come per sdebitarsi di avere da lui ricevuto la vita. Se qualche sera di domenica se ne tornava a casa dall’osteria borbottando per il vino bevuto, consideravano che poteva ancora avere qualche gioia nella sua esistenza. Uno dei figli lo aiutava a salire sull’alto letto, sorridendo alle sue proteste di volere fare da solo.

Sapevano che non poteva più dare un consiglio o una risoluzione sui lavori, ma tuttavia quando erano incerti si rivolgevano a lui e chiedevano: “ Cosa ve ne sembra, padre?”. Ed egli, mettendosi la pipa fra le aride labbra, rispondeva: “ Fate voi che fate bene!”. E questa libertà a decidere li incoraggiava a risolvere il problema da soli.

Tutta la famiglia, dai figli ai piccoli nipoti, si reggeva sulla sua presenza. Tutti lo rispettavano e gli obbedivano, specialmente quando tossiva o chiamava nella sua camera, oppure quando borbottava perché i bambini facevano troppo chiasso.

Egli non era contento di oziare per la casa, le sue braccia potevano fare ancora qualcosa e se in quella giornata d’inverno aveva deciso di andare in cerca di erba per il maiale, era perché la giornata era abbagliata dal sole, e il sole gli piaceva come il vino.

A primavera aveva da seminare nell’orto, d’estate rastrellava il fieno, d’autunno vendemmiava anche lui, i suoi lavori erano tra quelli che poteva fare un ragazzino o una donna.

Era sempre presente ai lavori più pesanti e sempre il suo sguardo acuto vedeva là dove i ragazzi  o le donne o gli uomini avevano dimenticato un mannello di spighe sul campo o un grappolo d’uva nascosto tra le foglie, o un pezzo di pane caduto per terra dalla tasca di un nipote.

Preparata la pipa, il nonno Vito prese il cesto e andò verso il campo, tutti lo avevano guardato per un attimo e tutti avevano avuto lo stesso pensiero: “ Nostro padre è ancora in gamba!”.

La luce del sole lo abbagliò e non riusciva più a distinguere dove fosse l’erba che cercava; nel rivoltarsi ebbe come una lieve vertigine che lo fece barcollare, il cesto gli cadde e lui vi cadde sopra. Il figlio maggiore che stava sistemando una vite lo vide e si precipitò di corsa, gli altri che erano attorno alla casa, pensarono subito che al padre era toccato qualcosa e si precipitarono anch’essi verso il campo, le donne gridarono. Furono tutti attorno al padre e lo risollevarono. Ma egli li mandò tutti via: che ritornassero ai loro lavori, non aveva bisogno di aiuto. Stava bene, riprese il suo cesto e lo lasciarono andare.

Il padre riaccese la pipa, si sentiva ancora un po’ stordito, ma era felice perché pregustava così l’ebbrezza  del vino che il giorno dopo avrebbe bevuto coi suoi vecchi compagni all’osteria.

Il giorno dopo si accertò che sarebbe stato domenica e ne fu ancora felice.

                                                                                                                             Lucio Causo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...